RENNES-LE-CHÂTEAU: LA COSTRUZIONE DEL MITO 9. L’interno della chiesa di Rennes-le-Château: il pulpito, l’altare, le vetrate e le “pommes bleues”

Il 14 ottobre del 1891 riprendono i lavori nella chiesa di Rennes-le-Château e una settimana dopo, il 20 ottobre, il parroco Saunière acquista dalla Manifattura Giscard di Toulouse il nuovo pulpito e un bassorilievo triangolare da installare sopra l’ingresso della chiesa.

Il nuovo pulpito acquistato dal parroco Saunière alla Manifattura Giscard di Toulouse (Foto dell’autore)

Costituito da una struttura ottagonale in cemento ricoperta di terracotta e sormontato da un elaborato baldacchino, è accessibile tramite una scala ed una porticina su cui è rappresentato Cristo con la mano destra alzata ad indicare il cielo.

Paul Saussez ha notato che l’area che in passato aveva ospitato l’altare della Vergine (e forse – prima ancora – l’accesso alla cripta) è delle stesse dimensioni della scala interna del pulpito; dunque Saunière avrebbe sfruttato questo spazio per l’erezione della scala che sale – mascherando così ulteriormente quella che scende nella cripta. E’ in quest’occasione che il parroco fa rinforzare il muro, creando l’anomalia architetturale citata negli articoli precedenti, tale per cui l’arcata corrispondente non è allineata con le altre (1).

Planimetria dell’area prima (a sinistra) e dopo i lavori intrapresi da Saunière (a destra).
Fonte foto: “Guida storica – Il nuovo pulpito (1891)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.

Dopo aver rimosso il vecchio altare, grazie alla donazione di una signora di Coursan, Marie Cavailhé, il parroco può finalmente venire incontro alle richieste vescovili ordinando un “altare romanico in terracotta con tabernacolo” presso lo stabilimento di F. D. Monna a Toulouse. Secondo i coniugi Corbu e Captier, la donazione sarebbe stata fatta dalla signora a seguito di un voto formulato durante una grave malattia che la colpì quando abitava a Rennes-le-Château (2).

Il nuovo altare è ornato da un bassorilievo su cui compare Maria Maddalena, la santa cui è dedicata la chiesa, inginocchiata in una grotta di fronte ad una croce di legno, con le mani incrociate; si tratta di una raffigurazione della Sainte Baume, la grotta in cui – secondo la leggenda – Maria Maddalena si sarebbe ritirata come eremita per trent’anni dopo aver evangelizzato la regione di Marsiglia.

Il bassorilievo ai piedi dell’altare a confronto con una immaginetta religiosa.
Fonte foto: “Guida storica – Il nuovo altare e il bassorilievo della Maddalena (1887)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.

Quando andai a visitare Rennes-le-Château nel maggio del 2017, il bassorilievo con Maria Maddalena era stato purtroppo danneggiato, insieme alla statua che orna l’acquasantiera.

Il nuovo altare di Saunièere e il bassorilievo con Maria Maddalena danneggiato (Maggio 2017), Foto dell’autore

Da quando è “scoppiato” il caso Rennes-le-Château, negli anni ci sono state profanazioni e distruzioni di tombe, scavi clandestini, ritualità notturne, asportazione di statue e altri atti vandalici perpetrati anche all’interno della chiesa, come in questo caso. 

Ai piedi della Maddalena compare un teschio, tipico attributo iconografico della santa insieme ad un libro che qui si trova aperto di fronte a lei.

Ai piedi della Maddalena compare un teschio, tipico attributo iconografico della santa insieme ad un libro che qui si trova aperto di fronte a lei. (Foto dell’autore, Maggio 2017)

Si pensa che la decorazione sia coeva all’installazione dell’altare, ma non vi sono documenti a riguardo. Fu probabilmente realizzata da un anonimo artista di Carcassonne.

«Questi  oggetti che, come abbiamo visto, si accompagnano spesso alle rappresentazioni di Maria Maddalena, potrebbero volerci comunicare un messaggio. Il teschio e il libro dovrebbero simboleggiare la vita di solitudine che decise di seguire la Santa, la croce con i rami si potrebbe interpretare in due significati diversi: se noi consideriamo i rami come albero, allora essi potrebbero volerci indicare la conoscenza, ma se noi analizziamo il significato della croce con i rami, ci sarà chiaro che essa simboleggia un albero genealogico, i rami indicano le discendenze e, in questo caso, tutto è più chiaro. Il teschio, forse, non indica la solitudine, ma un morto alla quale la Maddalena fa la guardia e per il quale ella piange. La croce ha le sue “radici” proprio dietro il cranio e questo potrebbe simboleggiare che il morto ebbe una discendenza, che Maria protegge insieme al luogo di riposo del defunto. E il libro? Esso sembra proprio un libro religioso in quanto vengono poste due croci su ogni pagina rappresentata. Cosa potrebbe stare ad indicare? Nella composizione esso sembra abbandonato: è possibile che stia ad indicare il rifiuto delle parole della Chiesa per qualcosa di molto più importante o veriterio? A voi ogni possibile interpretazione. Passiamo al paesaggio esterno alla grotta: esso è solamente accennato […]. Anche in questa rappresentazione, chiunque sia stato l’autore, si voleva rappresentare il paesaggio attorno a Rennes-les-Bains e a Rennes-le-Château, poiché le rovine assomigliano in modo sorprendente alle rovine del castello di Coustaussa, paesino che si trova sulla collina di fronte a Rennes-le-Château, guarda il monte Cardou e sorveglia l’entrata della piccola valle dove si trova Rennes-les-Bains. Un altro indizio che ci fa pensare che il luogo del nascondiglio del Segreto, che Saunière rinvenne, sia nei dintorni della vallata che accoglie Rennes-les-Bains e, forse, ora abbiamo un pezzo in più per completare il puzzle. Se la nostra interpretazione del bassorilievo è giusta, noi dovremo cercare una grotta in cui si nasconde una tomba e che è protetta da Maria Maddalena.» (3).

Come è stato già detto nei precedenti articoli, una delle prerogative del mito di Rennes-le-Château è quella di sviscerare ogni più piccolo particolare, visto come strano, anomalo, e si cerca un suo significato recondito e nascosto, o “altro”, che sicuramente deve avere, al di là di quello “normale”. E così, senza tener conto dell’interpretazione tradizionale cristiana, ogni singolo elemento diviene “sospetto” e semplici simboli cristiani vengono privati dei più elementari codici interpretativi del Cristianesimo, caricati di “altri” significati e interpretati nei modi più distorti. Mentre non sono altro che comunissimi elementi assolutamente in linea con l’ortodossia cattolica.

La raffigurazione di Maria Maddalena presente nell’altare di Rennes-le-Château è l’iconografia tipica della Maddalena penitente ed eremita ritratta in preghiera. Nell’iconografia più conosciuta e diffusa, la santa è seduta o inginocchiata entro una grotta, senza altri oggetti se non un Crocifisso, un libro di preghiera, delle radici amare e un teschio come “memento mori”, oggetto di meditazione e di ripudio di ogni ‘vanitas’ terrena.

Questo tipo di rappresentazione della Maddalena penitente, tramandatoci dalla Leggenda aurea e dalle antiche tradizioni, è stata posta dalla Chiesa come esempio di rinuncia e di penitenza e sarà molto diffusa dal Cinquecento, in seguito al Concilio di Trento ed alla Controriforma cattolica, in contrapposizione alla Riforma di Lutero, che negava il valore del Sacramento della Confessione e della conseguente penitenza.

Altri attributi specifici della Maddalena penitente che si possono trovare nelle opere d’arte, oltre a quelle già elencate, sono il vaso, una frusta, la corona di spine e gli occhi della Santa pieni di lacrime.

Molto diffuse sono le iconografie che vedono la donna inginocchiata o seduta, in posa orante, rapita dall’estasi mistica. Può essere rappresentata anche in meditazione con un libro. 

Maria Maddalena, è tra le raffigurazioni più diffuse e sono innumerevoli gli esempi della Maddalena penitente ed eremita, raffigurata all’interno di una grotta.

Palazzo Barberini a Roma (Galleria Nazionale d’Arte Antica) conserva numerosi dipinti che la ritraggono. Durante le mie visite guidate a questo bellissimo museo, faccio notare ai clienti due quadri meravigliosi che giustamente sono tenuti affiancati all’interno della sala del palazzo. Per certi aspetti sono molto simili, per altri molto diversi.

Mi riferisco al dipinto che ritrae la Maddalena penitente di Guido Reni (1630 – 1631 ca.) e l’altro, attribuito a Simon Vouet (precedentemente ad Antiveduto Gramatica o Nicolò Circignani detto il Pomarancio), del 1623 – 1627 circa.

Guido Reni, Maria Maddalena penitente (1630 – 1631 ca.). Roma, Palazzo Barberini (Galleria Nazionale d’Arte Antica)

Simon Vouet (precedentemente attribuito ad Antiveduto Gramatica o Nicolò Circignani detto il Pomarancio), 1623 – 1627 circa. Roma, Palazzo Barberini (Galleria Nazionale d’Arte Antica)

In entrambe le versioni, vicino alla Santa compaiono alcuni dei tipici attributi della Maddalena in penitenza, vale a dire il teschio, su cui poggia la mano e che ricorda la caducità della vita, il crocifisso, davanti al quale la penitente prega, il libro di preghiere e un piccolo fascio di radici amare, simbolo di digiuno. La Santa è raffigurata all’interno di una grotta e in entrambe le versioni la posa della donna è molto simile, con lo sguardo rivolto verso l’alto, e con un paesaggio sullo sfondo.

Ma quello che distingue questi due capolavori è la sensualità più accentuata nella versione di Vouet, uno dei tanti pittori che fu influenzato dall’arte del Caravaggio e di cui fu uno degli interpreti più interessanti. Sensualità che è presente non solo dallo sguardo languido di questa Maddalena, ma anche dalla posa della ragazza, che copre il seno con un braccio ma lascia intravedere una gamba. Vouet è influenzato anche dalla pittura classicista, introdotta da Annibale Carracci, che in quegli anni si stava diffondendo a Roma grazie ai pittori bolognesi, tra cui proprio Guido Reni. E non a caso, ci sono molte somiglianze tra questa Maddalena e quella del Reni. Gli studiosi per il dipinto di Vouet, propongono una datazione attorno al 1623-1627, ovvero il periodo in cui Simon Vouet fu a Roma, a stretto contatto con i Barberini, e seppe diventare uno degli artisti più in vista della città.  

Come ho già accennato precedentemente, la raffigurazione della Santa come penitente all’interno di una grotta, ha come fonti la Leggenda Aurea e altri testi. Tra i primi a ritrarre la tipologia della Maddalena penitente all’interno di una grotta fu il Correggio (Antonio Allegri detto il Correggio) con la sua Maria Maddalena leggente, datato al 1527-1530 circa. Il quadro era conservato alla Gemäldegalerie di Dresda ed è andato perduto durante la Seconda guerra mondiale.  A partire dal primo Seicento negli inventari di collezionisti italiani e stranieri si registra la presenza di copie dal dipinto del Correggio rappresentante Santa Maria Maddalena coricata che legge. Dal Seicento all’Ottocento la fama di questa invenzione del Correggio, raggiunse livelli altissimi.

Cristofano Allori, Maddalena leggente, inizio XVII sec. Firenze, Galleria Palatina. Copia da un originale del Correggio andato perduto

Quando Correggio la dipinse, rappresentava un’iconografia piuttosto inusuale in Italia. Era invece un soggetto più noto nelle Fiandre e in Provenza, regione molto legata alla devozione della Santa. Infatti, secondo la leggenda, Maria Maddalena si sarebbe recata nel sud della Francia per evangelizzare le coste francesi e avrebbe poi terminato i suoi giorni nella grotta di Sainte-Baume, su una impervia montagna, a fare penitenza. E in quel luogo fu poi costruito un santuario.

Una delle prime pellegrine italiane alla Sainte-Baume fu Isabella d’Este Gonzaga, marchesa di Mantova che vi si recò nel 1517 e si deve probabilmente a lei e alla sua corrispondenza con Veronica Gàmbara, contessa di Correggio, se Antonio Allegri fu indotto a dipingere alcune famose figure di Maddalena nella Santa Grotta, tra cui una versione “genuflessa”, e un’altra “distesa e leggente” appartenenti alla collezione estense di Modena, di cui gli originali di entrambe sono andati perduti.

La leggenda di Maria Maddalena in Francia era quasi sconosciuta in Italia, si conosceva in particolare per i racconti della Leggenda Aurea, e fu proprio dal Rinascimento in poi che dalla Francia si diffuse anche in Italia e la sua immagine si arricchì di elementi simbolici legati alla vita eremitica.

Al modello di Correggio, che presenta come di consueto uno scorcio paesistico dietro la grotta, si rifecero poi molti artisti tra cui Pompeo Batoni, Anton Raphael Mengs, e Giuseppe Tominz.

Giuseppe Tominz , “Santa Maria Maddalena penitente”, 1812 ca. (Musei Provinciali di Gorizia).

Dedicherò degli articoli anche a Maria Maddalena, alla sua storia, alla diffusione del suo culto e delle leggende popolari ad essa legate poiché, come vedremo, anche la sua figura sarà uno dei capisaldi principali della costruzione del mito di Rennes-le-Château.

Alla base del bassorilievo della Maddalena di Rennes, su un pannello di legno compariva l’iscrizione: “Jésu medéla vulnérum + spesuna poenitentium. Per Magdalene lacrymas +peccata nostra diluas” (Gesù, medicina delle ferite, sola speranza dei penitenti lava i nostri peccati con le lacrime di Maddalena).

L’iscrizione su un pannello di legno alla base del bassorilievo della Maddalena di Rennes.
(Foto dell’autore)

Il pannello scomparve nel 1976 per un atto vandalico ed è stato poi ricostruito. È  stato anche notato che le parole Jésu medèla vulnérum sono accentate, nonostante le parole latine non comportino l’uso di accenti; anche sulle due “I” di pœnitentium compare un puntino che lo stampatello non richiederebbe. Non è da escludere che queste modifiche siano aggiunte recenti (4).

Nei primi mesi del 1887 il parroco decide di occuparsi dell’urgenza principale: la sostituzione delle vetrate distrutte quattro anni prima dal vento, che vengono ordinate a Bordeaux presso lo stabilimento di Pierre Henri Feur. Il lavoro di sostituzione termina nel settembre 1887, raggiungendo un costo complessivo di 1350 franchi; a causa delle ristrettezze economiche del sacerdote, il debito verrà saldato in quattro rate che copriranno oltre dieci anni: 30 settembre 1887, 12 aprile 1897, 26 aprile 1899 e 7 gennaio 1900 (5).

Nello scegliere i soggetti da ritrarre sulle vetrate, Saunière mostra una certa unitarietà di stile; ispirato dalla figura di Maria Maddalena, cui la chiesa è dedicata, ordina – oltre a quattro semplici vetrate a mosaico ed una in cui è ritratta la missione degli Apostoli – un rosone che rappresenta l’incontro di Maria Maddalena e Gesù, e una su cui è ritratto Cristo in croce, che fa installare nella sacrestia.

A sinistra, il rosone, che mostra l’incontro tra Gesù e Maria Maddalena. A destra, la vetrata della crocifissione installata in sacrestia.
Fonte foto: “Guida storica – La sostituzione delle vetrate (1887)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.

Completano l’ordine una vetrata dedicata all’incontro di Gesù con Marta e Maria avvenuto a Bethania ed una su cui compare la risurrezione di Lazzaro.

La disposizione delle vetrate e i soggetti rappresentati:
1-2-7-8 Finestre a mosaico
3 Incontro di Gesù con Marta e Maria
4 Incontro di Maria Maddalena e Gesù
5 La risurrezione di Lazzaro
6 La missione degli apostoli
9 La crocefissione
X Qui non vengono installate finestre perché c’è l’altare della Vergine
(Fonte foto: “Guida storica – La sostituzione delle vetrate (1887)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.
 

Anche su queste vetrate, ogni particolare, nei creatori del mito, desta “sospetti” e viene caricato di “altri” significati. In particolare l’episodio della resurrezione di Lazzaro è stato visto da molti studiosi come un rito iniziatico. Per quanto riguarda l’episodio di Marta e Maria alcuni hanno visto questa raffigurazione come una “chiara” testimonianza del matrimonio tra Gesù e la Maddalena. Per quanto riguarda la terza vetrata, quella della missione degli Apostoli, desta sospetti la postura delle braccia di Cristo: con la mano sinistra ci invita a guardare davanti a noi e con la destra, distesa all’indietro, a guardare anche in quella direzione e forse, vuole indicare una “sequenza”. (6).

A sinistra, la risurrezione di Lazzaro. Al centro, l’incontro con Marta e Maria. A destra, la missione degli Apostoli. Fonte foto: “Guida storica – La sostituzione delle vetrate (1887)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it

In realtà, lette in sequenza, esse rispecchiano il cuore del messaggio che Cristo rivolge a Marta e a tutti noi: “Marta, Marta. tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta.” (Luca 10, 38-42)

E nella scena, sempre ambientata a Betania, della risurrezione di Lazzaro, l’osservatore intuisce la natura della “cosa importante”: la fede in Dio, espressa nelle parole di Cristo a Marta: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. […] Se credi, vedrai la gloria di Dio” (Giovanni 11, 25-26; 40).

Alle vetrate i mitologi collegano anche il fenomeno delle “pommes bleues” (mele blu) che si verifica ogni anno il 17 Gennaio intorno a mezzogiorno nella chiesa di Rennes-le-Château: il sole, attraversando la vetrata della Resurrezione di Lazzaro posta nel lato sud della chiesa, proietta sulla parete di fronte posta a nord un grappolo di dischi colorati di colore blu, comunemente associati a delle mele.

Il fenomeno luminoso delle “pommes blues” che si verifica nella chiesa di Rennes-le-Château. La foto è stata scattata da Mariano Tomatis alle ore 12 del 17 Gennaio 2004, in www.fabiolottero.it/Miti-e-leggende/Rennes-le-Château.

“Con la devozione di un pellegrinaggio pagano, centinaia di persone si recano a Rennes-le-Château ogni anno per assistere al fenomeno, ricevendo, alla vista dei cerchi blu, la medesima soddisfazione di un’apparizione sacra e la consapevolezza di appartenere d’ora in poi a quel gruppo di persone che può dichiarare con soddisfazione: “Io c’ero”. (7)

Il fenomeno delle “mele blu” sulla porta del campanile della chiesa di Rennes-le-Château.
(Fonte foto: Fabio Lottero, “Indagini su Rennes-le-Château – Considerazioni astronomiche sulle Pommes Bleues. La proiezione delle “mele blu” analizzata in modo scientifico, in http://www.renneslechateau.it.

Questo fenomeno acquista un “significato” particolare, in quanto la leggenda dice essere in qualche modo legato all’ubicazione di un tesoro e, per alcuni, le mele blu indicherebbero la direzione da seguire per trovare il tesoro di Saunière. A delle “pommes bleues” fa riferimento una delle due pergamene che si dice abbia ritrovato Saunière durante i lavori della chiesa (pergamene di cui tratteremo ampiamente nei prossimi articoli).

Nella Grande Pergamena si legge “mele blu a mezzogiorno” (a midi pommes bleues). E il mezzogiorno non indicherebbe solo l’orario in cui è visibile il fenomeno, ma indicherebbe anche il sud. E a sud di Rennes-le-Château si trova la chiesa di Brenac, nella quale avviene lo stesso fenomeno delle pommes bleues. E dunque indicherebbero la direzione da seguire per trovare il tesoro, cioè a sud. Inoltre anche la chiesa di Brenac è stata vista come una chiesa di stampo massonico e conserverebbe sul soffitto molte immagini che fanno parte della dottrina della massoneria.

Inoltre è un fenomeno che si ripete ogni 17 Gennaio, giorno della morte della marchesa d’Hautpoul di cui abbiamo già accennato nei precedenti articoli.

Ma le interpretazioni “spaziano”: <<Molti studiosi concordano che la forma che viene a crearsi con questi giochi di luce è quella di un albero, ma se noi osserviamo più attentamente essi assomigliano di più a dei grappoli d’uva. A sostegno di questa tesi è il significato del nome “mele blu”: nella regione esso identifica l’uva nera! Dunque, questo fenomeno indicherebbe un grappolo d’uva, il frutto della vite e, nella religione cristiana, chi è identificato con la vite, se non Gesù? Le palline di luce potrebbero essere, dunque, i suoi frutti, cioè i suoi discepoli che portarono nel mondo il suo nome? E le tre palline blu? Esse potrebbero simboleggiare dei discepoli molto importanti… i suoi discendenti diretti, i suoi tre figli? Gli studiosi solitamente identificano un significato molto più concreto: le mele blu indicherebbe la direzione da seguire per trovare il tesoro di Saunière, ma quale sarebbe questa direzione? Forse il sud?>> (8). 

Innanzitutto c’è da dire che le finestre coinvolte sono quelle del muro sud della chiesa e sono alcune decorazioni delle finestre a generare il tipico colore blu di questo fenomeno solare, che è del tutto naturale.

Il fenomeno delle “mele blu” a Rennes-le-Château.
(Fonte foto: Fabio Lottero, “Indagini su Rennes-le-Château – Considerazioni astronomiche sulle Pommes Bleues. La proiezione delle “mele blu” analizzata in modo scientifico, in http://www.renneslechateau.it.

Questi suggestivi giochi di luce sono tutt’altro che rari nelle chiese. Può darsi anche che si tratti di effetti ricercati da chi ha progettato la chiesa, e costituirebbero una forma di culto che non è per nulla estraneo alla tradizione cattolica, essendo diffusa in numerose cattedrali. Saunière potrebbe aver contribuito per alcuni di questi “giochi”: Pierre Jarnac cita il caso della vetrata della risurrezione di Lazzaro, attraverso la quale – nei primi giorni di aprile, dunque vicino alla Pasqua – il sole proietta la figura di Cristo sulla parete nord che dal terreno sale lungo il muro per poi sparire. In questo singolare fenomeno ottico, Jarnac riscontra un’allegoria dell’apparizione di Cristo a Maria Maddalena dopo la risurrezione (9).

Fabio Lottero ha dimostrato non solo che è un fenomeno molto comune nelle chiese, ma anche che non avviene solo ed esclusivamente il 17 gennaio. Un’analisi astronomica rivela che il 17 gennaio il sole si trova ad un’elevazione sull’orizzonte di 25°; per questo motivo il fenomeno si manifesta anche il 28 novembre, quando il sole si trova alla stessa altezza, quindi tutte le volte che il sole si trova a circa 25° di elevazione rispetto all’orizzonte. Si tratta dunque di un avvenimento del tutto naturale, dal momento che anche la chiesa di Rennes-le-Château – come vuole la tradizione – si trova allineata lungo l’asse Est-Ovest: ciò significa che anche alcuni giorni prima e alcuni giorni dopo il 17 gennaio, e nello stesso modo – ma in orario diverso – anche nel corso di alcuni giorni attorno al 28 novembre, sarebbe possibile rilevare le proiezioni di cerchi colorati  (10).

  • ARTICOLO SUCCESSIVO: L’interno della chiesa di Rennes-le-Château: il diavolo e l’acquasanta
NOTE:
(1)  “Guida storica – Il nuovo pulpito (1891)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it. Il sito, curato da Mariano Tomatis, è una guida indispensabile e fondamentale, la più vasta ricostruzione storico-documentaria ad oggi realizzata e il punto di riferimento più serio, approfondito e completo sulla storia di Rennes-le-Château.
(2) Claire Corbu, Antoine Captier, L'héritage de l'Abbé Saunière, Nice, Bélisane, 1995, cit. in “Guida storica – Il nuovo altare e il bassorilievo della Maddalena (1887)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.
(3) Tania Martino, Rennes-le-Château, sogno di un tesoro, Roma, Albatros, 2013, pp. 221-222. L’autrice raccoglie le principali teorie sul mito di Rennes e formula poi delle sue teorie prendendo come fatti veritieri il libro Il Santo Graal di Baigent, Leigh e Lincoln e Le Trésor Maudit di Gerard de Sède.
(4) Cfr. “Guida storica – Il nuovo altare e il bassorilievo della Maddalena (1887)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.
(5) Guida storica – La sostituzione delle vetrate (1887)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.
(6) Tania Martino, Rennes-le-Château, sogno di un tesoro, cit., p. 240.
(7) Lucia Zemiti, “Indagini  su Rennes-le-Château - Les Contes de Mammaoca VII, in http://www.renneslechateau.it.
(8) Tania Martino, Rennes-le-Château, sogno di un tesoro, cit., p. 241.(9) Pierre Jarnac, Histoire du Trésor de Rennes-le-Château, Nice, Bélisane, 1985, cit. in "Guida storica – La sostituzione delle vetrate (1887)”, di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.
(10) Fabio Lottero, "Indagini su  Rennes-le-Château - Considerazioni astronomiche sulle Pommes Bleues. La proiezione delle “mele blu” analizzata in modo scientifico in  http://www.renneslechateau.it . Lottero è un membro del Geological Lunar Research Group, si occupa di astronomia e lavora come informatico. Collabora con il Gruppo di Studio e Documentazione su Rennes-le-Château.

Come vi avevo anticipato, eccolo pubblicato! A FINE OTTOBRE FAREMO UN BELLISSIMO VIAGGIO E ANDREMO ANCHE A RENNES:

LA LEGGENDA DI MARIA MADDALENA: VIAGGIO NEL SUD DELLA FRANCIA, da Mercoledì 30 Ottobre a Domenica 3 Novembre, 5 giorni / 4 notti

E’ un tour a cui tengo particolarmente perché è da un paio di anni che sto studiando e mi sto interessando della figura di MARIA MADDALENA. Sarà un pellegrinaggio leggendario ricco di storia, di opere d’arte e di spiritualità, un viaggio fatto di misteri affascinanti e verità religiose alla scoperta dei luoghi dove Maria Maddalena, secondo la tradizione provenzale, visse e dove rimase fino alla sua morte. Andremo in Provenza, terra ricca di suggestioni, di profumi, di sapori e di colori; in Camargue, una terra ancora in parte selvaggia, con le sue immense spiagge spazzate dal vento e le case bianche e nella Linguadoca, terra dei Catari e dei Templari.
E visiteremo naturalmente anche Rennes-le-Château, uno dei luoghi più misteriosi di Francia. È un piccolo paese arroccato sui Pirenei Orientali diventato uno dei labirinti più intricati del mondo e legato anch’esso a Maria Maddalena e alla leggenda del Santo Graal.

Trovate il programma completo del TOUR aprendo i seguenti Link:
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