Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Dudovich decoratore d’interni: Villa Amalia a Verucchio (I° parte)

Una delle decorazioni murali più interessanti realizzata da Dudovich per committenti privati è a Villa Verucchio, in Romagna. Qui Dudovich decorò negli Anni Quaranta, la stanza di una villa (Villa Amalia) i cui proprietari, la cantante Gea della Garisenda e Teresio Borsalino, erano amici carissimi del pittore.

Veduta d’insieme di una parte del salotto di Villa Amalia con le tempere di M. Dudovich, 1946-47 – Fonte: “F. Farina, Il mare di Dudovich”
Veduta d’insieme di una parte del salotto di Villa Amalia con le tempere di M. Dudovich, 1946-47 – Fonte: “F. Farina, Il mare di Dudovich”

La loro conoscenza risaliva al 1911 grazie all’attività pubblicitaria di Dudovich per la Borsalino (vedi gli articoli precedenti), proseguita anche negli anni seguenti con diversi manifesti per la notissima azienda di cappelli. Fu soprattutto dal 1935 che s’intensificarono i rapporti con i Borsalino poiché in quel periodo Dudovich, che fin dagli Anni Dieci frequentava la Riviera romagnola, fu spesso loro ospite durante la stagione estiva, prima a Riccione, poi a Rimini e infine a Villa Amalia. Qui, secondo la testimonianza del dott. Alessandro Savazzi, nipote della cantante Gea della Garisenda che gli commissionò l’opera (Teresio Borsalino era scomparso già nel 1939), Dudovich tra iniziò la tempera nell’estate del 1946 e la ultimò nell’estate del 1947 (le tempere furono interrotte durante il periodo invernale.

M. Dudovich, La lettura. Illustrazione satirica a piena pagina, 1941, 26 x 37 cm. In –“Il Travaso delle Idee del 6 aprile 1941”. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, La lettura. Illustrazione satirica a piena pagina, 1941, 26 x 37 cm. In –“Il Travaso delle Idee del 6 aprile 1941”. Fonte: www.marcellodudovich.it

Villa Amalia è una villa nata per amore: l’amore di una principessa del primo Ottocento. In passato appartenne a Bartolomeo Pergami, il favorito di Carolina di Brunswick, Principessa di Galles: da lei ebbe in dono la villa e la chiamò con il secondo nome della Principessa, Amalia appunto. Carolina nel 1814, essendo in disaccordo con il marito, era venuta in Italia con la sua corte, e vi soggiornò dal 1814 al 1820. Giunta a Milano chiese un corriere italiano che le potesse servire nei suoi viaggi e le fu presentato Bartolomeo Pergami, un sottoufficiale sui trent’anni. Nel 1817 Carolina regalò al Pergami la tenuta di Villa Verucchio.

Carolina di Brunswick. Dipinto eseguito attorno al 1820, anno della proclazione del marito a re Giorgio IV
Carolina di Brunswick. Dipinto eseguito attorno al 1820, anno della proclazione del marito a re Giorgio IV
Bartolomeo Pergami. Fonte: http://from-bedroom-to-study.blogspot.it
Bartolomeo Pergami. Fonte: http://from-bedroom-to-study.blogspot.it

I discendenti del Pergami, morto nel 1841, venderanno nel 1925 la tenuta ad Alessandra Drudi, in arte Gea della Garisenda, nome datole da Gabriele D’Annunzio in omaggio alla terra (gea) ed a Bologna dove aveva studiato. Con una brillante carriera di cantante d’operetta aveva furoreggiato nei teatri dal 1900 al 1920 circa; rimase famosa, tra l’altro, la canzone del 1911, legata alla guerra in Libia, “Tripoli, bel suol d’amore / ti giunga dolce questa mia canzon. / Sventoli il tricolore / sulle tue torri al rombo del cannon”, che cantava avvolta in una bandiera italiana. La cantante, ammirata da artisti e poeti anche per la sua bellezza, rimase vedova del primo marito e sposò il senatore Teresio Borsalino. Dopo aver abbandonato le scene si ritirò a Villa Amalia insieme al secondo marito. La villa appartiene tuttora ai discendenti della cantante, la famiglia Savazzi.

La cantante Alessandra Drudi, in arte Gea della Garisenda
La cantante Alessandra Drudi, in arte Gea della Garisenda

A Villa Amalia Dudovich si abbandona a narrare una favola cortese dal sapore antico, per “allietare” i suoi committenti, come si usava fare nei castelli e nelle abitazioni private dal Medioevo in poi. Questa divagazione artistica, “inusuale” rispetto alla sua produzione precedente, è il risultato di molti fattori.

M. Dudovich, Il gioco delle carte. Illustrazione satirica a piena pagina, 1942, 26 x 37 cm. In –“Il Travaso delle Idee del 3 maggio 1942”. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, Il gioco delle carte. Illustrazione satirica a piena pagina, 1942, 26 x 37 cm. In –“Il Travaso delle Idee del 3 maggio 1942”. Fonte: www.marcellodudovich.it

Dudovich stava attraversando dei momenti molto difficili. Nel 1945 durante le ultime giornate di guerra (in quell’anno termina il conflitto mondiale e l’Italia, definitivamente liberata, si riunifica), era morta di cancro, dopo una lunghissima agonia, sua moglie. Era ormai separata da tempo dal marito, ma nonostante questo, negli ultimi periodi, l’artista le era stato molto vicino. Già nel 1918 i dissapori nel loro rapporto li indussero a separarsi ma continuarono, a modo loro, a volersi bene. Quando la moglie si ammalò Dudovich la ospitò a casa sua e la vegliò fino alla fine.

Fotografia d’epoca, Elisa Bucchi, moglie di Dudovich, 1900.MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Fonte: www.marcellodudovich.it
Fotografia d’epoca, Elisa Bucchi, moglie di Dudovich, 1900.MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Fonte: www.marcellodudovich.it

Dal punto di vista artistico poi, Dudovich viveva un momento, sotto certi aspetti, molto critico. La situazione culturale italiana nell’immediato dopoguerra stava subendo radicali cambiamenti e molti artisti della passata generazione si sentivano ormai “superati” ed, in un certo senso, “fuori moda”.

Ed anche se già negli anni precedenti si ebbero delle avvisaglie che prepararono la nuova era, il 1945 è cronologicamente identificato come l’inizio di un nuovo periodo della più recente storia dell’arte italiana, inteso come qualche cosa di nuovo e di diverso rispetto al passato, dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

Nell’Italia della prima metà degli anni Quaranta era emersa, tra i giovani politicamente impegnati nell’antifascismo di sinistra dell’Italia settentrionale, una tendenza al realismo, anche se la sua affermazione e diffusione si ebbe soprattutto nel decennio successivo. Nel febbraio del 1946 fu pubblicato il Manifesto del Realismo (detto anche Oltre Guernica) che dal titolo individuava come fondamentale punto di riferimento l’arte di Pablo Picasso e in particolare la sua opera Guernica. Già da parecchi anni le realizzazioni dell’artista spagnolo costituivano il principale punto di riferimento per molti giovani pittori italiani che cercavano di combinare il rinnovamento del linguaggio a quello del ruolo sociale dell’artista, sulla base dell’esempio costituito appunto da Guernica, l’enorme tempera su tela (3,54×7,82), esposta nel 1937 al padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi, nata come esplicita denuncia di un tragico episodio di guerra. In base a quest’opera si ebbe, per la nuova generazione artistica durante gli anni di guerra, una vera e propria koiné di linguaggio, anche se variamente interpretata, che si presentò, nei secondi anni Quaranta, come la formula linguistica moderna ed emergente, caratterizzata da un neo-cubismo realista che testimoniava la realtà attuale.

P. Picasso, Guernica, l’enorme tempera su tela (3,54x7,82), esposta nel 1937 al padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi, nata come esplicita denuncia di un tragico episodio di guerra.
P. Picasso, Guernica, l’enorme tempera su tela (3,54×7,82), esposta nel 1937 al padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi, nata come esplicita denuncia di un tragico episodio di guerra.

Tra il 1945 e i primi anni ’50 Picasso fu considerato la “guida” della nuova arte europea.

Nel “realismo” italiano, nato nell’immediato dopoguerra, l’arte era una forma di conoscenza della realtà e di coinvolgimento in essa, che doveva testimoniare la storia presente nei suoi contenuti.

In quegli anni in Italia si aprì anche un dibattito tra “realismo” e “formalismo” (o “astrattismo”), presto trasformato nell’antitesi, più riduttiva, tra “figurativo” e “non-figurativo”. La questione dell’astrattismo, che rapidamente si contrapporrà alla questione del realismo, si era posta tra la fine del 1945 e l’inizio del 1946 e la polemica tra i due movimenti si trascinerà per buona parte del decennio successivo.

E proprio Milano, dove nell’immediato dopoguerra si era sviluppato un dibattito, con connotati anche politici e sociali, incentrato sulle nuove strade che la ricerca e la produzione artistica dovevano intraprendere, fu il centro più attivo per le manifestazioni di arte astratta.

Dopo la seconda guerra mondiale è un periodo quindi di grandi cambiamenti e stravolgimenti e Dudovich continuerà nella sua attività di pittore, decoratore e ritrattista. Da questo clima di radicali cambiamenti, nel quale tendenze opposte si accavallarono tra loro nello stesso periodo, Dudovich si difenderà, affermando una integrale fedeltà alla sua arte. Ed ancora più esplicitamente affermerà il suo disprezzo per l’arte moderna, precisando che il suo canone non si chiamava certo Picasso, bensì Raffaello.

M. Dudovich, Autoritratto, 1950. Tempera su tavola, 44-55 cm. MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Opera unica nel suo genere, con un tardo Dudovich sul cui volto si possono leggere le soddisfazioni e le amarezze di un’intera esistenza.
M. Dudovich, Autoritratto, 1950. Tempera su tavola, 44-55 cm. MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
Opera unica nel suo genere, con un tardo Dudovich sul cui volto si possono leggere le soddisfazioni e le amarezze di un’intera esistenza.

Ma il suo atteggiamento di chiusura non fu certo isolato. Quella generazione di artisti che avevano vissuto da protagonisti le vicende delle avanguardie dei primi decenni del secolo, dal Futurismo alla Metafisica al Novecento, vissero in questi anni un vero e proprio esilio. Se, infatti, si erano sentiti appena scalfire dalle polemiche che si ebbero tra Roma e Milano negli ultimi anni Trenta, ora si videro totalmente estraniati, poiché non si trattava soltanto di polemiche riguardo la definizione di forme rispetto a poetiche differenziate, ma lentamente si scardinavano i processi primari del fare artistico.

Le tendenze astratte poi, implicavano una moderata svalutazione della figuratività, rispetto al grande peso attribuitogli dalle poetiche degli anni Venti e Trenta. Anche altri artisti della passata generazione, come Achille Funi e Giorgio de Chirico, si trovarono spiazzati nel constatare questa separazione tra forma e tecnica tradizionale. Altri ancora poi, come Giorgio Morandi e Mario Sironi, dalla fine degli anni Trenta vissero in totale isolamento.

In questi anni Dudovich farà continue mostre personali soprattutto a Milano, esponendo principalmente tempere ma anche cartelloni, disegni e dipinti.

M. Dudovich, La Rinascente, apertura di stagione novità primavera, estate, 1949, 197 X 140 cm. (Stampa Star-IGAP, Milano), Raccolta Pirovano, Milano
M. Dudovich, La Rinascente, apertura di stagione novità primavera, estate, 1949, 197 X 140 cm. (Stampa Star-IGAP, Milano), Raccolta Pirovano, Milano

Pur continuando a realizzare manifesti (tra il 1946 e il 1957 ne realizzò soltanto una trentina), coltiverà più assiduamente altri settori artistici soprattutto in ambito privato, quali la pittura ad olio, con ritratti e paesaggi e le tempere. E nel 1958 Dudovich ribadirà la sua volontà di non volere più fare della pubblicità ma soltanto il pittore.

Nel salotto di Villa Amalia Dudovich rappresenta una favola cortese, popolata di cavalieri, paggi e dame, impegnati nell’attività della corte e cronologicamente ambientata tra un tardo Medioevo e un primo Rinascimento. Qui Dudovich ha mano libera: l’amica Gea gli lascia carta bianca e lui si immagina finalmente un pittore puro, un pittore vero, un pittore rinascimentale.

Anche in questo caso è stata lunga la gestazione delle decorazioni murali, documentata da un nutrito malloppo di schizzi e disegni conservati dai discendenti dei Borsalino. Come si è detto più volte, Dudovich non lavorava mai a memoria, ma partiva sempre dal modello in carne e ossa. Oltre a modelle di professione, spesso posavano per lui familiari, come la moglie Elisa Bucchi e la figlia Adriana. Anche le nipoti, Nives, figlia di sua sorella Itala e soprattutto negli anni Trenta anche Elisa (Lisetta) e Brunilde (Nené), figlie di suo fratello Manlio, soprattutto negli anni in cui vissero a Milano quando il padre, famoso suonatore di viola, suonava nell’orchestra del Teatro alla Scala.

M. Dudovich, Ritratto di Lisetta I, 1935 ca. Carboncino 48x33 cm. Trieste, collezione Lisa Dudovich Bregant. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il manifesto”
M. Dudovich, Ritratto di Lisetta I, 1935 ca. Carboncino 48×33 cm. Trieste, collezione Lisa Dudovich Bregant. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il manifesto”

Ma posavano per lui anche amici e conoscenti e talvolta era lui stesso il modello. Inoltre Dudo scattava personalmente tantissime foto.

Si è detto precedentemente che questa divagazione pittorica nel passato è il risultato di molti fattori. Come si vedrà meglio in seguito, nella descrizione dei soggetti e dello stile delle tempere di Villa Amalia, risultano molti evidenti i riferimenti storici attinti da Dudovich; questo anche per sottolineare, da parte dell’artista, la volontà di riprendere una tradizione classica. Nelle tempere di Villa Amalia è bandito inoltre ogni accento drammatico. Ma tutta la produzione dell’artista, come si è visto, è comunque pervasa dalla “gioia di vivere” e da un invidiabile ottimismo. Nelle sue opere non c’è posto per gli aspetti “tristi” della vita: e poi, perché doverli ritrarre nell’arte anche se fanno parte della vita?

Nelle pareti, che decorano il salotto della villa, invece di descrivere la realtà quotidiana si racconta una storia d’altri tempi, permeata di un’atmosfera cortese.

Per quanto riguarda le numerose fonti della maggior parte di queste scene, si può risalire alla grande diffusione che si ebbe tra il XIII e XVI secolo di traduzioni dei romanzi cavallereschi, desunti dal ciclo bretone della Tavola Rotonda, riccamente illustrati dai miniatori locali. Tra il ‘400 e il ‘500, contemporaneamente alla diffusione dei manoscritti miniati, nei castelli e nelle corti dell’Italia centro-settentrionale compaiono cicli affrescati con gli stessi soggetti attinti dai testi letterari di materia carolingia e bretone. In molti di questi dipinti, sullo sfondo di scene di tornei e di vita di corte, si vedevano castelli posti sulla sommità dei colli. Anche nella decorazione murale di Dudovich, erte su aspri speroni rocciosi, dominano nello sfondo le principali rocche dell’entroterra romagnolo e marchigiano, dominio quasi tutte di due potenti famiglie, i Malatesta e i Montefeltro. Sono riconoscibili la rocca di Gradara, di San Leo, le tre torri di San Marino, la rocca del Sasso di Verucchio e quella di Torriana (chiamato Scorticata fino al 1938). Per le altre si è incerti tra la rocca di Poggio Berni, Montebello e Sant’Agata Feltria.

Ricordano anche agli arazzi di Aubusson, come notato da Curci. E numerosissimi i richiami ai pittori del ‘Quattrocento. Basti pensare agli affreschi di Benozzo Gozzoli, eseguiti tra il 1459 e il 1461, che rivestono interamente le pareti della cappella privata di palazzo Medici-Ricciardi a Firenze, nella raffigurazione del Corteo dei Magi in una parte della parete est è rappresentato il seguito del mago Gaspare: nello sfondo, su di un colle, si vede un castello.

Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi (1459), particolare della parete est con il corteo del mago Gaspare. Firenze, palazzo Medici-Ricciard – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi (1459), particolare della parete est con il corteo del mago Gaspare. Firenze, palazzo Medici-Ricciard – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Le decorazioni di Villa Amalia si presentano in una narrazione continua, con una varietà di episodi e storie “minori”, all’interno di quelle principali. Questa inusitata sovrapposizione degli spunti narrativi richiama i racconti cavallereschi del Tasso e dell’Ariosto. Nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto all’interno del poema si trovano numerose narrazioni, unite da un medesimo filo conduttore. Anche a villa Amalia possiamo trovare un comune denominatore: è l’evasione in un mondo idillico, che ha lo scopo di “dilettare” il committente, con diverse scene di vita di corte: da questo punto di vista le tempere di villa Amalia possono considerarsi un “unicum” nella produzione dudoviciana. Ma è soprattutto sui “temi” che si può fare un paragone con l’Orlando Furioso, in quanto in entrambe vengono trattati i medesimi argomenti: “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori/ Le cortesie, l’audaci imprese io canto/…”.

Il riferimento con l’opera dell’Ariosto non è comunque “casuale” in quanto può anche darsi che, tra le varie fonti, Dudovich si rifece per i costumi dei personaggi ritratti nella tempera di villa Amalia, ai disegni realizzati da sua nipote Nives Comas Casati in occasione del Palio di San Giorgio, che si riallaccia all’epoca in cui visse lo scrittore, ripreso per la Celebrazione del Centenario Ariostesco nel 1933. Nives disegnò i costumi rinascimentali e firmò anche il manifesto ufficiale del Palio, che conferma il “raffinato decorativismo” della Casati: il corteo degli alfieri delle otto contrade è ripreso in una particolare angolazione prospettica.

Nives Comas Casati e Amerigo Ferrari, manifesto a col. per il Palio di San Giorgio, Ferrara, 1933 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Nives Comas Casati e Amerigo Ferrari, manifesto a col. per il Palio di San Giorgio, Ferrara, 1933 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

I costumi dei figuranti del Palio di S. Giorgio, disegnati da Nives, molto attenta ad una fedele ricostruzione storica, si rifacevano ai modelli del Quattrocento ed erano frutto delle sue ricerche negli archivi ferraresi e si richiamavano anche agli affreschi di Schifanoia.

Non è da escludere che Dudovich possa essere stato presente personalmente alle manifestazioni celebrative in onore dell’Ariosto ed anche che possa avere scattato lui stesso delle foto, dalle quali, successivamente, trarre degli spunti per la decorazione realizzata a villa Amalia. Inoltre, nelle numerose riviste dell’epoca, erano riportati articoli sul Palio, arricchiti di molti servizi fotografici.

La decorazione è bidimensionale, i chiaroscuri sono quasi aboliti e le figure non hanno spessore, né vi è alcuna pretesa illusionistica. Sembra quasi “fumettistica”, in linea con il Medioevo dei cartoons di Walt Disney e con il cinema muto anni Trenta, in particolare con le scene e i costumi medievali e rinascimentali dei film storici, come nota Lucio Scardino nel suo saggio.

La decorazione, realizzata a tempera, ricopre tutte e quattro le pareti di una stanza di villa Amalia, chiamata la “sala delle bandiere” per le tempere che la decorano, in una narrazione continua. Notevole è la libertà d’invenzione anche rispetto alle condizioni poste dall’elemento architettonico: il pittore non si è lasciato condizionare da queste, ma le ha sfruttate operando disinvolti tagli compositivi.

Vai al prossimo articolo: “Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Dudovich decoratore d’interni: Villa Amalia a Verucchio (II° parte)”

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BREVI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Per una bibliografia più esaustiva si rimanda alla Bibliografia, curata da me, pubblicata nel catalogo della mostra “Marcello Dudovich. Oltre il manifesto”

de CATERINA, Maria Alessandra, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947), tesi di laurea, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, relatore Silvia Bordini, a.a. 1999/2000

CURCI, Roberto, MASAU DAN, Maria, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto, Milano, Edizioni Charta, 2002. (Catalogo della mostra). Testi di: Roberto Curci, Gian Luigi Falabrino, Piero Delbello, Maria Alessandra de Caterina, Lucio Scardino, Rossana Bossaglia, Anna Maria Spiazzi.

de CATERINA, Maria Alessandra, Segni moderni e sogni del passato. Dudovich muralista, pp. 52-63, in “Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”, Milano, Edizioni Charta, 2002 (Catalogo della mostra)

CURCI, Roberto, Marcello Dudovich cartellonista, 1878-1962, Trieste, Cassa di Risparmio di Trieste, 1976

Archivio storico di Marcello Dudovich: www.marcellodudovich.it

CURCI, Roberto – DORFLES, Gillo, Marcello Dudovich 1878-1962. I cento bozzetti e manifesti per la Rinascente, Milano, Fabbri editore, 1985. (Catalogo della mostra)

“La Rinascente” Archivio: https://archives.rinascente.it

FARINA, Ferruccio, Il mare di Dudovich, vacanze e piaceri balneari nei segni del più grande cartellonista italiano, 1900-1950, Milano, Fabbri, 1991. (Catalogo della mostra)

MONTENERO, Giulio, Marcello Dudovich – Una mostra su 60 anni di manifesti al Civico Museo Revoltella di Trieste, 25 giugno-25 luglio 1962, Trieste, Comune di Trieste, 1962. (Catalogo della mostra)

GRANZOTTO, Giovanni, Marcello Dudovich, s.l. [ma Milano], Giorgio Corbelli editore, 1999

PUTTIN, Lucio – BRUNI, Barbara, Marcello Dudovich, Treviso, Museo Civico “Luigi Bailo”, 1978. (Catalogo della mostra)

PICONE PETRUSA, Maria Antonietta, I manifesti Mele, immagini aristocratiche della “belle époque” per un pubblico di Grandi Magazzini, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988 – Roma, De Luca Edizioni d’Arte S.p.A., 1988. (Catalogo della mostra)

Fondazione Emiddio Mele – I Magazzini Mele: www.fondazionemele.it

CURCI, Roberto, M. Dudovich. Corso Album, Trieste, Edizioni Lint, 1985

CURCI, Roberto, Dudovich. La poetica dell’immagine femminile, Modit, Milano, 1990 (Catalogo della mostra)

POLI, Francesco, Marcello Dudovich: disegni dagli anni venti agli anni cinquanta, Torino, La Bussola – Grafica internazionale, 1990 (Catalogo della mostra)

MOROLLI, Gabriele – FONTI, Daniela PESCE, Giuseppe, Il Palazzo dell’Aeronautica, Roma, Editalia, 1989

RESENTERA, Gian Paolo – GUARNIERI, Silvio, Walter Resentera. Retrospettiva antologica a cinque anni dalla scomparsa, Schio, Edizioni Menin, 2000

PADOVANI, Francesco, Fabbrica Birra Pedavena, 1897-1997: cent’anni di storia, Rasai di Seren del Grappa, Edizioni DBS, 1997. (Catalogo della mostra)

Tesi di Laurea su W. Resentera di: RECH, Chiara, Walter Resentera (1907 – 1995). Cartellonista, illustratore, pittore. aa. 2000/2003 e TESSARI, Michela.

Sito web su W. Resentera: www.resentera.it

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Un commento su “Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Dudovich decoratore d’interni: Villa Amalia a Verucchio (I° parte)”

  1. ……….che furo al tempo che
    passaro i Mori
    d’Africa il mare, e in
    Francia nocquer tanto,
    seguendo l’ire e i
    giovenil furori
    d’Agramante lor re, che
    si die’ vanto
    di vendicar la morte di
    Troiano
    sopra re Carlo imperator
    romano”.

    Maria Alessandra, ti chiedo scusa per essermi esibito, portando a termine questa 1° ottava del poema ariostesco. Ti giuro che non sono andato a controllare sulla Antologia, giacche’ ricordo ancora a memoria sia questo proemio, ma anche quello della “Gerusalemme Liberata” del Tasso, cosi’ come altre poesie, brani, citazioni etc.
    Intanto ringrazio Madre Natura, che mi ha fornito di una buona memoria, ma ringrazio anche i responsabili della pubblica istruzione degli anni ’40,’50 ed in parte ’60, che seppero mantenere l’obbligo tradizionale della “memoria” nelle discipline letterarie(i tuoi se lo ricorderanno di certo); non ti nascondo che, ogni tanto, rispolvero le mie vecchie antologie di letteratura italiana, latina, greca e francese, ma la mia memoria si e’ salvata grazie al fatto che ho insegnato anche queste materie in un istituto parificato di via Nazionale, consolidando, cosi’, queste mie conoscenze. La mattina insegnavo diritto ed economia alla scuola di Stato ed il pomeriggio storia e lettere italiane e francesi al Centro Studi di via Nazionale; qui per cinque anni ho pure tenuto corsi serali per studenti-lavoratori. Scuola a tempo pieno, questo e’ stato il mio grande amore per l’insegnamento; il mio motto era: “Chi sa….fa e chi non sa….insegna!” e, puntualmente, tutti ridevano…
    Dopo questa digressione, perche’ tu mi conosca un po’ di piu’, possiamo tornare ad occuparci del ns. Marcello Dudovich….
    Finalmente(nel senso puramente temporale) siamo quasi al traguardo di questa lunga maratona intorno alle opere ed all’arte di questo maestro cartellonista e pittore triestino.
    Hai scritto che il Maestro a villa Amalia, avendo avuto carta bianca dalla committente Alessandra Drudi, in arte Gea della Garisenda(di dannunziana memoria), opero’ in modo del tutto “inusuale”, rispetto alle opere precedenti. Affresco’ le pareti, ricorrendo a scene e soggetti appartenenti ed appartenuti alle antiche favole cortesi dei vari cicli letterari cavallereschi del tardo medioevo ed anche anteriori e del primo umanesimo e rinascimento, sentendosi egli stesso, infine, un vero pittore rinascimentale….che non nasconde il suo disprezzo verso ” l’Arte Moderna”(forse volevi dire “Contemporanea”) e che ai canoni di un Picasso preferisce quelli di un Raffaello.
    Per spiegare, quindi, questo suo nuovo orientamento artistico hai aperto una parentesi, nella quale hai addotto sia motivi familiari che artistici.
    Per non dilungarmi oltre, mi e’ parso di capire che le nuove tendenze artistiche dell’immediato secondo dopoguerra non hanno fatto che peggiorare, nel campo artistico, una situazione ingarbugliata ed apertasi gia’ fin dai primi decenni del Novecento e che nulla hanno a che vedere con l’arte del Dudovich!!
    Indirizzi di Avanguardia, di Arte costruttiva, Futurismo, Dadaismo, Cubismo, Espressionismo etc. etc.
    Sei stata brava nelle spiegazioni ed anche chiara, a volte meno, non per colpa tua, ma per colpa di queste nuove e rivoluzionarie tendenze artistiche degli anni ’40 e ’50, in particolare, cosi’ complesse e spesso in antitesi tra loro come il neo-realismo e l’astrattismo, il neo-cubismo, atteggiamenti piu’ filosofici che artistici, per adeguarsi alle nuove posizioni intellettuali, sociali e politiche…..
    Io, personalmente, considero tale periodo tra i piu’ complicati e negativi della Storia dell’Arte, tanto da venir voglia anche a me di rifugiarmi, come il simpatico Dudovich, nella vera Arte, quella che va dall’ Arte Antica, fino all’Arte Moderna, compresa.
    Fammi conoscere il tuo parere, anche se credo di sapere che anche tu tifi per l’Arte Rinascimentale, per il Barocco e per l’800(salvando il salvabile del Novecento).
    Ciao

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