Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Gli esordi e la sua prima produzione

Ma chi era Marcello Dudovich? Un artista e un uomo affascinante, con una carica irresistibile di simpatia, un seduttore che conquistava, come lo descrivono in molti. Nasce a Trieste il 21 marzo 1878, città cosmopolita per eccellenza. Suo padre, originario della Dalmazia, era un fervente garibaldino. Fin dai tempi della scuola, sboccia in lui la passione per il disegno. Disegnava ovunque, riempiendo di figure e figurine ogni foglio bianco che si trovava tra le mani. La sua prima formazione pittorica avverrà proprio nella sua città natale, grazie all’apprendistato con i pittori Guido Grimani, suo cugino, e con Arturo Rietti.

M. Dudovich, Gioco delle onde, illustrazione per “Simplicissimus”, 1910 Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, Gioco delle onde, illustrazione per “Simplicissimus”, 1910 Fonte: www.marcellodudovich.it

Da giovane fu molto significativa per la sua formazione il viaggio a Monaco di Baviera, avvenuto tra il 1893 e il 1896. Qui frequenta le lezioni di nudo all’Accademia della città tedesca. Apprezza in particolare la pittura di Von Stück e di Böcklin e l’arte secessionista dei disegnatori delle riviste monacensi “Jugend” e “Simplicissimus”. Oltre a questi, nella sua pittura Dudovich risente anche di Adolfo Hohenstein, Leopoldo Metlicovitz e Alfons Mucha che lo indirizzano verso un’estetica modernista: da loro assimila quel clima Liberty che era nella cultura italiana verso il 1900.

M. Dudovich, Sulla barca, 1910 ca. Prova di stampa di tavola per l’album “Corso”, 20 x 24 cm. (Ed. Albert Langen, ried. Lint Trieste, 1985). Fonte: F. Farina, “Il mare di Dudovich”
M. Dudovich, Sulla barca, 1910 ca. Prova di stampa di tavola per l’album “Corso”, 20 x 24 cm. (Ed. Albert Langen, ried. Lint Trieste, 1985). Fonte: F. Farina, “Il mare di Dudovich”

Nel 1897 viene inviato dal padre a Milano alle Officine Grafiche Ricordi affinché il direttore tecnico Leopoldo Metlicovitz, cartellonista triestino già di riconosciuta fama nonché amico di famiglia, ne faccia un bravo litografo. Il suo compito era quello di semplice copista: trasferire i disegni realizzati da altri, tra cui Hohenstein (che era il direttore artistico dello stabilimento) e Metlicovitz, sulla pietra litografica. Durante il soggiorno milanese presso Ricordi, stabilimento allora all’avanguardia nella nascita del moderno manifesto italiano dove Giulio Ricordi sovraintendeva personalmente a tutto, Dudovich frequenta le lezioni di disegno accademico e di studio del nudo alla Società artistica e patriottica di Milano.

Fotografia dei primi anni del Novecento, L’artista assieme alla futura moglie, la faentina Elisa Bucchi (Trieste, proprietà privata) – Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich . Oltre il manifesto”.
Fotografia dei primi anni del Novecento, L’artista assieme alla futura moglie, la faentina Elisa Bucchi (Trieste, proprietà privata) – Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich . Oltre il manifesto”.

Nel 1899 Dudovich si trasferisce a Bologna nello stabilimento dell’editore Chappuis, che nota il suo talento e lo vuole come suo cartellonista esclusivo. E a questo periodo risalgono le sue prime opere autonome, firmate da lui. Continuerà comunque a lavorare con le Officine Grafiche Ricordi. La scelta di andare a lavorare a Bologna, come aveva intuito, ero stato il primo passo per conquistare quella “gloria” a cui agognava. Lo stabilimento di Chappuis, “l’officina dei sogni” come lo chiamava Dudovich, non era certo “nuovissimo” e moderno come quello di Ricordi, dove c’erano persino le docce per gli operai e il deposito delle biciclette.

Per Chappuis lavorano importanti nomi della cultura artistica italiana come Hohenstein, Mataloni, De Carolis, Nomellini, Terzi, Cambellotti.

E sarà proprio a Bologna che dal 1900 (a soli 22 anni) otterrà i primi successi come cartellonista, divenendo un artista ammirato e invidiato. E inizierà anche la sua fama di viveur dalle mani bucate, sempre circondato da belle donne, che raramente resistevano al suo fascino. Ma anche lo stesso Dudovich, sempre alla ricerca di avventure e di effusioni sensuali, fu sempre molto vulnerabile alle donne, quelle stesse donne che  poi ritrarrà nei suoi manifesti.

A Bologna incontrerà la faentina Elisa Bucchi, giornalista di moda, che poi diverrà sua moglie.

Il suo precoce talento creativo e comunicativo gli fece fare a 21 anni, nel 1899, uno dei suoi primi capolavori: l’uomo nudo, ritratto di spalle, che scrive sul muro “Fisso l’idea”.

M. Dudovich, Federazione Italiana Chimico Industriale – Padova, 1899. Manifesto litografico (stampa Chappuis, Bologna). 70 x 50 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso.
M. Dudovich, Federazione Italiana Chimico Industriale – Padova, 1899. Manifesto litografico (stampa Chappuis, Bologna). 70 x 50 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso.

Era la pubblicità per una industria produttrice d’inchiostro , un ottimo esempio di messaggio – prodotto, grazie alla frase “fisso l’idea”, capace di sintetizzare il valore d’uso dell’inchiostro.

In questo piccolo manifesto si delineano le diverse influenze della formazione artistica del giovane Dudovich: una solida formazione accademica, con un nudo che “più accademico non potrebbe essere” (Curci) e le suggestioni Liberty. È evidente anche l’impronta lasciata sul giovane artista dai modelli ammirati da Ricordi, tra cui Metlicovitz, Hohenstein ma anche Böcklin, von Stuck e i Preraffaelliti.

A partire dal 1900 Dudovich svolse anche una vasta attività d’illustratore sulle riviste italiane, contribuendo anche alla loro affermazione in ambito editoriale.

Nel 1906 ritorna a Milano nelle Officine Ricordi. Uscito “allievo” ne rientra con una meritata reputazione di “maestro”. E saranno proprio gli anni di questo secondo soggiorno milanese quelli della “consacrazione” di Dudovich come maestro del cartellonismo italiano.

Osservando la produzione dei manifesti di Dudovich lungo gli anni, è evidente il cambiamento di stile e di mode che si riflette nella sua produzione artistica.

Dalle sue prime prove cartellonistiche, che risentono ancora di una vocazione pittorica post-impressionista, ben visibile nei suoi “manifesti-quadro”, prevarrà poi la piena comprensione delle esigenze specifiche del manifesto.

Le forme pubblicitarie di manifesto-quadro sono tipiche della prima produzione cartellonistica in Italia di fine ‘800 degli avvisi teatrali, dove si avevano ancora gli accordi tonali di colore, i passaggi chiaroscurali e la pennellata filamentosa.

M. Dudovich, Héllera, 1909, 200-105 cm. Stampa Ricordi, Milano (Museo Civico Bailo Treviso)
M. Dudovich, Héllera, 1909, 200-105 cm. Stampa Ricordi, Milano (Museo Civico Bailo Treviso)

Il manifesto per Héllera non è datato, ma è stato realizzato certamente per la “prima” dell’opera in tre atti di Italo Montemezzi (Torino, Teatro Regio, 17 marzo 1909). Il manifesto isola la figura di Héllera che, abbandonata da Adolphe, si uccide con il veleno.

Un tipico esempio di manifesto-quadro di sapore post-impressionistico è quello per Bitter Campari, con un bacio appassionato tra una coppia, ed anche molto ardito visto che siamo ai primi del Novecento e considerando che era un manifesto che appariva sui muri. Geniale la trovata del fondo rosso: il rosso della passione ma anche del Bitter!

M. Dudovich, Bitter Campari, 1901 ca. Manifesto litografico (stampa Chappuis, Bologna). 140 x 100 cm. Archivio Davide Campari, S.p.A., Milano
M. Dudovich, Bitter Campari, 1901 ca. Manifesto litografico (stampa Chappuis, Bologna). 140 x 100 cm. Archivio Davide Campari, S.p.A., Milano

Dal 1899 fino al 1905 circa, Dudovich ricorre spesso ad un repertorio di figure allegoriche e ad accademici nudi giovanili. Le raffigurazioni simboliche, le figure di nudi o seminudi saranno utilizzate da Dudovich principalmente in occasioni  “ufficiali”, quali esposizioni, ricorrenze e feste pubbliche. Era frequente in quegli anni, per i cartellonisti, ricorrere a citazioni tratte dall’iconografia classico-rinascimentale (come le divinità mitologiche) ed a repertori simbolisti per celebrare il progresso tecnologico, destinato a migliorare, attraverso i prodotti dell’industria, la qualità della vita.

Insieme a questo filone simbolico un altro, che ritrae scene di vita moderna con giovani donne ed eleganti dandy, prenderà il sopravvento dal 1905 in poi.

M. Dudovich, Cordial Campari, 1915, 200 x 140 cm. (stampa Stabilimento E. Chappuis, Bologna), Raccolta Salce, Museo Bailo, Treviso
M. Dudovich, Cordial Campari, 1915, 200 x 140 cm. (stampa Stabilimento E. Chappuis, Bologna), Raccolta Salce, Museo Bailo, Treviso

Soprattutto dal 1905 in poi, Dudovich arriverà alla formula vincente del manifesto “moderno”: le sue opere approderanno ad una sintesi linea-colore di grande impatto e saranno caratterizzate da una pura bidimensionalità, rinunciando al chiaroscuro, con larghe stesure di colori puri e una linea morbida e sinuosa. L’immagine viene semplificata al massimo e depurata da una serie di dettagli e di notazioni illustrative.

Tutto questo lo si può vedere nel manifesto per Rapid (ancora un pubblicità per gli inchiostri) dove Dudovich arriva ad una essenzialità, assolutamente rivoluzionaria per i tempi.

M. Dudovich, Rapid – Nuovi inchiostri da scrivere sopraffini, 1905-1906 ca. Manifesto litografico (stampa Industrie Grafiche Armanino, Genova). 140 x 100 cm. (Raccolta Salce, Museo Civico Luigi Bailo, Treviso).
M. Dudovich, Rapid – Nuovi inchiostri da scrivere sopraffini, 1905-1906 ca. Manifesto litografico (stampa Industrie Grafiche Armanino, Genova). 140 x 100 cm. (Raccolta Salce, Museo Civico Luigi Bailo, Treviso).

La figura della giovane donna alla scrittoio è evocata soltanto dal volto, con la “macchia” di capelli rossi, e dalle mani. Il corpo può essere solo intuito. Netto il contrasto tra luce e ombra. Già si notano tutte le caratteristiche della nuova tendenza dei cartelloni di Dudovich, che lo annovereranno tra i più grandi cartellonisti del Novecento: sintesi, eliminazione delle ridondanze e vaste campiture di tinte piatte.

Di uguale forza è il seduttivo manifesto per il Liquore Strega, uno dei tanti capolavori di questo periodo, dove si manifesta la grande capacità comunicativa di Dudovich. Una donna – vamp (o una strega?) con una scollatura audacissima per i tempi, protesa verso l’oggetto del desiderio: un bicchierino di liquore Strega.

M. Dudovich, Liquore Strega, 1906 ca. Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano). 200 x 145 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso
M. Dudovich, Liquore Strega, 1906 ca. Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano). 200 x 145 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso

Anche nel manifesto per i Fratelli Sanguinetti è presentata una maliziosa scena salottiera con il dandy in primo piano, che è Dudovich stesso, che si autoritrae compiaciuto.

M. Dudovich, F.lli Sanguinetti – Milano, 1905 ca. Manifesto litografico (stampa Chappuis, Bologna). 150 x 105 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso
M. Dudovich, F.lli Sanguinetti – Milano, 1905 ca. Manifesto litografico (stampa Chappuis, Bologna). 150 x 105 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso

Dal 1906 e fino al 1914 inizia la proficua collaborazione con la casa di moda napoletana “Mele” che rappresenta le sue invenzioni più originali e felici. Nasce anche da quest’esperienza la sua fama, poi confermatasi negli anni seguenti, di cartellonista delle belle donne e della Belle Époque. E sarà proprio a questo mondo che Dudovich nostalgicamente tornerà nella sua ultima produzione pittorica, riproponendo personaggi e temi di allora.

I Magazzini furono inaugurati nel 1889 dai fratelli Emiddio e Alfredo Mele che, viaggiando a Londra e Parigi, ebbero modo di conoscere la formula innovativa, per quei tempi, della “grande distribuzione”. A Londra nel 1849 aveva aperto Harrods seguito nel 1852 a Parigi dall’emporio Le Bon Marché. A Milano nel 1877 fu aperto, ad opera dei fratelli Bocconi,  il primo grande magazzino di abiti preconfezionati per una fascia medio-alta, chiamato  “Alle città d’Italia” che poi diventerà il dannunziano “La Rinascente”.

Lo slogan dei magazzini napoletani sarà “massimo a buon mercato” con prezzi più alla mano rispetto a quelli del magazzino milanese. C’era una grande varietà di scelta (dall’alta moda ad ogni altro genere merceologico) e un grande assortimento, tutto à bon marché ovvero “un buon affare”. La vendita oltre che diretta (la sede era nell’elegante Palazzo della Borghesia a Napoli) veniva fatta anche per corrispondenza con il catalogo trimestrale.

M. Dudovich, E&A Mele & C. Napoli - Eleganti novità mode- Massimo buon mercato, 1908, 205 x 150 cm., Raccolta Salce, Civico Museo Bailo ,Treviso
M. Dudovich, E&A Mele & C. Napoli – Eleganti novità mode- Massimo buon mercato, 1908, 205 x 150 cm., Raccolta Salce, Civico Museo Bailo, Treviso

La ditta Mele affiderà la loro campagna pubblicitaria ai più grandi artisti dell’epoca. Oltre a Dudovich collaborarono per Mele anche Beltrame, Metlicovitz, Cappiello, Laskoff, Malerba, Mauzan, Sacchetti, Terzi, Villa e altri.

I manifesti realizzati per i grandi magazzini napoletani segnano una tappa decisiva non solo per Dudovich, ma anche per tutto il percorso del cartellonismo italiano. Saranno i suoi cartelloni ad imporsi su tutti, segnando i suoi vertici assoluti.

Nella serie per Mele, Dudovich realizza alcune delle sue più brillanti trovate, come nel manifesto con la donna in abito rosso che incede sulla riva del mare controvento, e la sua figura si staglia sullo sfondo di un cielo gonfio di nubi.

In un altro manifesto un gruppo di due gentiluomini e di una dama, che indossano eleganti abiti,  non hanno i volti, perché quello che conta sono i vestiti. “Un procedimento davvero geniale di occultamento psicologico dell’ovvio”, come ben notato da Curci.

M. Dudovich, Mele & C. Napoli – Mode e Novità, 1910 ca. Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano). 200 x 145 cm. Civica Raccolta delle stampe Achille Bertarelli, Milano
M. Dudovich, Mele & C. Napoli – Mode e Novità, 1910 ca. Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano). 200 x 145 cm. Civica Raccolta delle stampe Achille Bertarelli, Milano

Un altro manifesto di straordinaria modernità, oppone una bella ed elegantissima giovane, sorpresa di sguincio e dalla caviglia scoperta, a una coppia di passanti, con un lui visibilmente ammirato e una lei visibilmente scandalizzata.

M. Dudovich, Mele & C. Napoli – Mode e Novità, 1911-12 ca. Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano). 205 x 145 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso
M. Dudovich, Mele & C. Napoli – Mode e Novità, 1911-12 ca. Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano). 205 x 145 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso

E ancora, la bellissima signora con un abito a quadri verdi, bianchi e neri, che ricorda Silvestro Lega ma rivisto con una rigorosa bidimensionalità con l’aggiunta del tocco Liberty floreale dato dai peschi sullo sfondo.

M. Dudovich, Mele & C. Napoli – Mode e Novità, 1907 ca. Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano). 205 x 150 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso
M. Dudovich, Mele & C. Napoli – Mode e Novità, 1907 ca. Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano). 205 x 150 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso

Sono tutte donne eleganti, raffinate, aristocratiche, come quelle che Dudovich frequentava e conquistava, sembra con grande facilità. Inoltre Dudovich aveva capito che l’elegante figura femminile poteva esercitare sempre una notevole attrazione, sia sugli uomini che sulle donne.

Il capolavoro di questi anni, che decreterà l’enorme successo di Dudovich annoverandolo tra i grandi del cartellonismo, sarà un manifesto grazie al quale il suo nome comincerà ad essere conosciuto (e ri-conosciuto).

Sto parlando del famosissimo manifesto del 1911 per i cappelli Borsalino. In quell’anno Dudovich vinse il concorso per il manifesto pubblicitario del marchio di fabbrica Borsalino, e questo cartellone fu una pietra miliare per quanto riguarda l’intera produzione cartellonistica dell’artista triestino, suggellandone il successo.

Il marchio, dello storico negozio di cappelli “Borsalino”, fu creato nel 1857. In quell’anno Giuseppe Borsalino (1834-1900) aprì ad Alessandria il primo laboratorio artigianale per la produzione di cappelli in feltro. L’introduzione di nuovi processi produttivi decretò l’immediato successo dell’azienda. Alla morte di Giuseppe Borsalino, nel 1900, succedette al padre Teresio Borsalino.

M. Dudovich, G.B Borsalino- Marca Zenit, 1911, Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano) 205x145 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso
M. Dudovich, G.B Borsalino- Marca Zenit, 1911, Manifesto litografico (stampa Ricordi, Milano) 205×145 cm. Raccolta Salce, Museo Civico Bailo, Treviso

Perché questo manifesto, e tantissimi altri che realizzò, suggellarono Dudovich tra i principali cartellonisti di fama mondiale? Perché il pregio di un cartellone pubblicitario è quello di catturare l’attenzione del passante frettoloso grazie alla forza ideativa e alla realizzazione efficace. E non è affatto semplice riuscire a farlo senza ridondanze, ripetizioni, copiature.

In questo celebre manifesto non c’è nessuna figura umana e il messaggio pubblicitario è risolto con l’ausilio di pochissimi elementi: una bombetta, un paio di guanti e un bastone, posati su una poltroncina stile Luigi XV, tipica dell’arredamento borghese di fine Ottocento, tra i tendaggi di un salotto. Scompare la figura umana per esaltare soltanto l’oggetto. Ed è proprio questa essenzialità a far sì che il messaggio sia chiaramente leggibile. Ma non solo. È vero che la figura umana è assente, ma la novità è soprattutto nella grande carica allusiva sottesa alla scena: un incontro amoroso che c’è, ma non si vede. Un gentiluomo in visita ad una signora, come si può intuire dall’ambiente domestico di un’anticamera, dalla quale si accede, dietro le tende, ad una stanza molto femminile, il boudoir, un ambiente molto riconoscibile per il pubblico di allora. L’uomo ha lascito i segni della sua presenza sulla poltrona: il cappello, i guanti, il bastone. Attribuiti che chiariscono anche il suo ceto di appartenenza. E quello che sta accadendo nella stanza accanto, tra il signore in visita e la padrona di casa, è lasciato alla fantasia e alla libera interpretazione dello spettatore. “L’atmosfera allusiva e sospesa, il gioco del sottinteso, fanno parte della raffinata psicologia di Dudovich basata spesso sulla volontà di sedurre e coinvolgere il fruitore attraverso delle associazioni mentali che gli consentano di decifrare il messaggio.” (www.marcellodudovich.it)

M. Dudovich, Società Torinese Automobili Elettrici, Torino, 1910. Manifesto litografico, 200 x 140 cm. Stampa Officine G.Ricordi & C., Milano. Provenienza: Collezione privata DFG, Montreux (CH).
M. Dudovich, Società Torinese Automobili Elettrici, Torino, 1910. Manifesto litografico, 200 x 140 cm. Stampa Officine G.Ricordi & C., Milano. Provenienza: Collezione privata DFG, Montreux (CH).

Nel 1911 viene invitato a Monaco di Baviera come disegnatore, “inviato speciale” della pagina mondana del “Simplicissimus”, il foglio umoristico più importante dell’epoca. Era da poco morto il disegnatore che teneva la rubrica mondana e Dudovich avrebbe dovuto prendere il suo posto.

M. Dudovich, Prima di copertina “Simplicissimus”, 1913. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, Prima di copertina “Simplicissimus”, 1913. Fonte: www.marcellodudovich.it

E qui a Monaco, dove si era trasferito con la moglie, nascerà nel 1911 la loro unica figlia, Adriana.

Da Monaco, in qualità di disegnatore di moda e di mondanità, il “Simplicissimus” lo mandava in giro, insieme con la moglie, nelle località climatiche più mondane del continente. In quegli anni Dudovich “era di casa” nei luoghi di convegno dei miliardari, come Deauville, Ostenda, Montecarlo, Saint Moritz. Dirà lo stesso Dudovich, anni dopo, ricordando quei tempi: “E’ difficile descrivere l’eleganza e la ricchezza con cui si viveva in quegli anni felici che precedettero il massacro della prima guerra mondiale. A Deauville […] la passeggiata era affollata delle più belle donne che abbia mai visto e dei più eleganti e opulenti cavalieri. […] Tornavo in albergo, e con la testa ancora piena di quelle eleganze, puntavo il mio foglio da disegno sulla porta e cominciavo a delineare a memoria le silhouettes delle belle dame che tutti conoscete. Eppure sono rimasto sempre un estraneo a quel mondo: la mia meraviglia era genuina, la meraviglia di uno che è restato per tutta la vita inguaribilmente un borghese.” (M. Dudovich, L’età felice di Dudovich, in “Tempo”, 1956).

M. Dudovich, Prima di copertina “Simplicissimus”, 1912. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, Prima di copertina “Simplicissimus”, 1912. Fonte: www.marcellodudovich.it

Come si è visto, gli anni tra il 1905 e lo scoppio della Grande Guerra sono “l’età d’oro” di Marcello Dudovich, anni felici in cui realizza bellissimi manifesti, vincendo anche concorsi importanti.

Nelle sue opere e in particolare nei manifesti, l’artista ritrae la vita del suo tempo, soprattutto di quell’alta società di cui fu il cantore fedele, un mondo che ammirava anche se non gli apparteneva. Dudovich coglie tutti gli aspetti “belli” che l’epoca moderna gli offriva. Come Constantin Guys, altro eccellente osservatore definito da Baudelaire “il pittore della vita moderna” aveva saputo cogliere il “bello” della società francese nella seconda metà dell’800, così anche Dudovich ritrasse il “bello” della società del ‘900.

Vai al prossimo articolo: “Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. L’età della paura e gli anni Venti”

 

BREVI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Per una bibliografia più esaustiva si rimanda alla Bibliografia, curata da me, pubblicata nel catalogo della mostra “Marcello Dudovich. Oltre il manifesto”

de CATERINA, Maria Alessandra, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947), tesi di laurea, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, relatore Silvia Bordini, a.a. 1999/2000

CURCI, Roberto, MASAU DAN, Maria, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto, Milano, Edizioni Charta, 2002. (Catalogo della mostra). Testi di: Roberto Curci, Gian Luigi Falabrino, Piero Delbello, Maria Alessandra de Caterina, Lucio Scardino, Rossana Bossaglia, Anna Maria Spiazzi.

de CATERINA, Maria Alessandra, Segni moderni e sogni del passato. Dudovich muralista, pp. 52-63, in “Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”, Milano, Edizioni Charta, 2002 (Catalogo della mostra)

CURCI, Roberto, Marcello Dudovich cartellonista, 1878-1962, Trieste, Cassa di Risparmio di Trieste, 1976

Archivio storico di Marcello Dudovich: www.marcellodudovich.it

CURCI, Roberto – DORFLES, Gillo, Marcello Dudovich 1878-1962. I cento bozzetti e manifesti per la Rinascente, Milano, Fabbri editore, 1985. (Catalogo della mostra)

“La Rinascente” Archivio: https://archives.rinascente.it

FARINA, Ferruccio, Il mare di Dudovich, vacanze e piaceri balneari nei segni del più grande cartellonista italiano, 1900-1950, Milano, Fabbri, 1991. (Catalogo della mostra)

MONTENERO, Giulio, Marcello Dudovich – Una mostra su 60 anni di manifesti al Civico Museo Revoltella di Trieste, 25 giugno-25 luglio 1962, Trieste, Comune di Trieste, 1962. (Catalogo della mostra)

GRANZOTTO, Giovanni, Marcello Dudovich, s.l. [ma Milano], Giorgio Corbelli editore, 1999

PUTTIN, Lucio – BRUNI, Barbara, Marcello Dudovich, Treviso, Museo Civico “Luigi Bailo”, 1978. (Catalogo della mostra)

PICONE PETRUSA, Maria Antonietta, I manifesti Mele, immagini aristocratiche della “belle époque” per un pubblico di Grandi Magazzini, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988 – Roma, De Luca Edizioni d’Arte S.p.A., 1988. (Catalogo della mostra)

Fondazione Emiddio Mele – I Magazzini Mele: www.fondazionemele.it

CURCI, Roberto, M. Dudovich. Corso Album, Trieste, Edizioni Lint, 1985

CURCI, Roberto, Dudovich. La poetica dell’immagine femminile, Modit, Milano, 1990 (Catalogo della mostra)

POLI, Francesco, Marcello Dudovich: disegni dagli anni venti agli anni cinquanta, Torino, La Bussola – Grafica internazionale, 1990 (Catalogo della mostra)

MOROLLI, Gabriele – FONTI, Daniela PESCE, Giuseppe, Il Palazzo dell’Aeronautica, Roma, Editalia, 1989

RESENTERA, Gian Paolo – GUARNIERI, Silvio, Walter Resentera. Retrospettiva antologica a cinque anni dalla scomparsa, Schio, Edizioni Menin, 2000

PADOVANI, Francesco, Fabbrica Birra Pedavena, 1897-1997: cent’anni di storia, Rasai di Seren del Grappa, Edizioni DBS, 1997. (Catalogo della mostra)

Tesi di Laurea su W. Resentera di: RECH, Chiara, Walter Resentera (1907 – 1995). Cartellonista, illustratore, pittore. aa. 2000/2003 e TESSARI, Michela.

Sito web su W. Resentera: www.resentera.it

Sara Accorsi, Nives Comas Casati. L’eletta signora, Ed. Cirelli & Zanirato, Ferrara, 2010

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Un commento su “Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Gli esordi e la sua prima produzione”

  1. Brava Maria Alessandra! Sempre puntuale nel riportarci biografie ed opere artistiche con il tuo stile inconfondibilmente asciutto, ma nello stesso tempo abbondante di riferimenti….come una “giustapposizione,, all’essenzialismo figurativo del Dudovich. Ricordo il tuo entusiasmo quando sei tornata al Ministero dell’Aereonautica in occasione dell’esposizione delle opere del Dudovich dopo il loro restauro! Grazie a te ora so di piu’ su questo artista davvero fantastico e fantasioso nella sua modernita’. Ciao con affetto.

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