Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Le decorazioni murali nel Palazzo dell’Aeronautica – II° parte

Sul ciclo di decorazioni parietali realizzate nella mensa e nel bar da M. Dudovich non si hanno notizie precise per quanto riguarda la data d’esecuzione. Si è trovata un’unica citazione delle tempere su una rivista del marzo 1933 che riferisce un episodio avvenuto tra Dudovich e Mussolini il giorno in cui “s’inaugurò l’originalissimo refettorio” con i suoi dipinti. Non è ben chiaro però se l’episodio si riferisca al giorno in cui la mensa iniziò a funzionare (16 gennaio 1932), e da ciò si può presumere che le pitture (o almeno alcune di esse) furono eseguite entro tale data, o se si riferisca invece a una data posteriore, presumibilmente febbraio-marzo 1933, in cui furono inaugurate solo le pitture di Dudovich, mentre la mensa era ormai già in funzione da un anno, per cui si può avanzare l’ipotesi che le decorazioni furono completate in seguito.

Marcello Dudovich nello studio della Ricordi a Milano
Marcello Dudovich nello studio della Ricordi a Milano

La tecnica di esecuzione di questi murali è la tempera e questo dato è confermato anche dall’analisi di un restauro effettuato negli anni scorsi sulle due decorazioni superstiti, che parla di tecnica mista: olio e tempera grassa. Per “tempera” s’intende quella tecnica che usa acqua per sciogliere i colori e per legante un’altra sostanza che non sia olio, ma uovo, latte, lattice di fico, colle, gomme, cere o altro unito ad acqua. Il termine è derivato da “temperare”, nel senso di stemperare i colori, ed anche di mescolare in misura giusta.

Molte furono le trasformazioni, effettuate nel dopoguerra, negli ambienti dove erano stati collocati la mensa e il bar per adattarli alle nuove necessità.

Alla fine degli anni ’80 si era arrivati al punto di completa saturazione delle capacità ricettive per i servizi esistenti. Alle accresciute esigenze di spazio si fece fronte in parte con la sistemazione in ogni stanza di sette-otto e anche più posti di lavoro, ed in parte con la costruzione di corpi aggiunti, in quanto il palazzo del ministero era ormai incapace di sopportare il carico dei cinquemila impiegati. Bisogna inoltre tenere presente che le autorità militari possono agire sul loro territorio sottraendosi a qualunque forma di controllo da parte dell’amministrazione comunale (cfr. “Il Messaggero”, n. 31, 7 febbraio 1987).

E tra le zone a subire più modifiche furono proprio i locali dei sotterranei dove era collocata la mensa e il bar, decorati con le tempere di Dudovich. Queste trasformazioni non furono però eseguite tutte nello stesso periodo.

Il grande salone della mensa fu negli anni, per esigenze di spazio, suddiviso e tramezzato per ricavarne più locali, stravolgendo così il progetto originario, e in alcune zone sono stati creati due piani.

Quasi tutti i murali di Dudovich (tranne due, attualmente superstiti, che erano collocati nel bar) vennero imbiancati. A metà degli anni ’70 erano ancora visibili alcune delle tempere ma erano già state apportate modifiche sostanziali alla pianta.

I murali dovevano essere in totale undici (o nove-dieci, se due o uno dei murali è stato successivamente sovrapposto) e secondo una mia ipotesi, formulata all’epoca della tesi di laurea sulla collocazione originaria delle tempere, quattro erano situati nei locali del bar e gli altri sette (o cinque-sei) nella mensa.

Dal 2014 il Ministero dell’Aeronautica sta portando avanti un ottimo lavoro di restauro e soprattutto un complesso lavoro di recupero di alcune delle tempere di Dudovich ormai non più visibili e imbiancate nel corso degli anni, anche se alcune di esse, a causa delle grandi modifiche apportate alla sala, sono andate irrimediabilmente distrutte (cfr. www.officinabeniculturali.it, Restauro dipinti murali “Gli Innamorati” ed “Il Convegno”). E si spera anche, una volta terminati i lavori, in una loro fruizione e apertura al pubblico.

M. Dudovich, Bozzetto per studio di pubblicità, 1934. Acquarello su carta (Archivio Centro Storico Fiat, Torino)
M. Dudovich, Bozzetto per studio di pubblicità, 1934. Acquarello su carta (Archivio Centro Storico Fiat, Torino)

Una caratteristica accomuna le decorazioni di Dudovich: tutte le scene si svolgono in cielo, su delle grosse nuvole. Data l’assenza di documentazione archivistica inerente il soggetto, all’epoca della mia tesi di laurea formulai delle considerazioni, riguardo all’interpretazione delle opere murali, scaturite dalla particolare funzione dell’intero Ministero dell’Aeronautica, dagli intenti di Balbo e dalla politica fascista.

Alcune scene sono molto argute, come nel caso di una delle due tempere superstiti, in origine collocata nel bar. In primo piano, sulla sinistra, un cuoco sta portando una pentola, un secondo mescola, in una grande pila, il brodo per cucinare il…“pollo”, e un terzo controlla il fuoco, alimentato dalle stelle, visto che siamo in cielo.

M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Particolare del murale con i cuochi (foto dell’autore) - Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Particolare del murale con i cuochi (foto dell’autore) – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

In secondo piano, in alto sulla destra, un quarto personaggio, seduto su una nuvola, sta spennando il pollo per cucinarlo; a ben guardare però, il “pollo” è in realtà un’aquila!

M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Particolare del murale con lo spennamento del “pollo” (foto dell’autore) - Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Particolare del murale con lo spennamento del “pollo” (foto dell’autore) – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Oltre che molto ironica, questa scena è decisamente anche molto libertina, per essere stata realizzata in un ministero, dato che l’aquila è il simbolo dell’Aviazione e la sua raffigurazione aulica era presente in molti luoghi del ministero e soprattutto, come si è detto precedentemente, troneggiava, stilizzata, in cima al palazzo. E molti sono gli esempi dell’epoca che riportano la raffigurazione retorica e classica dell’aquila, quale simbolo dell’Aeronautica.

Lo stesso Italo Balbo, rivolgendosi a Mussolini nel giorno dell’inaugurazione, la citerà affermando che fu il duce a liberare l’aquila prigioniera, donando all’Aeronautica l’indipendenza.

Ma tutto questo fu possibile proprio grazie alla personalità di Balbo, come ben accennato in un articolo scritto nel 1933, pubblicato in occasione del I° decennale della fondazione della Regia Aeronautica. Si citano le decorazioni di Dudovich e si parla di “scapricciatura ironica”, di “aeree ironie” che servivano per rallegrare le pareti: “Italo Balbo, quando ha proprio voluto rallegrare con qualche dipinto qualche parete del suo Ministero, ha chiamato un pittore antiaccademico, Marcello Dudovich, perché gli facesse qualcosa di fine e d’ironico. E Marcello Dudovich ha lasciato finalmente entrare le aquile, ma in funzione umoristica, in una ridente montatura aristofanesca di nuvole, tra serenate argute. […] qualcuno, da buon retore, arricciava il naso dinanzi a quelle aeree ironie e ne parlava con una certa sdegnata austerità.”.

E’ dunque un Dudovich “goliardico”: anche in un’altra scena, collocata nella mensa, in un aeroporto due aquile fanno il biglietto per imbarcarsi su un aereo mentre una terza aspetta il suo turno. In centro si vede un aereo italiano, dal tricolore visibile nella coda, con un gruppo di passeggeri con i loro bagagli. Sulla destra in alto s’intravedono, sopra le nuvole, altri quattro o cinque aerei, che stazionano in un aeroporto e, al di sotto di questi, un uomo che si fa la barba, ancora una volta “comodamente” seduto su di una nuvola. In basso, sempre sulla destra si vede un paesaggio, forse costiero, chiaramente influenzato dalle fotografie aeree, ed un aeroplano che lo sorvola.

M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con le aquile che fanno il biglietto per imbarcarsi - Ufficio Documentazione Ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”
M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con le aquile che fanno il biglietto per imbarcarsi – Ufficio Documentazione Ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”

Il dipinto richiama l’importanza dello sviluppo dell’aviazione civile, auspicato da Balbo, oltre al potenziamento di quella militare. Durante i sette anni del suo incarico furono istituite molte linee aeree commerciali regolari che collegarono tutte le parti d’Italia e vennero aperte nuove rotte internazionali e coloniali. Il 2 ottobre 1928 Balbo pilotò personalmente il primo volo regolare per passeggeri, con quattordici persone a bordo, sulla linea Roma – Tripoli. Nel 1930 si contarono 40.000 passeggeri portati in quell’anno e l’Italia si classificò terza in Europa dopo la Germania e la Francia. Grande importanza assumevano l’aeroporto del Littorio di Roma sulla via Salaria, che nasce come scalo civile verso la fine degli anni Venti, oggi aeroporto dell’Urbe, e l’idroscalo di Ostia, decorato nel 1927-28 con i murali di Dottori, come si è visto nel precedente articolo. Nell’ottobre 1934 poi, fu creata l’Ala Littoria, nuova compagnia aerea gestita dallo Stato, nata dall’unione delle linee aeree nazionali che erano in concorrenza tra loro.

Questa tempera era ancora visibile nel 1976, come testimoniato dallo studio di R. Curci.

In un ’altra scena, situata nella sala mensa, si voleva richiamare l’attenzione sul trasporto dei passeggeri che, soprattutto per le grandi distanze, era stata fino ad allora una prerogativa dei transatlantici. S’intravede dall’alto, attraverso uno squarcio aperto tra le dense nubi, un aereo che trascina con una fune una grande nave che dall’aspetto sembra essere un transatlantico.

M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con un aereo che trascina con una fune una nave - Ufficio Documentazione, ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”
M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con un aereo che trascina con una fune una nave – Ufficio Documentazione, ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”

Era abbastanza consueto che gli aerei, ovviamente gli idrovolanti, venissero presi a rimorchio dalle navi se erano costretti ad ammarare per avaria, mentre la scena rappresenta parossisticamente l’esatto contrario.

Oltre che ribadire la supremazia dell’Aeronautica sulla Marina (Balbo, infatti, volle concentrare nella nuova Arma tutto quello che volava), si voleva probabilmente richiamare l’attenzione, ancora una volta, sul trasporto dei passeggeri che, fino ad allora, era una prerogativa di questi “alberghi galleggianti”, soprattutto per le grandi distanze. Da adesso, invece, si potrà anche scegliere di viaggiare con un mezzo più veloce e moderno.

Anche questo murale, come testimoniato da R. Curci, era ancora visibile nel 1976.

In un altro murale, che era ubicato nella mensa, si vede un pilota che, in volo rovesciato con il suo apparecchio, si sporge dalla carlinga e con un sassofono suona la serenata a una ragazza che lo osserva dall’alto di una torre merlata.

M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con una serenata - Ufficio Documentazione Ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”
M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con una serenata – Ufficio Documentazione Ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”

Trasposizione, in chiave moderna ed “aeronautica”, di una favola con il cavaliere che ha sostituito il cavallo con l’aereo e corteggia una donna in abiti moderni, i cui connotati sono di fattura tipicamente dudoviciana.

Questa scena è descritta in occasione dell’inaugurazione del refettorio, nell’articolo del 1933, citato precedentemente, pubblicato in occasione dell’inaugurazione della mensa il 28 marzo 1933: “Si vedeva perfino un aviatore che, sulle nuvole, faceva una serenata con un saxophone.[…] Qualcuno osservava persino, con patriottico zelo, che quel saxophone era una stonatura per un aviatore italiano. Il povero Dudovich, che sentiva tutti quei discorsi, s’era fatto piccino piccino e non sapeva che pesci pigliare. Ad un tratto, il Duce s’accorse di lui e, chiamandolo a sé con festante cordialità, gli disse forte: «Tutto mi piace e quel saxophone soprattutto. Il saxophone è un istrumento italiano, inventato da un italiano»..

La scena richiama anche le spettacolari acrobazie aeree molto frequenti in occasione di solenni cerimonie e di manifestazioni pubbliche, come le due “Giornate dell’Ala”, tenute l’8 giugno 1930 e il 27 maggio 1932, esibizioni che rientravano nell’attività propagandistica a più livelli coltivata da Balbo per garantire popolarità all’Aeronautica.

Fotografia pubblicata su una rivista d’epoca (1934), In volo rovescio, a bassa quota sul Tevere – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Fotografia pubblicata su una rivista d’epoca (1934), In volo rovescio, a bassa quota sul Tevere – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Grazie anche al largo spazio dato all’aviazione dalla stampa, dalla radio e dal cinema, i piloti erano amati e ammirati per la loro audacia e il loro fascino.

Il castello raffigurato potrebbe essere, oltre che una semplice citazione narrativa, anche un omaggio all’Emilia Romagna ed a Ferrara in particolare, città di Balbo, che si poteva ritenere all’epoca quasi un suo “feudo”, vista la “corte” che si era raccolta intorno a lui; e là viveva, come si è già accennato, anche la nipote di Dudovich, Nives. Il riferimento va soprattutto al Palazzo Comunale di quella città, una costruzione del XIII secolo, dall’aspetto fiabesco dovuto alle sue torri merlate.

Palazzo Comunale di Ferrara in una foto d’epoca, facciata - Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Palazzo Comunale di Ferrara in una foto d’epoca, facciata – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Numerosissimi sono comunque i castelli in Emilia Romagna che hanno quest’aspetto, come il castello di Bardi e il trecentesco castello di S. Martino in Soverzano, scenograficamente restaurato alla fine dell’Ottocento.

Questo murale risultava già non più visibile nel 1976, come testimoniato da R. Curci.

Ancora due murali, originariamente collocati nel bar, richiamano le esercitazioni aeree molto diffuse all’epoca. In uno di questi, una coppia vista di spalle ammira i giochi acrobatici di una squadra di aerei che lasciano una cortina di fumo. Il semicerchio di fumo è stato realizzato appositamente dal pittore per risolvere un problema della parete, dove erano presenti dei grandi tubi a vista, come si può vedere da una fotografia fatta prima delle decorazioni.

M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con una coppia che ammira i giochi acrobatici di una squadra di aerei - Ufficio Documentazione Ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”
M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con una coppia che ammira i giochi acrobatici di una squadra di aerei – Ufficio Documentazione Ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”

La figura vista di spalle sarà riutilizzata molte volte da Dudovich. È una sua costante la tendenza al riadattamento di personaggi e soggetti.

Copertina a colori di M. Dudovich in “La Lettura”, maggio 1929 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Copertina a colori di M. Dudovich in “La Lettura”, maggio 1929 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Nell’altro murale c’è una scena di caccia e pesca con più episodi tra cui un aviatore che si sporge dall’apparecchio in volo rovesciato per dare la caccia ad un coniglio. Più in alto, sulla sinistra, un altro spara agli uccelli e un altro ancora, sulla destra in alto, si dedica alla pesca.

La caccia era uno sport molto di moda all’epoca e molto amato anche dallo stesso Balbo.

M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con scene di caccia e pesca - Ufficio Documentazione Ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”
M. Dudovich (in collaborazione con W. Resentera), Fotografia in b/n del murale con scene di caccia e pesca – Ufficio Documentazione Ministero dell’Aeronautica. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”

L’aviatore in centro che si sporge dal suo apparecchio in volo rovesciato, è la celebrazione fantastica delle spettacolari acrobazie aeree che spesso avevano luogo in occasione di grandi parate aeree e di solenni cerimonie. Tali manifestazioni rientravano nell’attività propagandistica a più livelli coltivata da Balbo per garantire popolarità all’aeronautica.

Foto pubblicata su una rivista dell’epoca (giugno 1932), con esercitazioni durante la “Giornata dell’Ala” (27 maggio 1932): Acrobazie della 71 squadriglia in volo rovesciato – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Foto pubblicata su una rivista dell’epoca (giugno 1932), con esercitazioni durante la “Giornata dell’Ala” (27 maggio 1932): Acrobazie della 71 squadriglia in volo rovesciato – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

La stampa, la radio, il cinema, davano largo spazio all’aviazione; il giovane pilota audace e fascinoso prendeva il posto del brillante ufficiale di cavalleria nei romanzi d’amore e nella stampa d’evasione, e i grandi piloti venivano amati ed ammirati come oggi i divi dello spettacolo.

In quasi tutte le scene del bar e della mensa, Dudovich usa un impianto con molti assi diagonali, ed alcuni a croce di Sant’Andrea. Sono delle invenzioni dinamiche alle quali l’artista ricorrerà frequentemente per tutti gli anni Trenta. Un caso esplicito, per quanto riguarda i cartelloni, è la famosa pubblicità della macchina “Fiat – La nuova Balilla per tutti – eleganza della signora” del 1934 circa, dove su un asse obliquo si incrociano la Fiat e la donna vestita d’azzurro.

E, tra le scene murali che risentono dell’impianto a croce di Sant’Andrea, è in special modo quella di caccia e pesca.

Vai al prossimo articolo: “Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Le decorazioni murali del Palazzo dell’Aeronautica  – III° parte”

 

BREVI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Per una bibliografia più esaustiva si rimanda alla Bibliografia, curata da me, pubblicata nel catalogo della mostra “Marcello Dudovich. Oltre il manifesto”

de CATERINA, Maria Alessandra, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947), tesi di laurea, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, relatore Silvia Bordini, a.a. 1999/2000

CURCI, Roberto, MASAU DAN, Maria, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto, Milano, Edizioni Charta, 2002. (Catalogo della mostra). Testi di: Roberto Curci, Gian Luigi Falabrino, Piero Delbello, Maria Alessandra de Caterina, Lucio Scardino, Rossana Bossaglia, Anna Maria Spiazzi.

de CATERINA, Maria Alessandra, Segni moderni e sogni del passato. Dudovich muralista, pp. 52-63, in “Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”, Milano, Edizioni Charta, 2002 (Catalogo della mostra)

CURCI, Roberto, Marcello Dudovich cartellonista, 1878-1962, Trieste, Cassa di Risparmio di Trieste, 1976

Archivio storico di Marcello Dudovich: www.marcellodudovich.it

CURCI, Roberto – DORFLES, Gillo, Marcello Dudovich 1878-1962. I cento bozzetti e manifesti per la Rinascente, Milano, Fabbri editore, 1985. (Catalogo della mostra)

“La Rinascente” Archivio: https://archives.rinascente.it

FARINA, Ferruccio, Il mare di Dudovich, vacanze e piaceri balneari nei segni del più grande cartellonista italiano, 1900-1950, Milano, Fabbri, 1991. (Catalogo della mostra)

MONTENERO, Giulio, Marcello Dudovich – Una mostra su 60 anni di manifesti al Civico Museo Revoltella di Trieste, 25 giugno-25 luglio 1962, Trieste, Comune di Trieste, 1962. (Catalogo della mostra)

GRANZOTTO, Giovanni, Marcello Dudovich, s.l. [ma Milano], Giorgio Corbelli editore, 1999

PUTTIN, Lucio – BRUNI, Barbara, Marcello Dudovich, Treviso, Museo Civico “Luigi Bailo”, 1978. (Catalogo della mostra)

PICONE PETRUSA, Maria Antonietta, I manifesti Mele, immagini aristocratiche della “belle époque” per un pubblico di Grandi Magazzini, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988 – Roma, De Luca Edizioni d’Arte S.p.A., 1988. (Catalogo della mostra)

Fondazione Emiddio Mele – I Magazzini Mele: www.fondazionemele.it

CURCI, Roberto, M. Dudovich. Corso Album, Trieste, Edizioni Lint, 1985

CURCI, Roberto, Dudovich. La poetica dell’immagine femminile, Modit, Milano, 1990 (Catalogo della mostra)

POLI, Francesco, Marcello Dudovich: disegni dagli anni venti agli anni cinquanta, Torino, La Bussola – Grafica internazionale, 1990 (Catalogo della mostra)

MOROLLI, Gabriele – FONTI, Daniela PESCE, Giuseppe, Il Palazzo dell’Aeronautica, Roma, Editalia, 1989

RESENTERA, Gian Paolo – GUARNIERI, Silvio, Walter Resentera. Retrospettiva antologica a cinque anni dalla scomparsa, Schio, Edizioni Menin, 2000

PADOVANI, Francesco, Fabbrica Birra Pedavena, 1897-1997: cent’anni di storia, Rasai di Seren del Grappa, Edizioni DBS, 1997. (Catalogo della mostra)

Tesi di Laurea su W. Resentera di: RECH, Chiara, Walter Resentera (1907 – 1995). Cartellonista, illustratore, pittore. aa. 2000/2003 e TESSARI, Michela.

Sito web su W. Resentera: www.resentera.it

Sara Accorsi, Nives Comas Casati. L’eletta signora, Ed. Cirelli & Zanirato, Ferrara, 2010

Copyright©2016 www.vogliadiarte.com di Maria Alessandra de Caterina      Tutti i diritti riservati. 
Il materiale di questo sito non può essere copiato, pubblicato o venduto in qualsiasi forma, senza l'autorizzazione dell'autore. Gli utenti possono condividere il contenuto unicamente per proprio uso personale per fini non commerciali.

2 pensieri riguardo “Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Le decorazioni murali nel Palazzo dell’Aeronautica – II° parte”

  1. L’imbiancatura delle tempere del Dudovich potrebbe essere stata l’ennesimo caso di ”damnatio memoriae”; forse le sue rappresentazioni allegoriche non furono comprese nel senso spiritoso, voluto dall’autore, nè in quello di propaganda per la neonata Aviazione Italiana. Certamente i soggetti trattati si possono definire, per la maggior parte, ” goliardici”, tanto piu’, aggiungo, che questi lavori a tempera sono vicini alla costruenda nuova Universita’ degli Studi ”La Sapienza’, inaugurata proprio nel lontano 1935( faccio presente, non a te, ma a quanti leggessero questo mio commento e non lo sapessero che l’antica Universita’ degli Studi di Roma si trovava al Corso del Rinascimento, nel Palazzo della Sapienza, fondata da Bonifacio VIII nel 1303, poco prima della morte, ed ebbe qui la sede dal tempo di Eugenio IV (1431-47); oggi il palazzo e’ adibito ad Archivio di Stato). Nuvole aristofanesche si, ma si potrebbe anche parlare di ”voli” pindarici!! Il castello con la torre non potrebbe anche richiamare il nostro palazzo Venezia, nell’omonima piazza, scelto da Mussolini come suo ”quartier generale”? Anch’io spero che, dopo questi lavori di restauro, aprano al pubblico, cosi’ da poter visualizzare di persona i murali sopravvissuti. Ti ringrazio ancora per le tue accurate informazioni ed alla prossima…ciao

    1. Come ho scritto nell’articolo, l’imbiancatura dei murali si deve a motivi di esigenze di spazio. La sala della mensa era una sala molto ampia, come si vede bene nella pianta originaria, e nel corso degli anni è stato via via tramezzato per ricavarne più locali. Non penso ci siano stati motivi particolari di “damnatio memoriae”, soprattutto nel caso dei murali di Dudovich che non erano comunque strettamente legati con il regime fascista.
      E’ interessante la tua osservazione sulla torre, come possibile richiamo di quella di Palazzo Venezia a Roma. Un pittore si serve di numerosi spunti, sia di luoghi da lui visitati che di luoghi non visitati ma visti semplicemente in foto o nei giornali dell’epoca.
      Grazie sempre per le tue attente osservazioni Agostino! 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *