San Biagio nell’arte

Il culto di San Biagio è molto diffuso in tutto il mondo cristiano. Dall’Oriente, dove si sviluppa dal V secolo, tra il VIII e il IX secolo passa in Occidente. Ne rendono testimonianza le numerose cappelle, chiese e opere d’arte varie (affreschi, tele, sculture) dedicate al Santo.

San Biagio, ritratto con una lunga barba bianca, la mitra e il pastorale in atto benedicente, fine Trecento, Abside della chiesa della SS. Annunziata in Sant’Agata de’ Goti (BN)

Biagio nacque in Armenia (Turchia orientale) verso la fine del III secolo d.C. a Sebaste, odierna Sivas. A clamor di popolo, fu eletto vescovo della sua città. A causa delle persecuzioni contro i cristiani, fu costretto a fuggire sui monti e lì tutte le bestie selvatiche gli si avvicinavano, aspettando la sua benedizione. Dei soldati videro questo episodio inconsueto e lo riferirono al governatore imperiale che lo fece arrestare. Visto che non voleva abiurare la sua fede, Biagio fu appeso ad un legno e, con dei pettini di ferro simili a quelli usati dai cardatori, gli scorticarono la pelle e gli squarciarono le carni. Morì poi decapitato nel 316.

La figura di Biagio è attorniata da piccole scene che ricordano episodi salienti della sua vita, fine Trecento, Abside della chiesa della SS. Annunziata in Sant’Agata de’ Goti (BN)

Le raffigurazioni dedicate alle vicende della vita e del martirio di S. Biagio sono abbondanti. L’iconografia più consueta lo ritrae in genere in età matura con attributi che a volte variano, a volte si trovano tutti insieme: quelli tipici delle insegne episcopali (mitra, pastorale e a volte un libro); il pettine di ferro da cardatore con il quale fu torturato, per ricordare il suo martirio (talvolta anche con la palma del martirio); e con due ceri che si incrociano alla gola, per ricordare il miracolo della lisca di pesce. Questo è il miracolo che rese più noto San Biagio, proclamandolo protettore di tutti i mali della gola: si racconta che guarì un bambino che stava morendo soffocato per una lisca di pesce che gli si era conficcata nella gola grazie ad un pezzo di pane che il Vescovo benedisse e diede al fanciullo. Pregò poi che quel giovane e tutti quelli che si fossero rivolti a lui, ottenessero il dono della salute.

Attribuito a Marco Benefial (Roma 1684 – 1764) Miracolo di San Biagio, olio su tela
Michelangelo, Giudizio Universale (1536 – 1541), particolare con San Biagio (Cappella Sistina, Roma)

Nella chiesa della SS. Annunziata in Sant’Agata de’ Goti (Benevento) sono presenti, sulle pareti dell’abside, degli affreschi con episodi relativi alla vita e ai miracoli del Santo, realizzati verso la fine del Trecento. Insieme alle storie di altri santi, queste scene avevano un chiaro carattere didattico e votivo, tipico di molti affreschi similari del periodo medievale.

Un riquadro dell’abside della chiesa della SS. Annunziata ricorda l’eremitaggio di Biagio, costretto a rifugiarsi in una grotta del monte Argeo per sfuggire alla persecuzione dell’imperatore. Il Santo è ritratto mentre prega, in ginocchio. Un altro riquadro rappresenta la cattura di Biagio ordinata dal governatore: due soldati imperiali, appena scesi da cavallo (di cui si vedono le zampe anteriori), afferrano il Santo che non oppone alcuna resistenza.

Un’altra scena è relativa al celebre episodio del bambino che stava morendo soffocato per una lisca di pesce che gli si era conficcata in gola e viene salvato da Biagio. Nell’affresco si vede la madre che mostra il proprio figlio, inginocchiato davanti a Biagio; il giovane, a cui la madre sostiene il capo, è con la bocca aperta. L’artista ha ritratto una bella scena realistica di chi ha difficoltà respiratorie e tiene aperta la bocca per poter respirare meglio. Il Santo viene raffigurato mentre benedice il fanciullo.

Si trovano anche raffigurazioni inerenti l’altro celebre miracolo di San Biagio, quello della restituzione di un maialino ad un povera vedova, rubato da un lupo, come nel “Polittico di Scrofiano” di Sano di Pietro (1406-1481), alla Pinacoteca Nazionale di Siena.

Altre iconografie, che si ritrovano sin dal secolo XI, riguardano il martirio di Biagio e la morte per decapitazione. Queste opere contribuirono a diffondere il suo culto, ravvivando la devozione popolare. Nelle scene del martirio il Santo è generalmente rappresentato privo di vesti, sospeso ad un albero o legato ad un palo, con le sue insegne episcopali che sono anche presenti, spesso, nelle scene della decapitazione.

Giovan Francesco De Rosa detto Pacecco (1607 – 1656) o bottega, Martirio di San Biagio, Museo provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce. Il personaggio posto sulla sinistra è stato identificato come un probabile autoritratto del Pacecco.
Anonimo, Decapitazione di san Biagio con Cristo che invia due angeli in suo soccorso, scultura della fine XII – inizio XIII secolo, proveniente dalla chiesa di S. Nicolò a Spoleto.

Numerosissime sono poi le immaginette devozionali (santini), molto diffuse soprattutto dal XIX secolo. San Biagio è raffigurato in età avanzata, con le vesti vescovili; la maggior parte rappresentano la scena del miracolo della guarigione del fanciullo. Biagio è in piedi, davanti la donna inginocchiata con il suo figlio moribondo. Con la mano destra sollevata, il Santo dà la benedizione al fanciullo.

Con l’avvento del Liberty e dell’Art Déco (fine XIX – inizi XX secolo), i santini si arricchiranno di ornamenti floreali liberty o di altre decorazioni tipiche del gusto déco.

Santino devozionale con San Biagio
Santino devozionale con San Biagio
Santino devozionale con San Biagio
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Per Approfondimenti:

San Biagio Vescovo e Martire

Il culto di San Biagio Vescovo e Martire

Un commento su “San Biagio nell’arte”

  1. Grazie per la conclusione di S.Biagio nell’arte e per i bei “santini” a lui dedicati nel tempo, ciao

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