Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Il soggiorno in Libia (1936 – 1937)

Marcello Dudovich tra il 1936 e il 1937 soggiornò in Libia, ospite a Tripoli di sua nipote Nives Comas Casati, la figlia di sua sorella Itala Dudovich. È in quegli anni che ritrasse sua nipote nel quadro ad olio, di reminiscenza classica per la posa della figura, con vesti arabe.

M. Dudovich, Ritratto della nipote Nives Comas Casati in vesti arabe, proprietà privata (oggi in America), tempera, 1937 ca. – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
M. Dudovich, Ritratto della nipote Nives Comas Casati in vesti arabe, proprietà privata (oggi in America), tempera, 1937 ca. – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Dudovich sarà nuovamente suo ospite a Tripoli nel 1951, in occasione di una mostra di pittura che Nives gli allestisce presso il Circolo degli Italiani. L’ambiente “esotico” offrì al pittore numerosi spunti che si tradurranno negli anni soprattutto in dipinti a tempera.

In Africa l’artista triestino ritrovò Italo Balbo, nominato qualche anno prima governatore della colonia africana. Il 5 novembre 1933 fu consegnata a Balbo la lettera di congedo da ministro dell’Aeronautica, datata 31 ottobre, e la notizia venne resa pubblica il 6 novembre: l’esonero colse Balbo al culmine della sua carriera. Il 15 gennaio del 1934 Balbo sbarcò a Tripoli per assumere il suo nuovo incarico di governatore delle due colonie libiche, la Cirenaica e la Tripolitania, unificate nel dicembre del 1934 per formare la Libia.

Italo Balbo Governatore della Libia (1934 – 1940). Fonte: http://lanuovaferrara.gelocal.it/
Italo Balbo Governatore della Libia (1934 – 1940). Fonte: http://lanuovaferrara.gelocal.it/

Secondo molti storici, la nomina Balbo a governatore della Cirenaica e della Tripolitania fu una mossa decisa da Mussolini per liberarsi di lui, in quanto era potenzialmente un temibile rivale, che avrebbe potuto mettere in ombra il duce, vista la sua popolarità come ministro dell’Aeronautica. Era comunque consuetudine di Mussolini, per mantenere la sua autorità, quella di sostituire le persone negli incarichi dopo tre-quattro anni, sia per dare un’apparenza di rinnovamento agli occhi dell’opinione pubblica, sia per evitare che, occupando a lungo la stessa carica, potessero acquisire troppo prestigio e troppo peso politico.

Italo Balbo fu mandato in Libia in un momento in cui godeva di una grande popolarità, all’indomani del rientro dalla crociera atlantica. Nel dicembre del 1934 la Tripolitania e la Cirenaica furono riunite in una sola colonia denominata “Libia”.

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames - Gadames: on the Mehara, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames – Gadames: on the Mehara, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it

Il nuovo governatore realizzò grandi opere pubbliche e provvedimenti di natura economica e sociale a favore della popolazione. Anche la sua politica coloniale, come prima quella da ministro dell’Aeronautica, fu un enorme successo di massa e di stampa e tutti, anche i giornalisti esteri, rimasero favorevolmente impressionati dall’organizzazione promossa dal nuovo governatore che, anche in questo caso, si dimostrò molto abile nel colpire l’opinione pubblica.

Lo sviluppo edilizio durante gli anni del suo governo fu notevole in tutta la colonia, ma soprattutto a Tripoli. In quegli anni si aprì anche un dibattito tra gli architetti, incentrato su cosa dovesse intendersi per “architettura coloniale”. Nel 1936 fu stilato dall’architetto Giovanni Pellegrini il Manifesto dell’architettura coloniale, dove si sottolineava la necessità di utilizzare forme semplici, cubiche e funzionali che si richiamavano alle abitazioni arabe indigene, fondendosi con le tecniche moderne.

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames - A Nalut hotel, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames – A Nalut hotel, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it

Altra importante iniziativa del governo di Balbo, che rappresentava anche un elemento base dell’economia libica, fu quella di valorizzare la colonia sviluppando un’organizzazione turistica per richiamare verso la Libia un maggior numero di visitatori. Da quando nel 1911 la Libia era diventa una colonia italiana, ci furono sporadiche attività legate al turismo. Per incrementare e promuovere il movimento turistico si doveva garantire un’attrezzatura alberghiera idonea alle diverse necessità. Nel 1935 fu istituito l’Ente Turistico ed Alberghiero della Libia (ETAL) che organizzava, soprintendeva e promuoveva tutte le attività turistiche. Tra queste, favoriva la costruzione di numerosi nuovi alberghi in tutto il territorio della Libia: l’albergo Mehari fu tra i primi ad essere costruiti nel 1935, realizzato dall’architetto Florestano Di Fausto e dall’architetto Gatti Casazza per l’arredamento.

Sempre nel 1935 fu aperto il complesso polifunzionale dell’Uaddan, che prendeva il nome dal caratteristico muflone libico, progettato sempre da Di Fausto per la parte edilizia e da Gatti Casazza per l’arredamento.

Fotografia da una rivista d’epoca (1939), L’albergo “Uaddan” a Tripoli opera dell’architetto Florestano Di Fausto (1935) – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Fotografia da una rivista d’epoca (1939), L’albergo “Uaddan” a Tripoli opera dell’architetto Florestano Di Fausto (1935) – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

L’Uaddan era classificato, dalle guide dell’epoca, come appartenente alla categoria “lusso”, l’unico grande albergo del genere su tutta la costa mediterranea dell’Africa Settentrionale, destinato a ricevere l’aristocrazia della clientela turistica internazionale.

L’Uaddan (ora Waddan), che dalla fine degli anni Trenta e per tutto il dopoguerra è stato l’albergo della società bene di Tripoli, è oggi classificato tra le categorie degli alberghi relativamente economici, mentre il Mehari è, ancora oggi, l’albergo più elegante di Tripoli.

L’Ente Turistico ed Alberghiero della Libia, oltre a gestire gli alberghi, svolgeva anche altre attività propagandistiche con lo scopo di sviluppare il turismo. Furono realizzati opuscoli, inserzioni e cartelloni pubblicitari.

Marcello Dudovich fu incaricato di eseguire un manifesto nel 1937 circa, per pubblicizzare l’albergo Uaddan: in primo piano c’è la “manina di Fatima”, un caratteristico oggetto d’artigianato realizzato in filigrana, tipico della tradizione musulmana, e dietro a questo, s’intravede la torre dell’albergo.

M. Dudovich, Uaddan Hotel Casino – Tripoli d’Affrica, 1937 ca., (stampa IGAP, Milano-Roma) 100 x70 cm. – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
M. Dudovich, Uaddan Hotel Casino – Tripoli d’Affrica, 1937 ca., (stampa IGAP, Milano-Roma) 100 x70 cm. – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Probabilmente non fu una semplice aggiunta “esotica”, da parte di Dudovich, inserire questo oggetto di artigianato locale nel suo cartellone pubblicitario.

Tra le varie attività che ebbero un forte incremento durante il governatorato di Balbo, va ricordato proprio l’artigianato che fu incoraggiato ed assistito in quanto aveva molte possibilità di sviluppo artistico ed economico. Nel 1934 fu costituito l’“Artigianato della Libia” che inquadrava tutti gli artigiani nazionali proprietari di aziende ed i maestri d’arte e registrava, come aderenti, gli artigiani indigeni. Nel 1936 furono istituiti i corsi delle scuole-botteghe artigiane del tappeto, dell’oreficeria e della ceramica nel quartiere di Suk el-Muscir di Tripoli, create e gestite a Tripoli dall’Istituto Fascista per l’Artigianato della Libia. Tra queste, la Scuola-Bottega Artigiana degli orafi e degli argentieri si basava sulle antiche tradizioni dell’arte orafa libica e rappresentava una delle attività economicamente più importanti della Libia.

Dunque non un’aggiunta casuale da parte dell’artista triestino ma una precisa volontà nel sottolineare l’opera di Balbo nella colonia libica e un duplice suggerimento turistico che celebrava l’opera degli italiani nella colonia. Oltre alla pubblicità dell’albergo (costruito da un architetto italiano), era presente anche la pubblicità di una tra le attività artigiane più redditizie (ora gestite dagli italiani).

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames - Sinauen, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames – Sinauen, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it

Per quanto riguarda le commissioni avute da Dudovich in Libia si deve ricordare, ancora una volta, la “pista ferrarese”, della quale si è già parlato riguardo alla commissione al Ministero dell’Aeronautica. Una volta trasferitosi in Libia, Balbo volle portare con sé molti degli amici e collaboratori che formavano la sua “corte” a Ferrara. Si è già accennato al legame che univa Dudovich con l’ambiente ferrarese, rappresentato da sua nipote Nives che faceva parte anche lei di questo “clan” balbiano e dal 1934 risiedeva a Tripoli. Fu lo stesso Balbo che, avendola molto a cuore, pur di averla in Libia, fece ottenere al marito di Nives un importante incarico a Tripoli, dove i coniugi Casati restarono per venticinque anni. E qui in Libia Nives continuò a coltivare i suoi interessi artistici.

Nives Comas Casati (Feroleto Antico, 1901-Città del Messico, 1990), figlia di Itala Dudovich, sorella dell’artista, ebbe un ruolo importante nel percorso artistico e umano dello zio Marcello. Fu sua allieva, sua modella e fu quasi una seconda figlia, accanto ad Adriana Foto: Roma, proprietà Casati Cattani – Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich – Oltre il manifesto”
Nives Comas Casati (Feroleto Antico, 1901-Città del Messico, 1990), figlia di Itala Dudovich, sorella dell’artista, ebbe un ruolo importante nel percorso artistico e umano dello zio Marcello. Fu sua allieva, sua modella e fu quasi una seconda figlia, accanto ad Adriana Foto: Roma, proprietà Casati Cattani – Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich – Oltre il manifesto”

Ritornando al soggiorno libico di Dudovich nel 1936-37 circa, le fonti sono molto scarse.

Guido Marussig riporta in un articolo del 1965 che Dudovich era stato chiamato a Tripoli insieme a Funi e ad altri artisti da Italo Balbo per le decorazioni murali del Palazzo del Governatore. “Negli ultimi anni del fascismo, a Milano, lo incontrai reduce da Tripoli. Era stato chiamato insieme a Funi e ad altri artisti da Italo Balbo per le decorazioni murali del Palazzo del Governatore. Mi raccontava delle sue angustie, quando Balbo lo invitava alle battute di caccia alle gazzelle. Di sensibile animo, Dudovich non avrebbe ucciso una mosca, ci andava perché ci doveva andare, ma da commosso e appartato spettatore.”

Si tratta in realtà del palazzo degli Uffici del Governo a Tripoli, un nuovo edificio, voluto da Italo Balbo, su progetto dall’architetto Florestano Di Fausto terminato nel 1937 nel giro di un anno.

Anche l’avvocato Paolo Balbo, il figlio più piccolo di Italo Balbo che visse a Tripoli, da me consultato all’epoca dei miei studi su questo problema, esclude categoricamente che si possa trattare della decorazione del palazzo del Governatore, fatto costruire precedentemente da Badoglio, in quanto in quel periodo, 1936-37 circa, non furono eseguiti affreschi.

Il palazzo degli Uffici del Governo era un edificio su quattro piani, definito dalle cronache come un tipico esempio di architettura mediterranea, e riproponeva un eclettismo misto di elementi folkloristici e di influenze tardo romane.

Fotografia da una rivista d’epoca (1937), Il palazzo per gli Uffici del Governo a Tripoli, arch. Florestano Di Fausto, 1936-37 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Fotografia da una rivista d’epoca (1937), Il palazzo per gli Uffici del Governo a Tripoli, arch. Florestano Di Fausto, 1936-37 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Nella descrizione dell’arredamento troviamo un interessante richiamo all’edificio del ministero dell’Aeronautica; infatti, le cronache contemporanee affermano che la caratteristica principale del nuovo palazzo è la sistemazione interna dei locali. Non esistono le pareti divisorie e la separazione tra i diversi uffici è stata realizzata con tramezzi vetrati di mezza altezza, che aumentano la libera visuale di tutti gli ambienti di ciascun piano. Anche qui ritroviamo, come nel palazzo dell’Aeronautica a Roma, le segnalazioni luminose anziché acustiche, l’impianto dei telefoni che, con un centralino automatico, allacciano fra loro i diversi uffici. Ritornano quindi i termini, già visti per il ministero, di “razionalità” e “modernità” per la mobilia e per l’arredamento degli ambienti, sgombri di pesanti suppellettili, che permettono così lo svolgimento del lavoro in tempo rapido.

Si sa con sicurezza che Achille Funi fu incaricato di eseguire in questo palazzo delle decorazioni di tipo commemorativo per ricordare il viaggio del duce in Libia, ed in particolare la visita a Tripoli, avvenuta il 16 marzo 1937. Anche Funi era legato da rapporti d’amicizia con il “clan” balbiano.

L’affresco, di notevoli dimensioni (6,40×3,50) già terminato nel dicembre del 1937, si trovava nell’atrio del palazzo, nella parete che sta di fronte allo scalone.

Atrio del palazzo degli Uffici del Governo, affresco commemorativo di Achille Funi sul viaggio del duce in Libia, 1937, 6,40x3,50. Il murale si riferisce in particolare alla visita di Mussolini a Tripoli, avvenuta il 16 marzo 1937.
Atrio del palazzo degli Uffici del Governo, affresco commemorativo di Achille Funi sul viaggio del duce in Libia, 1937, 6,40 x 3,50. Il murale si riferisce in particolare alla visita di Mussolini a Tripoli, avvenuta il 16 marzo 1937.

Il gruppo centrale raffigurato nell’affresco, con la figura del duce a cavallo, riprendeva in maniera quasi identica le coeve riproduzione fotografiche fatte in occasione della visita del duce e del discorso da lui tenuto ai mussulmani libici in piazza Castello. Il tema del condottiero a cavallo, che derivava dalla statuaria celebrativa di ascendenza romana, divenne caro all’iconografia mussoliniana.

Sono numerosissimi gli esempi figurativi che ritraggono il duce a cavallo tra gli anni Trenta e i primi anni Quaranta. Tra questi ricordiamo un particolare del bassorilievo di Publio Morbiducci, La storia di Roma attraverso le opere edilizie, realizzato nel 1939 circa, che decora il monumentale androne del palazzo degli Uffici dell’E42 (oggi EUR).

Sullo sfondo dell’affresco realizzato da Funi si staglia l’architettura del castello. Balbo è raffigurato anche lui su di un cavallo con la divisa coloniale bianca. Nella decorazione sono visibili i richiami all’opera di Andrea Mantegna e di Francesco del Cossa, così come nella coeva realizzazione del ciclo di affreschi nella Sala della Consulta del Palazzo Comunale di Ferrara, che in quegli anni Funi stava portando avanti.

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames - Gadames, the old square of the Slaves, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames – Gadames, the old square of the Slaves, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it

Ritornando a Marcello Dudovich, nonostante le molte ricerche da me effettuate, anche sulle riviste di arte dell’epoca e su quelle coloniali, non è stato possibile trovare nessuna notizia su “presunte” decorazioni murali che Dudovich avrebbe eseguito nella colonia. Ed anche secondo la testimonianza di Nives Comas Casati, Dudovich non affrescò nulla in Libia.

C’è poi da tenere presente che sono probabilmente infondate le notizie secondo cui Dudovich sarebbe stato invitato dal governatore Italo Balbo. Il suo nome infatti non figura nella lista ufficiale degli artisti chiamati a decorare chiese ed edifici, compreso lo stesso Palazzo del Governatore. Forse si può soltanto avanzare l’ipotesi che alcuni suoi disegni si possano ritenere come “progetti” o schizzi preparatori per decorazioni murali, poi mai realizzate o, come nota Lucio Scardino, è plausibile che Balbo abbia commissionato a Dudovich qualche pannello decorativo da “incastrare” su porte e pareti.

M. Dudovich, Due civiltà, tempera e carboncino su carta, 53x40 cm., Varese, collezione privata. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il manifesto”
M. Dudovich, Due civiltà, tempera e carboncino su carta, 53×40 cm., Varese, collezione privata. Fonte: “R. Curci, Marcello Dudovich. Oltre il manifesto”

Si sa con sicurezza (poiché c’è la documentazione diretta costituita dalle opere) che l’artista triestino eseguì diversi manifesti pubblicitari, realizzò alcune copertine per riviste e soprattutto fece molti disegni ed alcune tempere, scattando egli stesso numerose fotografie. Il soggiorno africano infatti offrì all’artista una quantità di soggetti e spunti.

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames - Gadames, the Hotel inside, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames – Gadames, the Hotel inside, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it

From Tripoli to Gadames è una pubblicazione con testo in inglese edita nel 1930 dall’Ufficio Turistico Alberghiero della Libia e ripercorre le tappe di un viaggio tra le dune e le oasi di una colonia italiana tutta da scoprire. L’illustrazione fu affidata a Dudovich che, con molta probabilità, intraprese questo itinerario per vivere personalmente una singolare esperienza di viaggio, illustrandone le tappe più importanti.

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames, , policromia per frontespizio illustrativo, 16,5 x 23 cm., 1930 – Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames, , policromia per frontespizio illustrativo, 16,5 x 23 cm., 1930 – Fonte: www.marcellodudovich.it

Sono 16 tavole a colori che sono una testimonianza del lavoro svolto da Dudovich dedicato ai suoi soggiorni libici. La pubblicazione è completata con allegata cartina militare indicante il percorso e le tappe del viaggio tra oasi assolate, palmizi e donne berbere velate in un paesaggio lunare che ancora era tutto da esplorare. Misticismo e orientalismo si alternano e si contrappongono alla modernità dei viaggiatori ritratti in abiti novecentisti su roboanti Fiat o Alfa Romeo.

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames - Towards Garian, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames – Towards Garian, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it

In un’altra tavola è riprodotto un paesaggio libico con le tipiche case arabe e, come si può vedere confrontandolo con una foto di una rivista dell’epoca, si tratta di una veduta aerea della città di Gadames in Libia.

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames - Veduta di Gadames, policromia per frontespizio illustrativo, 16,5 x 23 cm., 1930 – pubblicato in www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames – Veduta di Gadames, policromia per frontespizio illustrativo, 16,5 x 23 cm., 1930 – pubblicato in www.marcellodudovich.it
Fotografia da una rivista d’epoca (1937), Veduta aerea di Gadames (Libia) – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Fotografia da una rivista d’epoca (1937), Veduta aerea di Gadames (Libia) – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Tra le bellissime copertine realizzate da Dudovich in quegli anni, c’è una per la rivista “Libia”, del 1936-37 circa, dove vi è la contrapposizione tra le figure vestite all’araba con un’automobile, la Fiat 500, che percorre una strada asfaltata ed un cartellone pubblicitario, visibile su un lato della strada, che riporta la dicitura “Cielo – Mare – Terra” che si riferisce ad uno “slogan” pubblicitario della Fiat.

M. Dudovich, copertina per la rivista “Libia”, 1936-37 ca. – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
M. Dudovich, copertina per la rivista “Libia”, 1936-37 ca. – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Per favorire gli spostamenti tra la Libia, la Tunisia e l’Egitto e per collegare i capoluoghi delle quattro provincie fu completata la strada litoranea. Fu concepita nei primi mesi del 1934, iniziata nell’ottobre del 1935 ed ultimata nel febbraio 1937. Anche in questo caso Balbo rivelò la sua abilità propagandistica durante l’inaugurazione della strada nel marzo del 1937 in quanto si servì dell’avvenimento per attirare l’attenzione generale sulla sua attività in colonia.

Al confine tra la Tripolitiania e la Cirenaica, sulla strada litoranea, fu eretto l’Arco dei Fileni (o Arco della Grande Sirte), oggi non più esistente, sempre ad opera dell’architetto F. Di Fausto.

Fotografia da una rivista d’epoca (1939), L’Arco dei Fileni (o Arco della Grande Sirte), eretto sulla strada litoranea in Libia, architetto F. Di Fausto, 1937 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Fotografia da una rivista d’epoca (1939), L’Arco dei Fileni (o Arco della Grande Sirte), eretto sulla strada litoranea in Libia, architetto F. Di Fausto, 1937 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

L’Arco, fatto erigere da Italo Balbo come monumento alla conclusione dei lavori della strada costiera, era alto più di trenta metri e sorgeva al centro della Grande Sirte, dov’erano i ruderi delle aree dei fratelli Fileni. Due bassorilievi, degli scultori Drei e Ruggeri, rievocavano la fondazione dell’impero e la costruzione della strada litoranea. L’Arco in seguito fu abbattuto e là dove sorgeva sono stati eretti dei terminali petroliferi. Due grandi statue, i bronzi dei fratelli Fileni che decoravano l’Arco, si trovano ora nel recinto dietro al museo di Sultan, una cittadina a poca distanza da Sirte, “abbandonate tra le erbacce”; inoltre altri frammenti dell’Arco sono sparsi nei campi attorno al museo.

L’arco fu inaugurato da Mussolini nel marzo 1937 e insieme a quello realizzato per l’altra colonia dell’Impero, a Mogadiscio, si pone sulla scia dell’uso ripetuto degli archi di trionfo utilizzati anche in occasione degli allestimenti effimeri per le manifestazioni del regime.

Una copertina a colori, realizzata da Dudovich per l’“Annuario Generale della Libia”, annata 1938-39, presenta un triplice omaggio italiano: l’Arco dei Fileni, un tratto della litoranea e una Fiat 1100, come si legge dal marchio stampato sul disegno, che percorre la strada.

Copertina a colori di M. Dudovich per l’“Annuario Generale della Libia”, annata 1938-39 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 - 1947)”.
Copertina a colori di M. Dudovich per l’“Annuario Generale della Libia”, annata 1938-39 – Fonte: “M.A. de Caterina, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947)”.

Le scoperte archeologiche dei resti romani di Sabratha e Leptis Magna e di quelli greci della Cirenaica, intensificate negli anni del governatorato di Balbo, portarono alla luce gli imponenti complessi architettonici delle terme e dei teatri, avvalorando la tesi della Libia come una “provincia” romana, tesi portata avanti dalla propaganda fascista per esaltare la “latinità” della Libia. Naturalmente le nuove mete archeologiche furono propagandate largamente per incrementare il flusso turistico, collegandole anche alla tesi del Mare Nostrum, il mare Mediterraneo, in quanto Roma così sarebbe tornata ad essere al centro di un impero mediterraneo. La Libia, separata solo dal mare dalla Sicilia, faceva sì che venisse considerata come una specie di continuazione dell’Italia, e per questo la costa settentrionale africana costituiva la “quarta sponda”. Legato a queste argomentazioni era il richiamo ai valori della “mediterraneità” nell’architettura, riconosciuti nella geometria pura e nelle superfici bianche.

M. Dudovich, From Tripoli to Gadames - A room of Nalut Hotel, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it
M. Dudovich, From Tripoli to Gadames – A room of Nalut Hotel, policromia per tavola illustrativa, 16,5 x 23 cm., 1930 – Archivio M. Dudovich, Milano. Fonte: www.marcellodudovich.it

Anche durante gli anni del suo governo in Libia, Balbo volle essere il protagonista assoluto, distinguendosi dall’operato dei suoi predecessori. E questa comparazione di Balbo – ministro dell’Aeronautica – e Balbo – governatore della Libia – fu notata anche dalle cronache contemporanee.

Balbo morì in Libia mentre stava pilotando il suo aereo con a bordo anche Nello Quilici. L’aereo fu abbattuto per errore dalla contraerea italiana il 28 giugno 1940 nel cielo di Tobruch. La sua morte fu subito circondata di un’aura di mistero e sollevò molti sospetti e interpretazioni: fu soprattutto Mussolini ad essere accusato di avere provocato l’incidente per liberarsi di un temibile rivale. Ma non ci sono fondamenti documentari che possano avvalorare la tesi che l’abbattimento dell’aereo non fu accidentale.

Vai al prossimo articolo:Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Dudovich decoratore d’interni: i murali in ville e abitazioni i private”

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BREVI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Per una bibliografia più esaustiva si rimanda alla Bibliografia, curata da me, pubblicata nel catalogo della mostra “Marcello Dudovich. Oltre il manifesto”

de CATERINA, Maria Alessandra, Marcello Dudovich: le decorazioni murali (1906 – 1947), tesi di laurea, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, relatore Silvia Bordini, a.a. 1999/2000

CURCI, Roberto, MASAU DAN, Maria, Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto, Milano, Edizioni Charta, 2002. (Catalogo della mostra). Testi di: Roberto Curci, Gian Luigi Falabrino, Piero Delbello, Maria Alessandra de Caterina, Lucio Scardino, Rossana Bossaglia, Anna Maria Spiazzi.

de CATERINA, Maria Alessandra, Segni moderni e sogni del passato. Dudovich muralista, pp. 52-63, in “Marcello Dudovich. Oltre il Manifesto”, Milano, Edizioni Charta, 2002 (Catalogo della mostra)

CURCI, Roberto, Marcello Dudovich cartellonista, 1878-1962, Trieste, Cassa di Risparmio di Trieste, 1976

Archivio storico di Marcello Dudovich: www.marcellodudovich.it

CURCI, Roberto – DORFLES, Gillo, Marcello Dudovich 1878-1962. I cento bozzetti e manifesti per la Rinascente, Milano, Fabbri editore, 1985. (Catalogo della mostra)

“La Rinascente” Archivio: https://archives.rinascente.it

FARINA, Ferruccio, Il mare di Dudovich, vacanze e piaceri balneari nei segni del più grande cartellonista italiano, 1900-1950, Milano, Fabbri, 1991. (Catalogo della mostra)

MONTENERO, Giulio, Marcello Dudovich – Una mostra su 60 anni di manifesti al Civico Museo Revoltella di Trieste, 25 giugno-25 luglio 1962, Trieste, Comune di Trieste, 1962. (Catalogo della mostra)

GRANZOTTO, Giovanni, Marcello Dudovich, s.l. [ma Milano], Giorgio Corbelli editore, 1999

PUTTIN, Lucio – BRUNI, Barbara, Marcello Dudovich, Treviso, Museo Civico “Luigi Bailo”, 1978. (Catalogo della mostra)

PICONE PETRUSA, Maria Antonietta, I manifesti Mele, immagini aristocratiche della “belle époque” per un pubblico di Grandi Magazzini, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988 – Roma, De Luca Edizioni d’Arte S.p.A., 1988. (Catalogo della mostra)

Fondazione Emiddio Mele – I Magazzini Mele: www.fondazionemele.it

CURCI, Roberto, M. Dudovich. Corso Album, Trieste, Edizioni Lint, 1985

CURCI, Roberto, Dudovich. La poetica dell’immagine femminile, Modit, Milano, 1990 (Catalogo della mostra)

POLI, Francesco, Marcello Dudovich: disegni dagli anni venti agli anni cinquanta, Torino, La Bussola – Grafica internazionale, 1990 (Catalogo della mostra)

MOROLLI, Gabriele – FONTI, Daniela PESCE, Giuseppe, Il Palazzo dell’Aeronautica, Roma, Editalia, 1989

RESENTERA, Gian Paolo – GUARNIERI, Silvio, Walter Resentera. Retrospettiva antologica a cinque anni dalla scomparsa, Schio, Edizioni Menin, 2000

PADOVANI, Francesco, Fabbrica Birra Pedavena, 1897-1997: cent’anni di storia, Rasai di Seren del Grappa, Edizioni DBS, 1997. (Catalogo della mostra)

Tesi di Laurea su W. Resentera di: RECH, Chiara, Walter Resentera (1907 – 1995). Cartellonista, illustratore, pittore. aa. 2000/2003 e TESSARI, Michela.

Sito web su W. Resentera: www.resentera.it

Sara Accorsi, Nives Comas Casati. L’eletta signora, Ed. Cirelli & Zanirato, Ferrara, 2010

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2 pensieri riguardo “Marcello Dudovich, il pittore della vita moderna. Il soggiorno in Libia (1936 – 1937)”

  1. Ho fatto il “pieno” delle notizie sulle attivita’ libiche condotte dal Governo Balbo, grazie a questo tuo articolo prolisso, ma esaustivo, che vanno ad aggiungersi alle notizie ed in formazioni sulla Libia degli anni ’30, acquisite da me in famiglia, dato che mio padre inizio’ la sua carriera forense proprio a Tripoli verso la fine di quegli anni. C’era molto entusiasmo ed una gran voglia di fare, per dimostrare al mondo intero di cosa sono capaci gli Italiani, ritenuti, specie a quei tempi, eredi di un vasto impero, quello romano. Alla prossima, ma facci un po’ respirare….non correre troppo, prenditela con piu’ calma!

    1. Buonasera Agostino, grazie sempre per i tuoi commenti “puntuali” su ogni mio articolo del Blog! Per quanto riguarda l’articolo sulla collaborazione di Dudovich alle mostre dell’Agricoltura, sì, lui non ha mai avuto un’adesione piena al regime, come altri artisti suoi contemporanei. Per questo motivo ho toccato l’argomento “in sordina”, come mi hai scritto tu, perché per lui non era una questione fondamentale aderire o meno al partito, ma in quel periodo ha semplicemente lavorato e collaborato per il regime. Un suo grande amico era anche Italo Balbo, a cui è legato anche per i lavori nel ministero dell’Aeronautica e che incontrerà nuovamente in Libia. Ed in proposito alla Libia, grazie per questi tuoi ricordi “familiari” libici! E’ molto bello sentire la testimonianza e i ricordi legati alle persone che hanno vissuto lì in quel periodo, e l’effettivo clima “effervescente”, come giustamente mi hai scritto, che si viveva in quegli anni. Un po’ più di entusiasmo ci vorrebbe anche ai nostri giorni!
      Un’ultima considerazione poi riguardo al “farvi respirare” 😀 Considera che i miei articoli escono 1 volta a settimana sul Blog. Poi non sempre riesco a condividerli in tempo sulla mia pagina Facebook e su Twitter, per cui spesso sembra che li pubblico uno dietro l’altro, ma in realtà nel Blog la loro pubblicazione è solo settimanale, non più frequente. Non avrei neanche il tempo di scrivere articoli più frequentemente, visto che la gran parte del tempo la dedico agli studi legati al mio lavoro di guida e ai continui aggiornamenti che il mio lavoro richiede 🙂
      Grazie ancora e buona serata!!

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