Turismo & Folklore

Il turismo è una caratteristica costitutiva della società contemporanea che induce numerosi processi di cambiamento. È infatti un importante fattore di mutamento culturale che crea nuove attività e spesso trasforma completamente la struttura economica delle comunità ospitanti; porta cambiamenti radicali nelle abitudini, negli usi, nella gestione dell’ambiente; introduce elementi nuovi di incontro-scontro fra culture.

Dal secondo dopoguerra gli antropologi e gli etnografi hanno osservato il crescente impatto del turismo in tutto il mondo. Solo occasionalmente, però, se ne sono occupati in modo analitico. Molti di loro l’hanno inizialmente considerato come un semplice fenomeno esteriore e di disturbo, che minacciava l’identità e l’autenticità delle culture ospitanti. È sicuramente molto più interessante, come notano alcuni, studiare nel vivo i processi di cambiamento che il turismo induce più che “piangere” su una (presunta) autenticità perduta.

In molti casi è stato descritto l’impatto sociale del turismo di massa che determina rapidi cambiamenti socio-culturali nelle comunità ospitanti. Spesso il turismo è stato presentato come una sorta di «capro espiatorio» di tutti i mutamenti e le trasformazioni che hanno distrutto luoghi «idilliaci», ma questi argomenti, come sostiene Cornélia Zarkia, ormai, non «reggono più» a una attenta analisi dei fatti.

La crescita economica delle città, basata sulle piccole e medie industrie prima, sul terziario poi, ha spostato grandi masse dai lavori agricoli ad altre attività economiche. Questo processo, che ha consentito un migliore tenore di vita, ha comportato un rifiuto, o un discredito, dei valori della cultura contadina: abitazione, abbigliamento, relazioni sociali, simboli identitari ed anche delle feste, di cui erano espressione; la campagna, vista come un universo arretrato dal punto di vista economico e culturale, ha visto così lentamente perdere le sue caratteristiche. Parallelamente i valori cittadini, laici e consumistici, hanno trovato consensi in maniera lenta ma capillare, ponendosi quali poli di riferimento per le giovani generazioni, figlie e nipoti di contadini inurbati, desiderosi di lasciarsi alle spalle un passato di privazioni. Questo percorso è stato non solo veloce, lasciando nei singoli tracce profonde, ma anche discontinuo e con processi di modernizzazione non omogenei.

Fonte foto: http://www.posta.com.mx

L’antitesi tra “vero”, “autentico” (riferito ora alla tradizione, ora agli usi e costumi e quindi, in generale, al folklore), contrapposto a un folklore “per turisti” visto come “falso”, “non autentico”, accompagnerà a lungo le discussioni riferite in particolare alla promozione turistica del folklore e, conseguentemente, anche alla riproposta o invenzione di manifestazioni folkloriche.

Ma cosa s’intende con il termine di folklore? La parola comparve per la prima volta nel giornale londinese «Athenaeum», n. 982 del 22 agosto 1846. Si discuteva, tra gli studiosi inglesi sul nome da dare a quelle che fino ad allora venivano chiamate le antiquitates vulgares o popular antiquities. Intervenendo nella discussione con una lettera, pubblicata su quel giornale, l’archeologo inglese John William Thoms propose di adoperare il termine folklore da lui coniato unendo due parole folk e lore cioè: the lore of the people, il sapere del popolo, il complesso di quelle cognizioni e forme di vita proprie delle classi popolari.

Fu William John Thoms a coniare la parola “folk-lore” nel 1846 (Fonte foto: https://blogs.loc.gov/folklife)

In Italia il termine è equivalente a quello di “tradizioni popolari”, espressione con cui si designa il complesso dei fatti culturali che appaiono “popolarmente connotati” e si circoscrive agli strati popolari delle società evolute (escludendo i popoli primitivi) e includendo, oltre ai fatti della cultura spirituale ed orale, veicolati oralmente, anche quelli della cultura materiale.

Quali sono i confini entro i quali possiamo racchiudere le manifestazioni della tradizione popolare? La sfera è amplissima. Infatti la cultura folklorica si riferisce a feste, spettacoli, usi e costumi, riti, cerimonie, pratiche, credenze, lingue, fiabe, racconti, leggende, proverbi, canti, musiche, danze, abilità artigianali, cibi del territorio.

Fonte foto: http://danzafolkloricadmda.blogspot.it

Tutto questo rientra anche nell’ampio fenomeno del “turismo culturale”, con cui si indica quella tipologia di turismo che ha la cultura e gli eventi culturali come motivo del suo compiersi. Il suo scopo principale consiste quindi nella fruizione dei beni culturali, la conoscenza della storia, della cultura e delle tradizioni dei luoghi visitati.

È un insieme eterogeneo col quale s’intende non solo il movimento turistico finalizzato alla visita e alla fruizione di beni culturali quali palazzi, chiese, musei, castelli, siti storici e archeologici, ma anche i soggiorni con altre motivazioni. Oggetto del turismo culturale possono essere considerate tutte le forme nelle quali si esprime la vita di un popolo, e dunque non solo le opere d’arte ma anche le tradizioni, la gastronomia, l’artigianato: tutti quei fattori che consentono di comprendere meglio la storia e la cultura di un luogo e dei suoi abitanti.

In questo senso si può dire che il turismo culturale è una “visione a 360°” poiché comprende tutti gli aspetti del viaggiare: dalla conoscenza della storia e della geografia, all’arte e al contatto con gli stili di vita e le tradizioni di una località. Il turismo culturale è comunque un fenomeno ampio e diversificato che sfugge a una rigida definizione poiché abbraccia un ventaglio variegato di mete, di contenuti, di modalità di esecuzione che riflettono i modelli attuali di consumo turistico estremamente articolati dal punto di vista dell’offerta e altamente soggettivi e individualizzati dal punto di vista della domanda.

Turisti a Pompei, durante l’installazione di Igor Mitoraj (Fonte foto: http://grandenapoli.it)

Si sa che il turismo è un fenomeno dinamico e mutevole e che la domanda riflette l’evoluzione dei gusti.

Negli anni Novanta si è passati da un tipo, quello di massa, a «più turismi». Ciò è dovuto ad una forte segmentazione della domanda che è sorretta da una pluralità di motivazioni e di mete, le più varie e tra loro diversificate.

Oggi si è al cospetto di un “nuovo” turista motivato a conoscere non solo i monumenti, l’arte e il paesaggio, ma anche interessato a conoscere la cultura di un luogo, cioè lo stile di vita delle sue popolazioni, la sua storia, le sue tradizioni festive, musicali, rituali, artigianali, enogastronomiche. È un turista che vuole capire le specificità e le particolarità di ciò che visita. È un turista che in genere non si accontenta più di vedere ed imparare, ma vuole anche provare e partecipare: non vuole soltanto visitare, ma anche esser parte della cultura e delle tradizioni locali, condividendo eventi e manifestazioni. Spesso però è un turismo di apparente “riscoperta”, in realtà ben confezionato in pacchetti turistici.

L’Italia, più di molte altre nazioni della stessa Europa, per le sue vicende storiche, politiche e culturali, conta numerose località che hanno avuto per lungo tempo una storia autonoma. Le migliaia di centri abitati e di nuclei insediativi diffusi capillarmente su tutto il territorio hanno prodotto nei secoli una specificità fatta di beni culturali e ambientali, di abilità manifatturiera, di saperi e di sapori. Questi centri custodiscono l’immenso patrimonio culturale e storico, naturale, folklorico ed enogastronomico del Paese. Tutte le contrade d’Italia sono ricche di chiese e conventi, di castelli e dimore storiche con giardini, di teatri e di musei grandi e piccoli, di tradizioni e di prodotti artigianali. Le diverse identità locali, che sono espressioni di molteplici culture, conseguenza di complesse vicende storiche, ne rendono dunque singolare ogni provincia, comune, frazione.

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2 pensieri riguardo “Turismo & Folklore”

  1. Cara Maria Alessandra,

    e pensare che agli esordi di questo tuo blog qualcuno lo aveva definito ed “etichettato”, nei suoi contenuti, ” spartano!!
    In verita’, sui concetti e sulle manifestazioni odierne del
    “turismo e folk-lore” hai scritto piu’ che abbastanza (con tanto anche di citazioni appropriate )per schiarirci le idee sull’attuale fenomeno. Certamente avrei preferito di piu’ che tu avessi preso una tua posizione personale accanto a quella dei tuoi personaggi citati!
    Tu scrivi, citandoti, che “….il turismo….induce numerosi processi di cambiamento(nelle abitudini, negli usi, nella gestione dell’ambiente)….e spesso trasforma la struttura economica delle comunita’ ospitanti….” , e cio’ lo fa considerare, da alcuni antropologi ed etnografi, …..”capro espiatorio” dei mutamenti e delle trasformazioni, che hanno distrutto luoghi “idilliaci”…..; pero’ non mi e’ chiaro se anche tu la pensi cosi'(alla luce delle visite spesso confusionarie nei conventi, nei musei, in luoghi particolari di culto, a luoghi aperti, particolari, come, a Roma nostra, al Colosseo, al Palatino, ai Fori, a p.za di Spagna e, soprattutto alla monumentale ed affascinante scalinata di Trinita’ dei Monti, presa quotidianamente e letteralmente d’assalto da turisti poco rispettosi del luogo, di recente ” ripulito”(tanto per citarne alcuni…).
    Era preferibile un “turismo moderato” di ieri o il turismo di “massa”, culturale e non, di oggi? ” Ai posteri l’ardua sentenza”, direbbe Manzoni….ma io credo che “in medio stat virtus” e che “est modus in rebus” (di oraziana memoria)….
    In un mondo che va sempre piu’ verso la “globalizzazione” ben vengano maggiori turisti(anche, penso, per la tua professione tanto amata), solo che il fenomeno andrebbe preso piu’ in considerazione dalle autorita’ competenti, e studiato per cercare di arginare al massimo le “disavventure”, purtroppo oggi frequenti, al ns. patrimonio artistico!
    Quanto alle conseguenze, che il turismo contemporaneo ha apportato per lo spopolamento delle campagne , di un parallelo rinvigorimento dei valori cittadini a scapito di quelli della cultura contadina, non mi trovi del tutto d’accordo. Il mio pensiero, sorridendo, va alle posizioni antagoniste assunte da Giorgio Gaber ed Adriano Celentano, negli anni ’60, tramite loro interpretazioni, sul ” popolamento” delle citta’(il Sig.G. ….venite in citta’, cosa fate in campagna….) ed in risposta Celentano (ne “Il ragazzo della via Gluk”) deplorava l’abbandono delle campagne e delle periferie e la costruzione di ” grattacieli”(gli “alberi di 30 piani!). E’ vero, dal secondo dopoguerra ad oggi nuclei familiari, sempre piu’ numerosi, attirati da prospettive di vita migliori, hanno abbandonato i loro luoghi d’origine per trasferirsi nei grandi centri cittadini e, con il sorgere di nuove industrie, commerci, servizi e non ultimo il turismo, hanno intrapreso nuove attivita’, ma non sono venuti meno i valori della cultura contadina, sopravvissuta amorevolmente nei cuori e nella mente di chi non ha avuto il coraggio di abbandonare la propria terra. Del resto l’Italia, come hai ben detto,”…… per le sue vicende storiche, politiche e culturali conta numerose localita’, che hanno avuto per lungo tempo una storia autonoma”. Solo per questo ed in questo il ns. Paese e’ e restera’ l'” Espressione geografica” del Cancelliere austriaco Metternich.
    Per concludere, non e’ forse anche vero che da un po’ di tempo stiamo assistendo ad una inversione di tendenza, per cui tanti giovani, giovanissimi e non piu’ giovani(vuoi complice la disoccupazione) lasciano le “inquinate” citta’ per tornare, con piu’ entusiasmo, cultura e preparazione proprio a quella terra, nella quale ritroviamo le ns. radici…..possiamo dire che si sta dando vita ad una nuova cultura contadina: quella dell’industria agraria; con le nuove tecnologie stiamo assistendo ad una specie di fusione tra i valori cittadini e quelli agrari(vedi le numerose costituzioni di “Agriturismi”), ciao

    1. Grazie Agostino per la tua lunga e attenta analisi, hai citato i punti principali ed hai fatto “un sunto” del tutto 🙂 Saranno diversi articoli con i quali analizzerò il fenomeno del turismo, del turismo culturale, del folklore e poi delle rievocazioni storiche in particolare. Buona lettura!

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