Visite Guidate Private

            Lasciati emozionare dalla bellezza dell’Arte e scegli la tua visita guidata preferita

                      Caspar van Wittel, Piazza Navona, 1699 (Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza)

Le VISITE GUIDATE PRIVATE sono un servizio a carattere esclusivo per un singolo, una coppia, una famiglia o un gruppo di amici. In questo caso non sarete aggregati ad altri gruppi precostituiti e sarete voi a scegliere quale visita effettuare e in quale giorno e orario, compatibilmente con i giorni e gli orari di apertura di siti, musei e chiese.

Per richiedere un prevetivo per una visita guidata privata, inviate una mail a: prenotazioni@vogliadiarte.com 
E' necessario indicare nome, cognome, numero di cellulare, indirizzo mail, specificando quale visita volete effettuare, in che data e per quante persone volete prenotare.
In assenza dei dati richiesti la prenotazione non sarà confermata.

Se il numero dei partecipanti supera le 10 unità (o anche meno nel caso di alcuni musei e gallerie d'arte), ci sarà l’obbligo di noleggiare delle radioguide il cui costo a testa per la mezza giornata (massimo 3 ore) è di € 2. 

Le radioguide (un trasmettitore e molti ricevitori) sono un sistema audio per usufruire di una migliore qualità del servizio: la guida parla in un piccolo microfono e i partecipanti ascoltano in cuffie monouso consegnate al momento. I partecipanti sentono perfettamente la voce della guida anche se sono lontano dalla stessa. In alcuni musei, gallerie d'arte e in alcune chiese l'uso degli auricolari è comunque obbligatorio.

* Per rimanere aggiornati sui miei eventi (visite guidate e viaggi) clicca "Mi Piace" nella mia pagina FB Voglia di Arte e se vuoi ricevere la newsletter invia una mail a prenotazioni@vogliadiarte.com

NB: L'ideazione degli itinerari è stata realizzata da Maria Alessandra de Caterina ed è soggetta a Copyright© - Tutti i diritti riservati

Itinerari tematici e passeggiate:

CARAVAGGIO: IL BUIO E LA LUCE

 

Appuntamento: davanti la chiesa di San Luigi dei Francesi. Durata: 2.15 ore (con radioguide)

Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio, fu un artista geniale, uno dei maestri più imitati e ammirati che ha lasciato un segno fondamentale nell’Arte.

Verso la fine del Cinquecento Caravaggio arriverà a Roma, città a cui l’artista fu sempre molto legato e che segnò una svolta per la sua pittura e soprattutto per la sua carriera. Rivivremo le sue vicende umane e artistiche, scopriremo i luoghi da lui frequentati, passeremo per le strade e le piazze che furono lo scenario della sua tormentata e inquieta vita durante i circa dieci anni trascorsi dal pittore a Roma.

Vedremo in particolare alcuni dei capolavori a soggetto sacro di questo straordinario artista e di quest’uomo inquieto e irascibile, divenuto l’emblema del pittore “maledetto”.

Inizieremo il nostro percorso da San Luigi dei Francesi, la chiesa nazionale dei francesi di Roma,  per ammirare la Cappella Contarelli che ospita le tre tele con le storie di San Matteo. Proseguiremo con la Chiesa di Sant’Agostino, dove è conservata la celebre “Madonna dei Pellegrini”  e termineremo il tour alla Chiesa di Santa Maria del Popolo dove, nella Cappella Cerasi, sono conservati due  quadri raffiguranti la “Conversione di San Paolo” e la “Crocifissione di San Pietro”.

Il buio e la luce dunque: questi sono i due elementi chiave della sua irrequieta esistenza e della sua intera opera che ha il potere, ieri come oggi, di stupire, di attirare, di meravigliare.

la leggenda nera dei BORGIA

 

Appuntamento: Piazza Farnese, fontana di destra.  Durata: 2 ore (con radioguide)

Nell’Agosto del 1492 viene incoronato papa, con il nome di Alessandro VI, Rodrigo Borgia. E la città di Roma si legherà indissolubilmente con la storia di questa famiglia di origine spagnola, tra le più note e le più discusse del Rinascimento. Crudeltà, corruzione, smodatezze, avvelenamenti, amori incestuosi e truci misteri segnano il loro destino, perché il sangue caldo dei Borgia, che scorre nelle vene di Rodrigo, è lo stesso che scorre nelle vene dei suoi figli.

Ripercorreremo l’affascinante storia di questa famiglia che continua a interessare anche per la leggenda nera che la circonda: ne sono testimonianza i numerosi romanzi, gli studi di vario tipo e le tante e recenti trasposizioni cinematografiche e televisive, tra cui quella creata da Tom Fontana che ha come protagonista John Doman nei panni del papa Borgia.

Ma i Borgia erano veramente così terribili come ci hanno raccontato? O le storie di incesti e veleni che li circondano erano solo accuse e invenzioni lanciate dai loro nemici?

Durante la nostra passeggiata scopriremo alcuni dei luoghi storicamente legati a Rodrigo e ai suoi figli Cesare, Juan, Lucrezia e Jofré e alle donne che erano legate a loro: Vannozza Cattanei, Giulia Farnese, Fiammetta e Adriana de Mila.

I PAMPHILJ E LA “PAPESSA”

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Appuntamento: Piazza Navona davanti la Fontana del Moro, lato Palazzo Pamphilj (Ambasciata del Brasile). Durata: 2 ore (con radioguide). 

La storia della moderna Piazza Navona, uno dei luoghi simbolo della capitale e tra le più belle piazze di Roma, è inscindibilmente legata al nome della famiglia Pamphilj alla quale si deve il suo aspetto attuale. Nel 1644 il cardinale Giovanni Battista Pamphilj fu eletto Papa con il nome di Innocenzo X e il desiderio di emulare i suoi predecessori, in particolare Urbano VIII Barberini, spinse il pontefice a chiamare alcuni tra gli artisti più richiesti in città come Bernini, Borromini, Rainaldi, Algardi e Pietro da Cortona per dare vita ad un progetto che aveva lo scopo di dimostrare la ricchezza e il potere raggiunti dalla famiglia.

Il progetto riguarderà i grandi lavori intrapresi per la sistemazione di Piazza Navona. Qui si affacciano il Palazzo di famiglia, il Collegio Innocenziano e la chiesa di Sant’Agnese in Agone, concepita come una gigantesca cappella della casata Pamphilj e dove il papa vorrà essere sepolto. La chiesa, che visiteremo al suo interno, sorge su una primitiva costruzione dedicata alla giovane martire romana.

Durante la nostra passeggiata conosceremo meglio questa nobile casata e i suoi personaggi più noti, il papa Innocenzo X e la sua potente, e odiatissima dai romani, cognata Olimpia Maidalchini, uno tra i fantasmi romani più conosciuti. Fu chiamata dal popolo “la Pimpaccia” ma anche la grande “strega”, “ladra”, e pure “mignotta”, “meretrice” e protettrice di “puttane”, nonché “papessa”.

Si disse che Innocenzo X, ormai morente, fu lasciato da solo, nessuno volle occuparsi dei suoi funerali e la sua salma rimase abbandonata per giorni, senza che nessuno si preoccupasse di dargli una degna sepoltura. Nel frattempo tutti quelli che erano stati vicini al papa, Olimpia per prima, pensavano solo a depredare il papa di tutto quello che c’era ancora nel palazzo. E visto che nessuno della sua famiglia volle pagare per costruirgli una bara, alla fine ci pensarono degli operai pagando di tasca loro. Ma andarono veramente così i fatti? Ed è tutto vero quello che si disse su Olimpia Maidalchini?

STORIA DI SANGUE E DI FANTASMI: BEATRICE CENCI 

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Appuntamento: Piazza delle Cinque Scole, accanto la Fontana.  Durata : 2 ore (con radioguide)

Siamo alla fine del Cinquecento quando diviene protagonista di un caso criminale, tra i più noti nella Roma del tempo e tra i più truculenti, Beatrice, una giovane fanciulla appartenente alla nobile famiglia Cenci. Fu una innocente fanciulla, vittima dei tragici eventi o una spietata assassina? Questo il dubbio che da allora attanaglia gli storici e che ispirò il suo mito che iniziò a nascere fin da subito. Di sicuro Beatrice affascinò molti, divenendo la protagonista di racconti, storici e romanzati, di dipinti e sculture e nel secolo appena trascorso anche di numerosi film che si ispirarono alla sua vicenda.

Il suo mito si rafforzò anche con i racconti (a volte vere e proprie testimonianze) sul suo fantasma, uno dei più popolari di Roma, che non solo ritorna a Ponte Sant’Angelo nella notte tra il 10 e l’11 Settembre, anniversario della sua decapitazione, dove la si può vedere passeggiare con la testa sotto le braccia, ma ritorna spesso anche nel Palazzo dove abitò con la sua famiglia.

Ed è da qui che prende spunto la nostra suggestiva passeggiata che ci porterà a scoprire i luoghi dove visse Beatrice. Approfondiremo la sua storia e il suo mito anche grazie ad alcune letture, tra cui gli atti del processo che decretarono la sua condanna a morte e cercheremo insieme di risolvere l’enigmatico dubbio: Beatrice, vittima o assassina?

Fantasmi, misteri e leggende del Campidoglio

Appuntamento: Piazza del Campidoglio, sotto la statua del Marco Aurelio. Durata visita: 1.30 (con radioguide)

Il Campidoglio è un luogo ricco di storia e d’importanza politica per la città di Roma e uno dei colli più famosi. Qui una notte, agli albori di Roma, risuonarono le grida di “scerti galli”, come recita un sonetto del Belli, e gli starnazzi delle famose oche che salvarono il colle. Dopo essere stato il centro dell’autonomia comunale nel Medioevo, in età moderna diventerà il centro della vita politica romana grazie all’intervento di Michelangelo che ci lascerà uno dei suoi più significativi contributi urbanistici.

Durante la nostra passeggiata, ripercorrendo la storia e le leggende, scopriremo “l’altra faccia” di questo sacro colle, un luogo ricco di leggende, di misteriose presenze impalpabili e di immagini miracolose, di simboli apocalittici e di visioni profetiche e ricco di animali, tanti animali leggendari o mitici: oltre le “famose” oche anche civette, leoni, lupi, aquile…

IL GHETTO EBRAICO DI ROMA TRA STORIA, ARTE E CUCINA KOSHER

Appuntamento: Piazza Mattei davanti alla Fontana delle Tartarughe. Durata: 2 ore (con radioguide)

A Roma c’è un luogo che è in grado di emozionare e stupire per la sua lunga vita e il forte impatto storico: è il Ghetto ebraico.

Fu istituito da papa Paolo IV nel 1555 ed è uno dei più antichi ghetti al mondo, secondo solo a quello di Venezia, sorto 40 anni prima.

Oggi il quartiere ebraico è molto più esteso rispetto a quello iniziale. Storicamente era situato tra il Tevere, all’altezza dell’Isola Tiberina, Piazza delle Cinque Scole, Via del Portico d’Ottavia e Piazza Mattei.

Passeggiando tra le vie e le piazze del luogo in cui per più di tre secoli furono obbligati a risiedere gli ebrei romani, potremo rivivere, attraverso 22 secoli, la storia della comunità ebraica di Roma che è la più antica d’Europa poiché la loro presenza è attestata fin dall’epoca romana.

Il quartiere ha ancora oggi una importante presenza della comunità ebraica che lo caratterizza, in un suggestivo intreccio di tradizioni ebree e di cambiamenti moderni.

Numerosi sono i ristoranti kosher che offrono pietanze tipiche della cucina giudaico-romanesca che si sono tramandati fino ai giorni nostri e che costituiscono il fiore all’occhiello della ristorazione ebraica romana, di cui il carciofo alla Giudia ne è il simbolo.

il Marchese del Grillo, l’ultimo e il più stravagante dei feudatari romani

Appuntamento: Largo Magnanapoli 157, sotto Palazzo Antonelli. Durata: 2 ore (con radioguide)

Il Marchese Onofrio del Grillo, celebre personaggio a tutti noto grazie alla indimenticabile e magistrale trasposizione cinematografica di Alberto Sordi, diretto nel 1981 da  Mario Monicelli, è un tassello importante della nostra tradizione romana. Ma è esistito realmente o si tratta di un personaggio leggendario? E se è esistito veramente, chi era e quanto c’è di leggendario nella sua storia?

La nobile casata dei Del Grillo di Roma era una delle famiglie più in vista della città, proprietaria del palazzo che si trova sulla strada che dalla casata ha preso il nome, la Salita del Grillo, una delle più belle dimore settecentesche della capitale.

Con questa passeggiata in uno dei luoghi più belli e caratteristici di Roma, il Rione Monti, ripercorreremo la storia di uno dei personaggi più in vista di Roma, e ricorderemo alcune delle sue famose burle, per cui era a tutti noto.

Roma liberty e la Galleria Sciarra 

Appuntamento: Piazza dell’Oratorio. Durata: 1.30 ore (con radioguide)

Art Nouveau, Liberty, Jugendstil, Secessione Viennese, Modern Style: tanti nomi per designare un vasto movimento che, nell’ultimo decennio del XIX e nel primo del XX secolo, interessò l’Europa e l’America e che influenzò l’architettura, le arti figurative ed anche quelle applicate. In Italia sono tanti gli esempi di questo nuovo gusto, che attraverserà l’intera penisola, da Milano fino a Palermo. Anche a Roma  lo stile Liberty lo troviamo in alcuni villini privati, nelle gallerie, nei cinema-teatro, nei grandi magazzini ed anche nei palazzi del potere che ospitano i nuovi Ministeri.

Durante la nostra passeggiata scopriremo alcuni esempi di Liberty romano, che spaziano da edifici privati, a edifici nati per scopi commerciali ed anche edifici pubblici. Vedremo anche due bellissime Gallerie, la Galleria Sciarra e la Galleria Colonna, che si rifanno alla moda delle gallerie coperte destinate ad ospitare negozi e teatri, in voga soprattutto nella Parigi “fin de siècle”. La prima fa parte delle opere di urbanizzazione volute dall’alta borghesia romana e fu realizzata tra il 1886 e il 1888 per volere del principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra. Ideatore del progetto fu l’architetto Giulio de Angelis, definito da Paolo Portoghesi “il più inquieto, il più curioso, il più coraggioso degli architetti romani del periodo umbertino”. L’utilizzo di nuovi materiali come il ferro, il vetro e il cemento, consentì nuove soluzioni architettoniche che si uniscono alla decorazione, realizzata da Gabriele Cellini, che ha per tema la “Glorificazione della donna”. Altra Galleria di grande importanza architettonica è la Galleria Colonna, ribattezzata Galleria “Alberto Sordi”, un suntuoso salotto umbertino dal soffitto a vetrata liberty, ispirata alle ottocentesche gallerie di Napoli e Milano.

Gli occhi di Maria: le “Madonnelle”, una storia di miracoli

Appuntamento: Piazza dei SS. Apostoli, davanti la chiesa. Durata: 2 ore (con radioguide)

Caratteristiche di Roma, le Madonnelle sono delle piccole edicole sacre affisse ai muri soprattutto dei vecchi rioni, venerate e conservate da secoli. Oggi se ne contano oltre 500, distribuite soprattutto nel centro storico, ma un tempo erano migliaia.
Da queste edicole sacre traspaiono tante storie di fatti miracolosi che si accomunano a vicende di duelli, di sacrilegi e di grazie concesse. Ad alcune di esse vennero anche attribuiti guarigioni improvvise o eventi soprannaturali.
La nostra suggestiva passeggiata sarà incentrata sul prodigio più straordinario e più famoso che avvenne simultaneamente in diverse Madonnelle sparse nel centro e che fece gridare al miracolo anche i più scettici.

La Roma dell’aldila’

Appuntamento: Lungotevere Prati, 12. Durata della visita: 2.30 circa (con radioguide)

Oltre al cliché turistico di Roma, città ricca di arte e di storia, se si abbandonano le convenzionali  vie del turismo, c’è anche un’altra Roma, un po’ meno conosciuta. E’ una Roma insolita e segreta, densa di misteri, ricca di luoghi macabri e inquietanti che nascondono un fascino oscuro. Una Roma vista non solo nei suoi splendori, ma anche nelle sue ombre, non meno fascinose, che racchiudono un vivaio inesauribile di storie da brivido.

Il nostro inconsueto percorso sarà un viaggio nel regno dell’aldilà e il filo conduttore riguarderà i diversi aspetti dell’idea della morte a Roma.

Vedremo un museo dell’oltretomba, con una raccolta di impronte straordinarie. Sono documenti originali, segni tangibili dell’aldilà, dove ogni reperto, ogni oggetto esposto, racconta una storia che lega i vivi ai defunti.

Proseguiremo alla scoperta di una chiesa che si trova in uno dei luoghi più frequentati tutto l’anno da migliaia di turisti. Pochi sanno che all’interno di questo luogo di culto è conservato un lugubre segreto che racconta un altro aspetto della storia della Roma papalina: scopriremo i numerosi riti di morte dei papi del passato e la loro imbalsamazione. E non è questa l’unica curiosità di questa chiesa.

Infine vedremo un luogo assolutamente unico a Roma dove saremo accolti da una scritta, tanto inquietante quanto veritiera:  “Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete”.  Siamo in una cripta dove le  ossa di circa 4000 frati cappuccini  decorano “artisticamente” le pareti. È infatti il modo con cui sono state disposte tibie, femori, teschi, falangi e altre ossa a rendere unico questo posto, in composizioni che formano rosoni, archi e motivi floreali. Questo luogo ebbe un fascino particolare soprattutto per gli amanti di quel gusto gotico tipicamente anglosassone come De Sade e Hawthorne che ambienterà una parte del suo romanzo “The marble Faun” (“Il Fauno di marmo”, pubblicato nel 1860), nella cripta e nella chiesa dei Cappuccini, narrando la storia di un fantasma di un frate che perseguita i protagonisti.

Il cammino dell’acqua: il percorso dell’Acquedotto Vergine

Appuntamento: davanti l’Accademia di Francia (Villa Medici, viale Trinità dei Monti 1). Durata: 2.30 (con radioguide)

Il sesto acquedotto di Roma fu realizzato nel 19 a.C. per rifornire le terme di Agrippa nel Campo Marzio, ed era l’unico fra gli undici antichi acquedotti romani ad essere quasi tutto sotterraneo, prima d’entrare in città. Quando Vitige, re degli Ostrogoti, nel 537 d.C. taglierà tutti gli acquedotti della città, l’Acquedotto Vergine, benché compromesso e assai ridotto nella portata, continuerà a portare acqua alla capitale rimanendo in uso per tutto il Medioevo. Restaurato e potenziato dai papi del Rinascimento, andrà ad alimentare anche palazzi nobiliari e numerose fontane pubbliche. È il più antico acquedotto di Roma tuttora funzionante e l’unico che non ha mai smesso di fornire acqua alla città dall’epoca di Augusto.

Durante la nostra passeggiata seguiremo il percorso dell’acquedotto e vedremo imponenti e grandiose fontane delle piazze del centro, come le fontane di Piazza di Spagna, Piazza della Rotonda e Piazza Navona, e fontanelle più modeste, tutte alimentate dall’Acqua Vergine. Termineremo la nostra visita alla più suggestiva e scenografica piazza di Roma, la Fontana di Trevi, mostra terminale dell’acquedotto.

Nei luoghi di Tosca 

 

Appuntamento: Piazza Vidoni, davanti la facciata della chiesa di Sant’Andrea della Valle. Durata della visita: 2 ore (con radioguide).

La passeggiata “Nei luoghi di Tosca” ci condurrà a scoprire i luoghi dove fu ambientata la famosa opera lirica di Giacomo Puccini, “La Tosca”, rappresentata per la prima volta a Roma nel 1900 e ad immergerci nelle suggestioni e nel dramma dell’Opera.

Il nostro itinerario partirà dalla chiesa di Sant’Andrea della Valle, dove entreremo. In questa chiesa è ambientato il primo atto dell’Opera: il pittore Mario Cavaradossi è impegnato a dipingere una Maria Maddalena a cui dà le fattezze di una seducente donna intravista in chiesa, la marchesa Attavanti. Ciò suscita la gelosia della sua amante, Floria Tosca, famosa cantante lirica adulata dai romani che, accecata di gelosia, sospetterà di un furtivo incontro tra i due…

Proseguiremo verso Palazzo Farnese (visita esterna) dove è ambientato il secondo atto e dove risiede il terribile e perfido barone Scarpia, ministro della polizia pontificia, invaghito di Tosca. Qui è stato condotto Mario che, arrestato con l’accusa di tradimento, viene interrogato sotto tortura. La sua amante, che a Palazzo Farnese doveva cantare per festeggiare la vittoria dell’esercito austriaco su Napoleone a Marengo, sentendo le sue urla, cerca di salvarlo. Ma è tutto inutile perché Scarpia lo condanna a morte. Tosca è disperata e pur di salvare la vita al suo Mario cede ai ricatti di Scarpia…

Con l’ultima tappa arriveremo a Castel Sant’Angelo (visita esterna) che, come noto, fu per molto tempo la prigione dello Stato Pontificio e dove è ambientato l’ultimo atto dell’Opera. Mario è rinchiuso nella carceri: è l’alba e sta per essere eseguita la sua condanna a morte. Per l’ultima volta vede la sua Tosca che rassicura l’uomo che la sua sarà una fucilazione simulata. Ma Tosca non sa di essere stata ingannata da Scarpia…

L’EUR

Appuntamento: davanti al palazzo degli Uffici, a via Ciro il Grande 16. Durata della visita: 2 ore (con radioguide)

Visiteremo insieme una parte di Roma generalmente al di fuori dei consueti percorsi turistici. Qui alcuni tra i massimi architetti del secolo scorso idearono delle costruzioni a carattere stabile, pensate in vista dell’Esposizione Universale che si doveva tenere nel 1942. Concepito nell’ambito di uno sviluppo della città verso sud, il complesso architettonico dell’EUR fu costruito ex novo secondo criteri desunti dall’architettura della Roma antica nei suoi aspetti della monumentalità, e dalla razionalità degli impianti urbanistici, ed è una testimonianza di quel modernismo “primo novecentista” che ha saputo coniugare le funzionalità espositive degli edifici con la retorica celebrativa richiesta dalla committenza fascista.

Definito “la più grandiosa realizzazione urbanistica del Novecento”, e set cinematografico per molti registi tra cui Fellini e Rossellini, l’EUR è ancora oggi in pieno sviluppo grazie alla creazione di importanti nuove realizzazioni, prima fra tutte il centro congressi di Massimiliano Fuksas soprannominato “la Nuvola”.

Passeggiando per le vie del quartiere più moderno della capitale, ne scopriremo la storia costruttiva, ammirando spettacolari edifici come il Palazzo degli Uffici, il Palazzo della Civiltà Italiana (meglio conosciuto come “Colosseo Quadrato”), il Palazzo dei Congressi e tanti altri.

La Garbatella

Appuntamento: Piazza Benedetto Brin, vicino alla fontana. Durata: 2 ore (con radioguide)

La Garbatella, questo piccolo paese dentro la città, ha una data precisa per la sua nascita: è il 18 febbraio del 1920 quando il re Vittorio Emanuele III depone la prima pietra della nascente “città giardino“.
Passeggiando per le strade di questo magico quartiere, scopriremo angoli incantati con comignoli fiabeschi e giardini ben curati, e suggestive e variegate architetture.
Ma scopriremo anche tante altre curiosità e particolarità, come la casa dove è nato uno dei famosi attori del film “Poveri ma belli”. Anche un altro nostro amatissimo attore romano, Alberto Sordi, veniva spesso in questo rione a trovare le sue sorelle che vivevano qui. E d’altro canto la Garbatella ha con il cinema un legame molto stretto: il quartiere è stato un set cinematografico a cielo aperto per numerosi film, a iniziare da “Le ragazze di piazza di Spagna”, girato negli anni cinquanta, fino ad arrivare ai giorni nostri con la fiction de “I Cesaroni”.

la notte delle streghe e la festa di san giovanni

 

Appuntamento: davanti l’ingresso principale della chiesa di San Giovanni in Laterano, in Piazza di San Giovanni in Laterano. Durata: 2 ore (con radioguide)

La festa che si svolgeva a San Giovanni nella notte tra il 23 e il 24 giugno era una delle principali festività popolari. Tradizioni cristiane e pagane, leggende medievali e superstizioni si univano, dando vita ad una festa tra le più sentite e più amate dai romani.
Ma cosa succedeva durante questa magica serata? E perché è conosciuta anche come la “Notte delle Streghe”? E cosa hanno a che fare i fantasmi di Salomé ed Erodiade con la festa romana?

Rivivremo il fascino di una tradizione antica con un viaggio attraverso la storia, il folklore e le usanze legate alla festa romana, grazie anche alle testimonianze di noti autori di sonetti romaneschi.

il Carnevale Romano e i viaggiatori del Grand Tour 

Appuntamento: Piazza del Popolo alla fontana-obelisco, dal lato che guarda via del Corso, Durata: 2 ore (con radioguide)

“Il Carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a sé stesso”. Con queste parole Goethe nel 1788 definisce il Carnevale romano cogliendo in pieno il carattere di questa festa che durava otto giorni ed era caratterizzata da una fortissima partecipazione popolare. Era un evento molto atteso: era il tempo della festa, dello spettacolo, del teatro, ma soprattutto del sovvertimento dell’ordine sociale: migliaia di persone, delle più svariate estrazioni sociali, si mescolavano indistintamente per le strade. Era anche uno spettacolo per tutti i viaggiatori del Grand Tour che assistevano a questi giorni di follia. È sempre da Goethe sappiamo che “il Carnevale di Roma ha per teatro il Corso”: Via del Corso, il cui nome lo assunse proprio a causa di uno degli eventi del Carnevale, rimarrà fino alla metà dell’Ottocento il luogo centrale del Carnevale romano perché “in un altro luogo”, continua Goethe “la festa non sarebbe più quella”. Il Carnevale infatti si teneva da Piazza del Popolo, continuava per tutta via del Corso fino a Piazza Venezia e sarà questo l’itinerario che noi seguiremo durante la nostra passeggiata che ci porterà a scoprire le caratteristiche e le particolarità di questa festa molto amata e molto sentita nel passato dal popolo romano.

Musei, Gallerie d’Arte, Palazzi, Chiese:

GALLERIA BORGHESE: i capolavori dell’arte

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Appuntamento: davanti alla scala d’ingresso della Galleria Borghese, piazzale del Museo Borghese 5. Durata: 2 ore (con radioguide). Prenotazione del sito e prepagamento obbligatori.

La Galleria Borghese a Roma, racchiusa all’interno del suggestivo scenario di Villa Borghese, è un’opera d’arte che ne contiene molte altre, uno scrigno di tesori voluto nel corso del XVII secolo dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote di Camillo Borghese, divenuto papa nel 1605 con il nome di Paolo V.

Nella villa è ospitata non solo la più grande collezione al mondo di opere del Caravaggio ma anche capolavori unici, tra cui la celebre Deposizione Baglioni di Raffaello, Tiziano con “Amor Sacro e Amor Profano” e “Venere che benda Amore”, Correggio con la sua sensuale “Danae”, dove la fanciulla accoglie con un gesto esplicito la pioggia d’oro e la “Caccia di Diana” del Domenichino, dove le ninfe si bagnano in acque limpide ammiccando verso di noi. E ancora tante altre opere di autori quali Lanfranco, Rubens, Antonella da Messina, Giovanni Bellini e altri maestri.

Oltre alla ricca collezione della pinacoteca, la Galleria racchiude anche tesori scultorei, tra cui l’elegante e sensuale Paolina Borghese del Canova e gli spettacolari capolavori del Bernini, sculture che sfiorano i limiti fisici del marmo per diventare carne viva e palpitante. Proveremo l’emozione di osservare dal vivo la bellissima Dafne che, inseguita da Apollo, nel momento in cui riesce a toccarla si trasforma in alloro e assisteremo al dramma, che si compie davanti ai nostri occhi, della formosa Proserpina che tenta disperatamente di sfuggire al suo atroce destino, dibattendosi dalla vigorosa presa di Plutone, ma inutilmente…

LA GALLERIA BARBERINI: il trionfo del barocco

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Appuntamento: all’ingresso di Palazzo Barberini. Durata: 2 ore (con radioguide)

Palazzo Barberini è il prototipo del palazzo barocco ed è frutto del lavoro dei più importanti architetti del Seicento: Carlo Maderno, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini.

Il cardinale Maffeo Barberini, eletto papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII, acquista nel 1625 una villa sul colle del Quirinale per edificare il nuovo di palazzo di famiglia. L’incarico verrà affidato a Carlo Maderno che realizza una struttura ad ali aperte che incornicia un vastissimo giardino, con piante rare, cortili segreti e giardini all’italiana. Il cuore pulsante del palazzo è il maestoso salone di rappresentanza affrescato da Pietro da Cortona. A questo ambiente monumentale si accede attraverso una scala a pozzo quadrato, progettata dal Bernini, da un lato, e dalla straordinaria scala elicoidale a pianta ovale, probabilmente disegnata da Francesco Borromini.

I discendenti della famiglia Barberini hanno abitato in una parte del palazzo fino al 1955.

La storia del Palazzo come museo nazionale comincia nel 1953, data in cui Palazzo Barberini diventa sede della Galleria Nazionale di Arte Antica insieme a Palazzo Corsini, che lo era già dal 1895.

All’interno del palazzo, il Cinquecento e il Seicento sono i secoli più rappresentati con opere di Raffaello, Piero di Cosimo, Bronzino, Hans Holbein, Lorenzo Lotto, Tintoretto, fino ad arrivare a Caravaggio con la schiera di caravaggeschi, e al ricco Seicento con opere di Gian Lorenzo Bernini, Guido Reni, Guercino, Nicolas Poussin, Pietro da Cortona.

PALAZZO DORIA PAMPHILJ: ARTE E SFARZO DI UNA DINASTIA

L’immenso palazzo Doria Pamphilj, uno dei più grandi di Roma, è tuttora proprietà dei  Doria Pamphilj Landi ed è la sede di una tra le più grandi collezioni d’arte privata a Roma, nata dall’accorpamento della collezione Aldobrandini della principessa Olimpia con la raccolta Pamphilj, in gran parte costituita dal marito, il principe Camillo Pamphilj (1622-1666).

Non è solo la qualità e il valore delle opere contenute in questa collezione a stupire, ma anche il loro numero. Le opere sono così tante da rivestire completamente le pareti degli appartamenti e i bracci della splendida Galleria e l’ordine dei quadri, per una precisa volontà, non ha subito modifiche nel corso dei secoli, come attesta una fonte del XVIII che riporta l’elenco completo della opere del museo.

E il visitatore respira, all’interno di questo nobile palazzo, un’atmosfera analoga a quella che respiravano gli ospiti nella seconda metà del Settecento. L’ambiente è magnifico: mobili del Seicento, divani e poltrone dorati con foglia d’oro zecchino, ricoperti di magnifici tessuti, dialogano con i capolavori artistici. ricordare la Reggia di Versailles, costruito nel ‘700 ed abbellito con specchi pregiatissimi con cornici d’oro provenienti da Venezia

Sono presenti opere di Caravaggio, Tiziano, Raffaello, Lorrain, Dughet, Domenichino, Carracci, Guercino,Tintoretto, Bernini, Velázquez, solo per citare alcuni nomi, ma anche moltissimi maestri fiamminghi di epoca barocca, vero e proprio fiore all’occhiello della collezione Doria-Pamphilj.

Questa Galleria vanta anche un altro primato: fu una delle prime gallerie private ad essere accessibili al pubblico. Nel 1950 la Galleria Doria Pamphilj, benché già nei cento anni precedenti fosse stata accessibile al pari di Villa Pamphilj, fu aperta al pubblico previo pagamento di un biglietto d’ingresso, dal Principe Filippo Andrea VI Doria Pamphilj. Scelta che, all’epoca, fu considerata scandalosa, nonostante si rifacesse alla tradizione inglese.

Successivamente Donna Orietta e Don Frank Pogson Doria Pamphilj (D. Orietta aggiunse il cognome di suo marito al suo) fecero molto per restaurare la collezione ed il palazzo, e dopo la loro scomparsa, nel 1998 e nel 2000 la cura della collezione fu assunta dai loro figli Don Jonathan Doria Pamphilj e Donna Gesine Pogson Doria Pamphilj, che risiedono nel palazzo, eredi della nobile stirpe cui appartennero, tra gli altri, Andrea Doria (1466-1560), ammiraglio della Repubblica di Genova, e papa Innocenzo X, al secolo Giovanni Battista Pamphilj (1574-1655).

NELLA REGGIA DEI COLONNA: IL PALAZZO E LA GALLERIA COLONNA 

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Appuntamento: Via della Pilotta 17. Durata : 2 ore (con radioguide). Solo il Sabato mattina 

Palazzo Colonna è il più sontuoso, imponente e regale dei palazzi romani. Come in una scenografia barocca, le emozioni del visitatore di oggi, come quello di ieri, vengono accresciute dall’effetto sorpresa. La ricchezza degli interni con la lunga serie di saloni uno più spettacolare dell’altro che culmina con il colpo d’occhio della splendida Galleria, che non ha nulla da invidiare a quella di Versailles, non  è immaginabile  osservando gli austeri e sobri prospetti della facciata esterna.

La costruzione si deve a vari membri dei Colonna, una famiglia tra le più antiche e illustri dell’ aristocrazia romana che ha da quasi 900 anni un ruolo di primaria importanza.

Palazzo Colonna è senza dubbio la dimora patrizia più ricca della città per le sue decorazioni, mobili e collezioni di quadri che ebbero inizio a partire dal primo ‘600 e si andarono via via incrementando grazie alle predilezioni artistiche di alcuni membri del casato.

Tra i tanti capolavori artistici presenti ci sono opere di pittori manieristi, tra cui il Bronzino, Michele di Ridolfo del Ghirlandaio e Francesco Salviati. Molte le opere di pittori del Seicento come Guercino, Salvator Rosa, Guido Reni, Giovanni Lanfranco, Pietro da Cortona, il celebre “Mangiafagioli” di Annibale Carracci e molti altri. Notevole anche la collezione di dipinti XV e XVI secolo: tra i tanti, due piccole tavole del celebre artista ferrarese Cosmè Tura.

NELLA REGGIA DEI COLONNA: L’appartamento della principessa isabelle 

Appuntamento: Piazza Santi Apostoli 66, davanti l’ingresso di Palazzo Colonna. Durata: 2 ore (con radioguide). Prenotazione del sito obbligatoria, solo il Sabato mattina.

Palazzo Colonna non finisce mai di stupire. Nel piano terreno si trova un appartamento, ricavato nella parte quattrocentesca del palazzo, che sorge a suo volta sulle fondamenta dell’ antico Tempio romano di Serapide. Qui si conserva ancora integra l’impronta che gli diede Isabelle Sursock, di origini libanesi, che si innamorò e poi sposò  nel 1909 il Principe Marcantonio Colonna. Grazie alla sua carismatica personalità, nel corso del Novecento Palazzo Colonna occupò un posto di assoluto rilievo nello scenario politico, diplomatico e culturale della città di Roma.

Le magnifiche sale, decorate da celebri artisti tra cui il Pinturicchio, il Dughet, il Pomarancio e il Cavalier Tempesta, conservano ancora la stessa atmosfera intima .

Numerosi sono i tesori che arredano l’appartamento della principessa Isabelle, tra cui ben trentasette vedute di Vanvitelli, nove paesaggi di Jan Brueghel il Vecchio e una delle poche tracce rimaste del santuario romano, un coccodrillo in porfido, che accoglie il visitatore all’ inizio di una sequenza di saloni. Un curioso mobilio, un divanetto doppio chiamato “confidenza”, ricorda gli incontri che ci furono all’interno del Palazzo e i numerosi ricevimenti che tenne Isabelle.

Un altro pezzo raro del XVII secolo, è un orologio notturno dipinto:  all’ interno un meccanismo silenzioso, ancora funzionante, muove i numeri retro-illuminati da una candela.  La curiosa decorazione della parte superiore ricorda un’altra donna la cui presenza aleggia ancora in queste sale: si tratta di Maria Mancini, una delle nipoti del potente Cardinale Mazzarino, che andò in sposa a Lorenzo Onofrio Colonna ed ebbe una vita a dir poco avventurosa.  Numerose sono le testimonianze di Maria in queste sale , tra cui il bellissimo ritratto dipinto da Simon Vouet, pittore alla corte di Luigi XIV di Francia.

PALAZZO SPADA E LA GALLERIA PROSPETTICA DEL BORROMINI

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Villa Medici: dallo splendore dei medici alla creatività dei francesi a roma 

Appuntamento: davanti l’ingresso in Viale della Trinità dei Monti 1. Durata: 1.45 ore. Prenotazione del sito obbligatoria 

Villa Medici domina la città dalla collina del Pincio, circondato da oltre sette ettari di giardini. Dal prospetto esterno, austero e compatto, si rimane poi meravigliati e incantati per la bellezza della facciata interna, per le sontuose sale decorate, per il giardino all’italiana e non ultimo per il bellissimo panorama su Roma che si gode dalla sua terrazza.

Su  questa collina il raffinato generale romano Lucullo organizzava i suoi celebri banchetti e proprio nella sua villa avrebbe trovato la morte Messalina, uccisa dai sicari dell’Imperatore Claudio, furioso per i ripetuti tradimenti della donna. Alla caduta dell’Impero Romano il luogo rimase abbandonato per quasi mille anni, finché il Cardinal Ricci acquistò in questa zona un rudere e quello che nel frattempo si era trasformato in una proprietà agricola di scarso valore. Con il porporato inizia una nuova vicenda, che grazie all’intervento del Cardinal Ferdinando de’ Medici, porterà nella seconda metà del Cinquecento alla nascita della villa nei pressi del Pincio, diventando il prototipo di numerose ville romane. Collezionista e mecenate, Ferdinando concepì la villa come un museo dove poter esporre la sua collezione di opere antiche e numerose sale furono decorate da Jacopo Zucchi (allievo del Vasari). Anche il parco venne realizzato con effetto scenografico sul modello dei giardini botanici toscani, e tutt’oggi mantiene intatto l’aspetto voluto da Ferdinando.

Napoleone Bonaparte nel 1803, epoca in cui la villa è ormai trascurata da tempo dai discendenti dei Medici, la acquisterà e vi collocherà l’Accademia di Francia, una istituzione che, nata nel 1600 per iniziativa del Re Sole Luigi XIV e del suo ministro Colbert, permetteva agli artisti francesi di soggiornare a Roma, per un periodo di formazione. Villa Medici cambiò così radicalmente la sua destinazione d’uso: da palazzo privato, seconda residenza della famiglia Medici, divenne la sede di una Accademia.

Tra i borsisti e i direttori di Villa Medici, oggi aperta ad artisti di tutte le nazionalità, ci furono Fragonard, Hubert Robert, David, Ingres, Horace Vernet, Berlioz, Garnier, Carpeaux, Debussy, Bizet e Balthus.

mastro titta e il Museo Criminologico

 

(DAL 1° GIUGNO 2016 IL MUSEO E’ TEMPORANEAMENTE CHIUSO PER LAVORI)

Appuntamento: davanti l’ingresso del Museo in Via del Gonfalone 29. Durata: 2 ore

«Esordii nella mia carriera di giustiziere di Sua Santità, impiccando e squartando a Foligno Nicola Gentilucci, un giovinotto che, tratto dalla gelosia, aveva ucciso prima un prete e il suo cocchiere, poi, costretto a buttarsi alla macchia, grassato due frati». Inizia così la carriera lavorativa di Giambattista Bugatti, meglio noto come Mastro Titta, il penultimo boia della Roma papalina. Tra il 1796 e il 1864, in sessantotto anni di carriera, eseguì ben 516 condanne a morte con ogni mezzo: forca, ghigliottina, mazzola e squarto. Da funzionario coscienzioso, annotò scrupolosamente tutte le sue esecuzioni registrando i nomi delle vittime, il luogo e il genere dell’esecuzione e il crimine commesso. Divenne il “boja” di Roma per antonomasia e il suo personaggio fu talmente popolare da essere ricordato anche in una filastrocca per bambini: “Séga, séga, Mastro Titta, / ‘na pagnotta e ‘na sarciccia; / un’a me, un’a te, / un’a màmmeta che so’ tre”.
Si dice che quando albeggia si può vedere il suo fantasma, avvolto nel suo mantello scarlatto “da lavoro”, passeggiare nei luoghi dove eseguì le sentenze. E si dice anche che, a volte, a colui che incontra offra una presa di tabacco, com’era solito fare con i condannati che giustiziava.
E proprio il suo mantello e la sua tabacchiera sono conservati, insieme ad altri reperti di antichi strumenti di tortura e di esecuzione capitale, nel Museo Criminologico. Nato nel 1930 e ristrutturato negli anni ’90 del secolo appena trascorso, questo interessantissimo e particolarissimo Museo costituisce una preziosa testimonianza storica sui sistemi punitivi del passato e su come veniva affrontato il tema della detenzione. Una visita affascinante, “tinta di giallo”!

Casino dell’Aurora Pallavicini 

 

Appuntamento: via 24 Maggio 43 (di fronte le Scuderie del Quirinale). Durata: 1.30 (con radioguide)

Il Casino dell’Aurora Pallavicini è un gioiello del primo barocco romano che sorge nel cuore di Roma, sul Colle del Quirinale all’interno del complesso architettonico di Palazzo Pallavicini Rospigliosi, edificato sulle vestigia delle grandiose Terme di Costantino. Il Casino, eretto tra il 1612 ed il 1613 dall’architetto fiammingo Giovanni Vasanzio su commissione del cardinale Scipione Borghese, è impreziosito all’esterno da bellissimi sarcofagi romani del II° e III° secolo d.C. All’interno, oltre agli affreschi di Paul Brill e Antonio Tempesta, svetta per la sua bellezza la magnifica Aurora dipinta da Guido Reni tra il 1613 e il 1614. Sono molte le opere di Guido Reni che furono imitate e riprodotte durante i secoli ma nessuna come l’Aurora, una delle opere più famose e copiate della storia dell’arte.

il Casino giustiniani Massimo e la poesia dipinta dei nazareni 

   

 Appuntamento: davanti l’ingresso del Casino, in Via Matteo Boiardo, 16. Durata: 1.30

Eretto tra il 1605 e il 1618 per il marchese Vincenzo Giustiniani, uno dei grandi estimatori del Caravaggio, il casino era immerso nel verde dell’Esquilino, presso San Giovanni in Laterano. È un piccolo ed elegante edificio realizzato all’interno di Villa Giustiniani (poi Massimo Lancellotti), ormai scomparsa. Della villa oggi rimane solo un brandello di verde e il casino, assediato dalle lottizzazioni di fine Ottocento. La sua architettura semplice riflette il gusto tardo manierista dei primi del ‘600, arricchito da sculture antiche e decorazioni in stucco. Dal 1948 è sede della delegazione dei Francescani di Terra Santa.
Nel 1802 la proprietà passò al marchese Carlo Massimo e a lui si deve la fama del casino come cantiere pittorico tra i maggiori della Roma ottocentesca. Per decorare alcune sale chiamò un gruppo di “dissidenti”, giovani pittori quasi tutti tedeschi, giunti a Roma nel 1809. Essi proclamarono la fine dell’accademismo e promossero una rivoluzione che contribuì alla svolta romantica dell’arte europea. Furono definiti “Nazareni” per le barbe e i lunghi capelli che portavano e per la vita di comunità che conducevano. Del ricco, variegato e ambivalente carattere del Romanticismo, il gruppo dei pittori Nazareni costituì il fenomeno più appariscente per l’aspetto di netta rottura con la tradizione: si trattò della prima “secessione” nella storia dell’arte moderna. Tra questi Johann Friedrich Overbeck, Joseph Anton Koch, Joseph Führich, Schnorr von Carolsfeld, Philip Veit e Franz Horny decorarono tre sale del piano terreno del casino secondo un piano iconografico voluto dal marchese. I versi della Divina Commedia di Dante, dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso sono mirabilmente resi con forme e colori che incantano e catturano l’osservatore.

LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI E IL FANTASMA DEL FRATE

 

Appuntamento: Via Vittorio Veneto, 27. Durata visita: 1.30

“Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete”. Questa scritta, tanto inquietante quanto veritiera,  troneggia su uno dei monumenti più affascinanti per ogni appassionato del mistero, del tetro e del lugubre.

Siamo nella chiesa di Santa Maria Immacolata Concezione, meglio nota come la chiesa “dei Cappuccini” a Via Veneto, una delle più suggestive tra le centinaia di chiese che adornano Roma, fatta costruire tra il 1626 e il 1631 su ordine del Papa gesuita Urbano VIII (Maffeo  Barberini), in onore di suo fratello Antonio, fervente frate cappuccino.

Ma il motivo per cui questa chiesa è soprattutto famosa riposa nel sottosuolo, in una cripta che ospita un arredo unico al mondo: tutte le pareti delle cinque cappelle sono ricoperte “artisticamente” dalle ossa di circa 4000 frati cappuccini morti tra il 1528 e il 1870. È infatti il modo con cui sono state disposte tibie, femori, teschi, falangi e altre ossa a rendere unico questo posto, in composizioni che formano rosoni, archi e motivi floreali. Lo scopo era quello di ricordare che il corpo è solo il contenitore dell’anima, vera e unica essenza dello spirito umano.

Questo luogo ebbe un fascino particolare per gli amanti di quel gusto gotico tipicamente anglosassone a cominciare da De Sade e Hawthorne che contribuirono al suo mito. L’americano Nathaniel Hawthorne, scrittore noto per il romanzo “The Scarlet Letter” (“La lettera scarlatta” del 1850), ambientò parte del suo successivo romanzo “The marble Faun” (“Il Fauno di marmo”, pubblicato nel 1860), nella cripta e nella chiesa dei Cappuccini, narrando la storia di un fantasma che perseguita i protagonisti. Al romanzo si è liberamente ispirato anche lo sceneggiato televisivo italiano dal titolo omonimo andato in onda nel 1977, che riprende i personaggi principali ed il tema dell’inspiegabile persecuzione da parte della misteriosa entità. La regia era di Silverio Blasi e la sceneggiatura di Massimo Franciosa. Tra gli interpreti principali Marina Malfatti, Orso Maria Guerrini e Donato Placido, fratello di Michele Placido.

Oltre alla cripta vedremo anche il Museo del Convento dei Frati Minori Cappuccini inaugurato nel 2012, nato con l’intento di far conoscere, nelle sue otto sale ricavate all’interno del convento, la spiritualità dei Frati Minori Cappuccini ripercorrendone la vita. Vi sono custoditi antichi manoscritti, oggetti di uso quotidiano e opere pittoriche e artistiche, tra cui il bellissimo “San Francesco d’Assisi in meditazione” attribuito al Caravaggio, replica della tela conservata alla Galleria Barberini.

 

Convento della Trinità dei Monti 

 

Appuntamento: Piazza Trinità dei Monti, davanti all’obelisco. Durata: 2 ore. Prenotazione del sito obbligatoria

Nel 1494 il vasto terreno sopra Piazza di Spagna, oggi corrispondente alla chiesa e al convento di Trinità dei Monti, fu acquistato dal re di Francia Carlo VIII. Come mai la Francia volle acquistare questo territorio, lontano dal centro della città? La risposta è in Francesco di Paola, un eremita calabrese che fonderà l’Ordine dei Minimi, la cui regola fu approvata dal papa Alessandro VI Borgia.

Fu il re di Francia, Luigi XII, a voler iniziare nel 1502 l’edificazione della chiesa della Santissima Trinità dei Monti che verrà consacrata nel 1595. Alla fabbrica partecipò con grande zelo anche il cardinale Guillaume Briçonnet, detto il cardinale di Saint-Malo, che nel 1498 aveva incoronato Luigi XII. Dal 1530 al 1570 furono realizzati i lavori per costruire l’attiguo convento, dove si stabilirono i frati di nazionalità francese dell’ordine dei Minimi.

Il convento tra il XVI e il XVII secolo visse il periodo di massimo splendore, divenendo un florido centro di cultura, rinomato per gli studi scientifici e per la fornitissima biblioteca.

È un prezioso scrigno di arte, a cominciare dalle Anamorfosi che adornano due corridoi del primo piano del Convento. Ma le sorprese che riserva questo convento non sono terminate, perché in un altro corridoio è rappresentato una meridiana realizzata nel 1637. E ancora, un’altra piccola stanza del convento racchiude un autentico trompe l’oeil. Altro gioiello del convento è il refettorio la cui decorazione fu affidata nel 1694 al pennello di un virtuoso della prospettiva, il gesuita Andrea Pozzo, che sulla volta del refettorio realizza degli scorci prospettici di architetture che dilatano illusoriamente lo spazio reale.

LA CHIESA DI S. MARIA IN COSMEDIN, LA BOCCA DELLA VERITA’ E SAN VALENTINO

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Appuntamento: davanti la chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Durata: 1.30

La chiesa di Santa Maria in Cosmedin fu costruita nel VI secolo sopra le rovine di due antichi edifici romani, di cui sono ancora in parte visibili degli elementi all’interno della chiesa. Fu destinata nell’VIII secolo ai monaci bizantini che, fuggiti alle persecuzioni degli iconoclasti d’Oriente, si erano stabiliti nei pressi del Tevere. Sorge sull’area denominata “foro Boario”, il “mercato di buoi”, situato sulle rive dell’antico porto commerciale di Roma, il “portus Tiberinus”.

La chiesa è un ricchissimo “caleidoscopio” artistico. Durante la visita vedremo strutture romane, ancora esistenti, e preziosi capolavori medievali, tra cui il bellissimo pavimento, conosciuto con il termine di “cosmatesco”, una particolare forma artistica che si sviluppò in alcune botteghe di marmorari romani. È realizzato da un insieme di lastre marmoree policrome che formano strani e meravigliosi motivi geometrici. All’esterno svetta imponente il campanile romanico, a sette piani, e il portico del XII secolo che ospita la Bocca della Verità, uno dei più famosi simboli di Roma legata all’antica credenza che, a coloro che non avessero detto la verità, la bocca gli avrebbe tranciato la mano. Questa tradizione sopravvive ancora ai nostri giorni, soprattutto tra gli innamorati e tra i turisti che attendono in fila il loro “turno” per la foto ricordo, grazie anche alla popolarità della famosa scena con Gregory Peck e Audrey Hepburn nel film “Vacanze Romane” del 1953 che contribuì al “mito” della Bocca della Verità.

E che il luogo fosse propizio agli innamorati lo attesta anche la presenza, all’interno della chiesa, del teschio di San Valentino,  davanti al quale molte coppie si fermano per pregare o per esprimere un voto.  Durante la nostra visita parleremo anche della figura di questo Santo, il cui anniversario si celebra il 14 febbraio, giorno del suo martirio, e del suo collegamento con gli innamorati.

PALATINO NASCOSTO: LA CHIESA DI SAN SEBASTIANO e LA CHIESA E IL CONVENTO DI SAN BONAVENTURA

 

Appuntamento: Arco di Costantino, lato Colosseo / via Sacra. Durata: 2 ore. Prenotazione obbligatoria 

In un angolo verde incastonato tra il Palatino e il Foro Romano, sorgono due piccoli gioielli artistici immersi in un’atmosfera magica, densa di serenità e di pace. Sono le chiese dedicate l’una a San Sebastiano e l’altra a San Bonaventura, molto note per i matrimoni.

Salendo su via di San Bonaventura, che s’inerpica sul Palatino, s’incontra prima la chiesetta dedicata a San Sebastiano, che in questi luoghi subì il suo martirio. Il complesso, comprendente l’annesso convento, fu eretto nel X secolo a fianco dei resti del tempio dedicato alla divinità solare dall’imperatore Eliogabalo e restaurato nel 1630 dalla famiglia Barberini. All’interno della chiesa si possono ammirare quel che resta dei bellissimi affreschi medievali dei secoli X e XI.

Proseguendo, alla fine del percorso s’incontra un’altra piccola chiesa dalla facciata rosata, eretta nel 1675 e dedicata al frate francescano San Bonaventura da Bagnoregio, noto per aver scritto la “Leggenda Maggiore“, una biografia sulla vita di San Francesco d’Assisi. La chiesa fu restaurata nel XIX secolo dalla famiglia Torlonia.

Visiteremo insieme anche il bellissimo chiostro da cui si può godere una vista spettacolare sul Palatino e sul Colosseo, e il luogo dove morì San Leonardo da Porto Maurizio, a cui si deve l’ideazione la diffusione della pratica della Via Crucis, devozione tipicamente francescana.

Il convento e la chiesa appartengono ai Frati Minori, una fraternità francescana attivamente impegnata nell’evangelizzazione giovanile e vocazionale a Roma e nel Lazio, al servizio di coloro che desiderano approfondire l’esperienza di Dio attraverso la spiritualità di San Francesco d’Assisi o che desiderano comprendere la loro vocazione nel cammino della vita.

Palazzo Pamphilj a Piazza Navona (Ambasciata del Brasile)

Prenotazione del sito obbligatoria 

Castel Sant’Angelo (Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo)

L'ideazione degli itinerari e la descrizione delle visite sono redatti da Maria Alessandra de Caterina, guida turistica di Roma e sono soggetti a Copyright© - Tutti i diritti riservati