GLI AMANTI DI TERUEL: STORIA DI UN AMORE PROIBITO

Le due statue realizzate dallo scultore Juan de Ávalos, nel 1955
(Fonte foto: https://it.wikipedia.org/wiki/Amanti_di_Teruel)

Siete mai stati innamorati?

Questa è la storia d’amore tra due giovani, Juan Diego Martínez de Marcilla e Isabel de Segura, vissuti nei primi anni del XIII.

La storia si svolge a Teruel, in Aragona (Spagna). La cittadina è famosa per il suo stile mudéjar e alcuni dei suoi edifici sono stati dichiarati nel 1986 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Lo stile architettonico mudéjar è caratteristico dei musulmani in territorio cristiano ed unisce elementi tradizionali dell’arte araba, come l’uso dei mattoni in terracotta, piastrelle e soffitti in legno elaboratamente scolpiti e ornamenti ceramici, all’arte romanica o gotica con cui è venuta in contatto. Nessun’altra località spagnola, con l’eccezione forse per Siviglia, fonde in modo così straordinario la tradizione araba con quella cristiana.

Ma torniamo alla storia dei due amanti. Il padre di Isabel, Pedro Segura, era un uomo molto ricco e non aveva altre figlie. I due giovani, nonostante la differenza sociale che li divide, si innamorarono al primo incontro e si volevano sposare. Tuttavia Isabel doveva ottenere prima il consenso e la benedizione dei suoi genitori. Ma il padre di Isabel non vedeva di buon occhio il giovane poiché apparteneva ad una famiglia povera e per la sua unica figlia aveva previsto un matrimonio di convenienza con un nobile ricco e potente.

Il monumento sepolcrale ubicato all’interno del Mausoleo de los Amantes a Teruel, opera dell’architetto Alejandro Cañada, inaugurato nel 2005
(Fonte foto: https://www.amantesdeteruel.es/)

Ma Juan però non si arrende e promette al padre di Isabel che avrà in sposa la figlia se riuscirà a dimostrare il suo valore in un arco di tempo di cinque anni. Il giovane chiede alla sua amata di aspettarlo. Lei accetta e promette di aspettare il suo ritorno.

Il ragazzo parte per la guerra contro i Mori, combatte sia per terra che per mare, sfidando varie volte la morte e ricevendo molte onorificenze per il suo coraggio.

Isabel nel frattempo, dopo aver atteso i cinque anni promessi e non avendo avuto più sue notizie, accetta di sposare un’altra persona che le aveva trovato suo padre.

Poco dopo Juan ritorna a Teruel, carico di ricchezze, ma trova la ragazza già sposata. Juan chiede e ottiene un incontro con Isabel. Il ragazzo le chiede un ultimo bacio, ma Isabel, per restare fedele ai vincoli del matrimonio, glielo nega. Non essendo più disponibile, lo prega di dimenticarla e di trovarsi un’altra donna. Ma Juan, distrutto dal dolore, muore ai suoi piedi.  

Il giorno successivo, durante i funerali del giovane, una donna vestita a lutto si avvicina al feretro di Juan: è Isabel, che vuole baciarlo un’ultima volta prima che venga sepolto sotto terra.

Antonio Muñoz Degrain, “Los amantes de Teruel”, olio su tela, 1884. Madrid, Museo del Prado

Sfiora con le sue labbra quelle ormai gelide del suo innamorato per dargli quel bacio che lui le aveva chiesto. Poi cade a terra, morta, stroncata dal rimorso e dal dolore.

Storia o leggenda?

Per alcuni si tratta di un fatto storico realmente accaduto. Nel 1555 furono rinvenuti due corpi mummificati di un uomo e di una donna, sepolti insieme e interrati sotto il pavimento della cappella dedicata ai Santi Cosma e Damiano. I loro corpi, dopo la morte, furono sottoposti ad un bizzarro trattamento di mummificazione.

I due corpi mummificati di un uomo e di una donna, interrati sotto il pavimento della cappella dedicata ai Santi Cosma e Damiano, rinvenuti nel 1555
(Fonte foto: http://www.allaroundkaarl.com/gli-amanti-teruel/)

I fautori della veridicità della storia asseriscono che, secondo la testimonianza del notaio Yagüe de Salas, presente al momento della riesumazione, accanto alle mummie fu ritrovato un antico documento, che narrava la storia degli amanti di Teruel. Fu grazie a questa lettera che i cadaveri ritrovati vennero identificati proprio con i corpi di Isabel e Juan che, separati in vita, vennero seppelliti vicini dopo la morte dalle loro rispettive famiglie, ormai arrese di fronte al loro amore profondo.

I contestatari della storicità della vicenda invece, la considerano solo una rielaborazione letteraria dalla novella di Boccaccio “Girolamo e Salvestra” (Decameron, IV 8).

Qualunque sia la verità, la storia del loro amore contrastato e tormentato, simile a quello di Romeo e Giulietta, ebbe comunque una straordinaria diffusione, ad iniziare dalla letteratura spagnola. La tragedia “Los Amantes” del valenciano Andrés Rey de Artieda è probabilmente la prima opera che fissa su carta, nel 1581, una tradizione orale dei due giovani di Teruel che dal 1217, data in cui si situano i fatti, era diffusissima e farà da modello per molti altri, tra cui Tirso de Molina.

Nel settembre 2005 viene inaugurato il Mausoleo de los Amantes per ospitare i sepolcri dei due giovani, in una cappella laterale dell’Iglesia de San Pedro, l’unica chiesa di Teruel in vero stile mudéjar, edificata nel Trecento. Nella chiesa salta all’occhio il soffitto in stelle dorato di Salvador Gisbert, frutto di un rimaneggiamento modernista, compiuto intorno al 1900.

L’interno della Chiesa di San Pietro a Teruel, edificata nel XIV secolo, con il soffitto in stelle dorato di Salvador Gisbert, compiuto intorno al 1900
(Fonte foto: https://www.amantesdeteruel.es/)

L’edificio del mausoleo, progettato dall’architetto Alejandro Cañada, si compone di quattro sale espositive.

Nella IV° sala sono esposti i sarcofagi dei due giovani realizzati dallo scultore Juan de Ávalos (1911 – 2006) nel 1955. Sopra le rispettive tombe, dove riposano le mummie, si trovano due statue in alabastro distese sui sarcofagi che rappresentano i due giovani innamorati.

La IV° sala del Mausoleo de los Amantes a Teruel, opera dell’architetto Alejandro Cañada, inaugurato nel 2005, con il monumento sepolcrale
(Fonte foto: https://www.amantesdeteruel.es/)

Le sculture tendono le loro mani l’una verso l’altra . Straordinaria invenzione che ricorda il gesto michelangiolesco tra Dio e Adamo nella cappella Sistina a Roma, una efficacissima e bellissima metafora della scintilla vitale che passa dal Creatore alla creatura.

Dettaglio dell’affresco “La Creazione di Adamo”, di Michelangelo Buonarroti, 1511 ca. Roma, Cappella Sistina (Musei Vaticani)
Fonte foto: https://it.wikipedia.org/wiki/Creazione_di_Adamo)

Le mani di Juan e Isabel si cercano, anelano l’uno all’altra in un trepidante avvicinamento, ma non arrivano a unirsi.

Un contatto che significativamente non avviene: separati in vita, si sfiorano le mani per l’eternità.

Particolare del monumento funebre realizzato da Juan de Ávalos, nel 1955
(Fonte foto: https://www.amantesdeteruel.es/

Sono una storica dell’arte e guida turistica di Roma e ogni giorno, da quando il mio lavoro di guida si è dovuto fermare per l’emergenza Coronavirus, sto pubblicando sulla mia pagina Facebook Voglia di Arte un’opera d’arte con un po’ di spiegazione perché #laculturanonsiferma e possiamo, anche se in una modalità diversa, continuare ad apprezzare la meraviglia dell’arte che ci circonda.

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