Il “castello della Bella Addormentata” esiste veramente e si trova in un appartamento a Parigi

“C’era un odore di vecchio e di polvere. Camminavamo sotto alti soffitti in legno. Andando in cucina notammo un vecchio forno a legna e un lavandino in pietra, uno struzzo impagliato e poi un pupazzo di Mickey Mouse di prima della guerra, un comò squisito sul quale erano posti spazzole ed oggetti per il trucco e la cura personale. Ma il cuore ebbe un sussulto quando ci trovammo davanti una splendida tela raffigurante una donna in abito di seta rosa.”
(Ufficiale giudiziario Oliver Choppin-Janvry)

L’appartamento parigino di Madame de Florian
(Fonte foto: http://www.arte.rai.it)

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Turismo Culturale & Turismo Responsabile

Le radici storiche del turismo culturale moderno si collegano al fenomeno ben noto del Grand Tour. Nel XVII e XVIII il Grand Tour era il completamento necessario dell’educazione dei giovani aristocratici europei (soprattutto inglesi ma anche francesi e tedeschi), degli intellettuali, degli artisti, dei diplomatici e dei rampolli della nascente borghesia e l’Italia era tra le mete preferite.

Il celebre quadro che ritrae lo scrittore tedesco Goethe sullo sfondo dell’Appia Antica, tra resti di sculture e rovine di acquedotti. Il quadro, dipinto nel 1787 dal pittore tedesco Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, è considerato un vero e proprio simbolo del Grand Tour, rito quasi irrinunciabile per chi all’epoca si professasse amante dell’antico e potesse permettersi di intraprenderlo. E’ conservato a Francoforte, Stadtische Gallerie

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Turismo & Folklore

Il turismo è una caratteristica costitutiva della società contemporanea che induce numerosi processi di cambiamento. È infatti un importante fattore di mutamento culturale che crea nuove attività e spesso trasforma completamente la struttura economica delle comunità ospitanti; porta cambiamenti radicali nelle abitudini, negli usi, nella gestione dell’ambiente; introduce elementi nuovi di incontro-scontro fra culture.

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San Biagio nell’arte

Il culto di San Biagio è molto diffuso in tutto il mondo cristiano. Dall’Oriente, dove si sviluppa dal V secolo, tra il VIII e il IX secolo passa in Occidente. Ne rendono testimonianza le numerose cappelle, chiese e opere d’arte varie (affreschi, tele, sculture) dedicate al Santo.

San Biagio, ritratto con una lunga barba bianca, la mitra e il pastorale in atto benedicente, fine Trecento, Abside della chiesa della SS. Annunziata in Sant’Agata de’ Goti (BN)

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San Biagio Vescovo e Martire

Si conosce poco sulla vita di San Biagio, martire paleocristiano. Gli scarsi dati certi si sono mescolati con la leggenda già a partire dal secolo VIII. Anche se è impossibile disgiungere i dati storici da quelli leggendari, si deve tener presente che se da una parte non è opportuno che i racconti leggendari, che narrano del martirio dei santi dei primi secoli, vengano presi integralmente come dati storici, dall’altra non si deve ritenere che gli stessi racconti siano del tutto fantastici, poiché l’elemento storico di base esiste, e in genere riguarda quanto meno il nome, i luoghi dove si svolgono le vicende e i fatti originari.

S. Biagio Vescovo e Martire, Dipinto su tavola, sec. XVII, Torricella Sicura (TE)

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Il culto di San Biagio Vescovo e Martire

Biagio è un Santo armeno venerato e conosciuto sia nella Chiesa Cattolica in Occidente che in quella Ortodossa in Oriente.

Visse nel IV secolo e morì per decapitazione a Sebaste (oggi Sivas) dove fu sepolto, all’interno della cattedrale.

Gustavo Girosi, San Biagio affronta il suo carnefice per essere decapitato, 1904, Particolare del ciclo pittorico del soffitto della Chiesa di San Biagio a Lanzara di Castel San Giorgio (SA)

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Origine e sviluppo storico della Festa della Candelora

Per comprendere il contenuto e il senso della festa che si celebra il 2 febbraio, se ne deve conoscere l’origine e il suo sviluppo storico.

Nel corso dei secoli la festa era nota con varie denominazioni: Festa dell’incontro di Gesù con il vecchio Simeone e con la profetessa Anna; Festa della Presentazione di Gesù al tempio; Festa della Purificazione di Maria; la Candelora.

Vittore Carpaccio, La presentazione di Gesù al tempio, 1510, Gallerie dell’Accademia di Venezia.

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La celebrazione della Festa della Candelora

Candelora” è il nome popolare che deriva dal latino “candelarum”, ovvero “Benedizione delle candele” (De benedictione candelarum), attribuito alla festa religiosa. Il nome latino venne poi italianizzato in “Candelora”; lo troviamo citato per la prima volta in un documento scritto del 1290. Con questa festa termina l’esposizione dei presepi nelle chiese e si apre il cammino verso la Quaresima e la Pasqua di Risurrezione di Gesù Cristo.

Giovanni Bellini, Presentazione di Gesù al Tempio, 1499-1500, Kunsthistorisches Museum, Vienna

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Gli affreschi della chiesa di San Sebastiano al Palatino

La Chiesa di San Sebastiano al Palatino è posta nell’angolo nord-orientale di un terrazzamento artificiale nella cosiddetta “Vigna Barberini” e risale al X secolo. Fu edificata sui resti di un tempio, di cui oggi rimane solo il basamento, che l’imperatore romano Eliogabalo nel 220 – 222 d.C. dedicò alla divinità solare di origine siriana El-Gabal.

La chiesa di San Sebastiano e i resti del tempio di Eliogabalo

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La chiesa di San Sebastiano al Palatino

La Chiesa di San Sebastiano con l’annesso convento, è posta nell’angolo nord-orientale del Palatino e si trova su una terrazza artificiale di forma rettangolare di metri 110 x 150 a fianco dei resti del tempio che l’imperatore Marco Aurelio Antonino (218-222 d.C.) dedicò alla divinità solare di El-Gabal, la “divinità dall’alto” (da “el” parola siriaca che vuol dire dio e “gebal”, dall’alto) e da cui l’imperatore trasse il soprannome di “Eliogabalo” (o Elagabalo).

La chiesa di San Sebastiano con i resti del tempio di Eliogabalo

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