Turismo Culturale & Turismo Responsabile

Le radici storiche del turismo culturale moderno si collegano al fenomeno ben noto del Grand Tour. Nel XVII e XVIII il Grand Tour era il completamento necessario dell’educazione dei giovani aristocratici europei (soprattutto inglesi ma anche francesi e tedeschi), degli intellettuali, degli artisti, dei diplomatici e dei rampolli della nascente borghesia e l’Italia era tra le mete preferite.

Il celebre quadro che ritrae lo scrittore tedesco Goethe sullo sfondo dell’Appia Antica, tra resti di sculture e rovine di acquedotti. Il quadro, dipinto nel 1787 dal pittore tedesco Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, è considerato un vero e proprio simbolo del Grand Tour, rito quasi irrinunciabile per chi all’epoca si professasse amante dell’antico e potesse permettersi di intraprenderlo. E’ conservato a Francoforte, Stadtische Gallerie

Attualmente in ambito anglosassone è già da un po’ di tempo che si è diffuso il fenomeno dell’heritage tourism (letteralmente “turismo dell’eredità”), che si avvicina al nostro turismo culturale. La parola heritage indica qualcosa che viene trasferito da una generazione all’altra. Il termine riguarda la ricchezza che un Paese ha ereditato dal proprio passato, tutto quello che è testimonianza della sua cultura.

L’heritage tourism comprende quelle attività e forme di partecipazione che derivano dalla consapevolezza dell’importanza del passato (patrimonio storico-artistico e architettonico, dimore storiche, beni storico-culturali o folklorici, archeologia industriale, beni archeologici, parchi naturali e foreste).

La parola “Heritage Tourism” con i suoi tags e i termine correlati (Fonte foto: https://www.123rf.com)

Per l’Italia è una fondamentale risorsa di sviluppo e di tutela di un patrimonio di valore inestimabile. I beni culturali del nostro Paese sono una grande risorsa che va non solo tutelata e salvaguardata, ma valorizzata e fatta conoscere. L’Italia, infatti, detiene una quota enorme del patrimonio artistico, storico e culturale a livello mondiale e da questo punto di vista è senza dubbio in grado di proporre un’offerta culturale completa, se con questa definizione ci riferiamo alla disponibilità di risorse primarie legate ai beni artistici, al paesaggio, alle culture e alle tradizioni locali e via dicendo. Il settore nel quale l’Italia è più competitiva è proprio quello del turismo culturale.

A prima vista, dunque, il binomio turismo e cultura appare scontato ma in realtà la dinamica del turismo è molto impegnativa. Coniugare turismo e cultura, al di là della facilità con cui si tende oggi a proporlo, è arduo e complesso:

arduo perché il rapporto tra turismo e cultura deve essere ridisegnato, per non dire reinventato, in un contesto che “culturalmente” e storicamente, lo nega; complesso perché la quantità di fattori in gioco è enorme e il prodotto che ne emerge difficilmente prevedibile. La prima pericolosa illusione da eliminare è che in Italia il turismo culturale sia cosa facile e naturale; se si parte con queste idee il risultato, documentato da mille casi, consisterà nel dar vita a iniziative banali, piccine e costose che al massimo produrranno effimere quanto inutili apparizioni sui media. La storia recente è costellata da infelici imprese, iniziate talvolta con entusiasmo e buona volontà, in cui i Comuni, province, regioni e altri enti pubblici e privati hanno imboccato, partendo da varie situazioni e prospettive, la strada del turismo culturale. (M. A. Villamira, L. Artuso, Cultura dei luoghi e pianificazione, in «La Rivista del Turismo», a.I, n.1, 1999)

L’Italia ha un patrimonio paesaggistico-artistico e culturale come nessun altro paese al mondo.

Il turismo culturale può essere quindi un elemento che innesca circoli virtuosi ma tutto questo non s’improvvisa. Per sviluppare un turismo che valorizzi la “cultura dei luoghi” è necessario passare attraverso una pianificazione centrata sullo studio e le diverse componenti del sistema locale.

Infatti «culturale non è sempre sinonimo di turistico», come sottolinea Josep Ejarque. Il «prodotto turistico culturale» non è affatto semplice: un museo, un centro storico o un’altra attrattiva culturale, non diventano automaticamente attrattive turistiche capaci di attirare i turisti:

Il turismo culturale si crea quando un prodotto culturale si aggiunge al servizio turistico e in questo caso avremo un prodotto turistico culturale. Tuttavia se questo prodotto non è presente nel mercato e non è commercializzabile né acquistabile non si potrà parlare di offerta turistico culturale. (J. Ejarque, Il turismo culturale come elemento di attrazione turistica, in «Voyager», a. XIV, n. 68, maggio/giugno 2004)

Avere grandi risorse culturali non è una garanzia di successo in quanto è necessario un approccio turistico in base al quale, ad esempio, i musei e le chiese siano veramente fruibili e anche la visibilità e l’accessibilità devono essere garantite. Il successo di una destinazione turistica culturale, conclude Ejarque, dipende quindi da una definizione strategica chiara che abbia come obiettivi la promozione e la commercializzazione.

Il turismo rappresenta, con il suo elemento del trasferimento, la possibilità di comunicazione tra differenti culture ed è un veicolo per la conoscenza approfondita dei popoli, per comprendere i loro usi e costumi, oltre che visitare i musei e ammirare le opere d’arte. Il turismo, infatti, nella sua vera essenza, è vedere, conoscere, “aprirsi” al mondo, ai nuovi costumi e alle esperienze nuove.

Ma una gran parte di questo turismo ha avuto spesso solo l’apparenza di vero turismo culturale. Ciò è dovuto principalmente ad un mancata preparazione precedente al viaggio.

Le culture locali, visitate dal turismo, possono rivelarsi molto fragili. Si possono avere gravi fenomeni di deculturazione, di disgregazione comunitaria, di perdita irreversibile dei valori tradizionali. Un turismo irrispettoso introduce con violenza nuovi valori, nuove gerarchie, nuovi lavori, trasformando la società locale in un mercato perfettamente funzionale al business.

Il turismo può portare trasgressione, criminalità, lievitazione dei prezzi, disgregazioni familiari, alterazioni del mercato del lavoro e delle professioni, impoverimenti delle tradizioni alimentari e, più in generale, mercificazione delle culture – attraverso la loro riduzione a mero folklore – e banalizzazione dei luoghi a semplici spazi di divertimento: a «nonluoghi» – per usare l’espressione dell’antropologo Marc Augé – senza radici e senza centro. Tutto ciò può provocare tensione nei rapporti tra turisti e popolazione locale che possono raggiungere livelli anche molto elevati.

Secondo Marc Augé il mondo è diventato una rete di non luoghi: dai centri commerciali agli aereoporti il nostro mondo affollatissimo si rivela un deserto fatto di solitudine. (René Magritte, “Golconda”, 1953. Houston, Menil Collection)

A tutte queste problematiche cerca di far fronte il “turismo responsabile” con il quale s’intende un modo consapevole d’intendere il viaggio che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità. Il turismo responsabile rivolge la sua attenzione alla componente sociale e alle implicazioni etiche del turismo. Il problema del turismo responsabile si pone, soprattutto, nei confronti dei Paesi del Sud del Mondo. Il turismo, infatti, potrebbe rappresentare una carta vincente per queste economie povere, generando reddito per gli operatori locali; tuttavia, all’ingente flusso di turisti, non si accompagna un paragonabile afflusso di ricchezza per l’economia locale. Al problema economico si aggiunge anche un disagio sociale e culturale: le possibilità d’incontro e di scambio tra turisti e popolazioni locali sono, nella maggior parte dei casi, fittizie o limitate ad esperienze frettolose ed artefatte, quando non irrispettose delle realtà ospitanti. Il viaggio, invece, dovrebbe essere recuperato come scambio culturale nel senso di conoscenza della cultura autentica del luogo. Inoltre, le popolazioni locali spesso non hanno voce in capitolo e debbono subire le “pacifiche” invasioni.

Le attrazioni turistiche poi sono spesso concentrate in determinate zone e sono soggette, quindi, ad un’intensa frequentazione stagionale, provocando un forte impatto sull’ambiente: aumento della produzione dei rifiuti, del consumo di beni primari e di risorse (come l’acqua e l’energia), inquinamento del suolo, dell’acqua e acustico. Talora, inoltre, a causa della costruzione di enormi complessi alberghieri (spesso estranei al contesto geografico e ambientale della zona), non solo si offende il paesaggio ma si può provocare anche la possibile diminuzione o addirittura perdita dell’identità sociale e culturale dell’area ospitante.

Turisti ammassati su una spiaggia

Tutto questo ha un pesante impatto negativo sull’ambiente e sul tessuto sociale della comunità interessata. Il “turismo sostenibile”, invece, si prefigge la tutela dell’ambiente e delle sue risorse tramite la “capacità di carico”, ossia il massimo possibile utilizzo di un’area senza la creazione di effetti negativi sulle risorse naturali e sul contesto sociale e culturale locale.

Le attività turistiche si caratterizzano come sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche. La capacità di carico tocca molto da vicino il turismo culturale nel caso in cui un flusso ingente di turisti si riversa in piccole località (ma non solo quelle), causando molti problemi. Il concetto di capacità di carico nel caso di una località culturale è il livello ottimale di visitatori che la risorsa o la località, intesa essa stessa come un insieme di risorse, è in grado di accogliere: oltre quel livello massimo d’uso stabilito, che una destinazione può sopportare, gli impatti si traducono in un danno. Le risorse culturali rappresentano, infatti, sempre più la base per lo sviluppo e la crescita del turismo; il turismo a sua volta può offrire, se gestito in maniera sostenibile, i mezzi finanziari che rendono possibile la tutela e la valorizzazione delle risorse. Il bene culturale, immesso nel circuito economico mediante il turismo, assume una nuova valutazione economica ed è portato naturalmente ad essere salvaguardato e difeso contro i danni.

Il turismo responsabile è definito dall’AITR (Associazione Italiana Turismo responsabile) come «il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture […] che opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori».
Si deve quindi cercare un equilibrio tra la tutela delle risorse culturali e l’orientamento al mercato. Ma si tratta di un delicato equilibrio da mantenere tra la totale chiusura del bene culturale a qualsiasi forma di fruizione da una parte e lo snaturamento dell’unicità e del suo valore di testimonianza dall’altra. Tale equilibrio, poi, varia da località a località e da risorsa a risorsa. Un utilizzo inadeguato del patrimonio artistico e culturale può comportare per lo stesso patrimonio rischi di natura irreversibile. Gli effetti negativi sulle risorse, provocati da un eccessivo sviluppo turistico, possono generare il degrado della risorsa stessa, che cessa di essere tale tanto per la comunità residente quanto per il turista che non la percepisce più come un’attrazione. Il valore di una risorsa può, quindi, essere compromesso da un’eccessiva pressione turistica ma anche da un’assenza di politiche di valorizzazione che ne comporta l’abbandono; determinando, anche in questo caso, il degrado o la perdita.

L’obiettivo comune del turismo responsabile e di quello sostenibile è quello di promuovere un modo di fare turismo che sia “consapevole” della cultura e della natura del Paese ospite; “equo” nella distribuzione dei proventi e del lavoro generato dall’indotto; a “basso impatto” ambientale e “rispettoso” della cultura e delle tradizioni delle comunità locali.

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Un commento su “Turismo Culturale & Turismo Responsabile”

  1. Cosa vuol dire “tur-ismo” tout court? Come ben sappiamo si tratta di un gallicismo o francesismo formato dalla parola “tour” (giro, viaggio) e dal suffisso “ismo” (fenomeno, attivita’), attivita’ riguardante, in questo caso, un viaggio. Definizione, quindi, alquanto generica; pero’, col passare del tempo questa parola va assumendo sempre piu’ un significato specifico, tanto che i moderni dizionari definiscono “turista” colui che viaggia per diletto e per istruzione. Si puo’ viaggiare anche solo per lavoro o per altri interessi che non siano esplicitamente culturali; allora, in questo caso, turismo(secondo la primitiva accezione) non puo’ essere sinonimo di cultura, ma se il viaggio prescelto ha come scopo l’acquisizione di nuove conoscenze, di nuove esperienze, allora si che turismo e cultura possono compenetrarsi! Arriviamo al significato di “hermitage tourism” (come ci hai ricordato), cioe’ al nostro “turismo culturale”.
    Il ” Grand tour” del passato, che solo pochi potevano permettersi a coronamento dei propri studi
    Oggi assistiamo al “turismo di massa” e questa parola “massa” mi mette sempre un po’ in apprensione. Per me “massa” vuol dire, quasi sempre, disordine, confusione, pericolo, disorganizzazione e, ben piu’ grave, possibilita’ di attentati alla vita dei presenti ed alla incolumita’ delle cose….
    Del resto, non e’ forse vero che “quanto piu’ si acquista in estensione, tanto piu’ si perde in profondita”? Il turismo di oggi e di domani merita sempre piu’ attenzioni da parte di tutti, dalle Autorita’ in primo luogo, fino a tutti gli operatori del settore, se vogliamo, con adeguate programmazioni, salvaguardarlo ed impedire che i tanti interessi ruotanti non si scontrino, ma, anzi, si armonizzino in un unico punto di equilibrio, che va cercato perche’, oggi come oggi, non mi sembra che nel ns. Paese sia stato trovato! Ben vengano, percio’, nuovi studi e nuove ricerche per un turismo culturale responsabile e sostenibile per una maggiore tutela e valorizzazione del ns. patrimonio ” ereditato”in generale, dalle bellezze naturali alle arti, agli usi, costumi e tradizioni del nostro popolo.
    Grazie, come sempre, delle tue spiegazioni, ciao

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