RENNES-LE-CHÂTEAU: LA COSTRUZIONE DEL MITO 7. L’anomala simbologia della chiesa di Rennes-le-Château

La chiesa di Rennes-le-Château dedicata a Maria Maddalena è posta nella parte alta del paese.

Il bellissimo panorama da Rennes-le-Château, ubicato sulla cima di una collina affacciata sui Pirenei (Foto dell’autore)

In epoca carolingia la città di Rhedae (Rennesle-Château) fu retta da un conte, investito di poteri militari e civili, dal 790, data della creazione della contea del Razès, di cui Rhedae ne era la capitale, da parte di Carlo Magno, al 870. Uno dei primi conti del Razès, Guglielmo di Gellone (Guillemundi di Razès che divenne conte nel 781) e i suoi figli, costruirono una roccaforte sulla sommità della collina, oggi occupata dagli edifici di Berénger Saunière. Le dimensioni abbastanza ridotte della chiesa, sembrano suggerire che in origine era una cappella appartenente alla residenza nobiliare e che, nel corso degli anni, diventerà l’attuale chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena.

La piccola chiesa di Rennes-le-Château dedicata a Maria Maddalena (Foto dell’autore)

La chiesa, arricchita di un campanile di forma e pianta quadrata, aggiunto all’edificio in un secondo tempo, è  probabilmente il risultato di una serie di successivi adattamenti di un edificio visigoto (o paleocristiano) del V-VII secolo, allo stile romanico. In particolare l’asimmetria dell’abside fa pensare che in origine presentasse un aspetto “a ferro di cavallo” tipico dell’architettura visigota (1).

E’ a navata unica e abside semicircolare; l’interno è diviso in 5 arcate con la volta a botte. Modificata nel lato sud, conserva a nord una parte delle sue arcate di epoca romana.

La chiesa di Rennes-le-Château. Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Alla fine dell’800, quando ormai si trovava in rovina ed era pericolosa per la sicurezza dei fedeli, fu interamente restaurata in stile neogotico dal curato del luogo, Bérenger Saunière, che eseguì i lavori a sue spese, decorandola nell’esuberante stile “sansulpiciano” in voga a quell’epoca e costruendo, poco distante, degli edifici neogotici – Villa Bethania e la Torre Magdala (edifici di cui tratteremo nei prossimi articoli).

La chiesa di Rennes-le-Château fu decorata da Saunière nell’esuberante stile “sansulpiciano” in voga a quell’epoca (Foto dell’autore)

La definizione di “stile sulpiciano” o “stile sansulpiciano” è una espressione coniata nel 1897 dallo scrittore e poeta francese Léon Bloy. Alludeva a tutti quegli oggetti di carattere religioso che si potevano comperare presso i tanti venditori del genere concentrati nel quartiere di San Sulpice a Parigi. L’espressione è passata a indicare un genere di arte religiosa a carattere popolare e semplice, con uno stile un po’ stereotipato e sdolcinato. Fu uno stile in voga in Francia e in gran parte dell’Europa occidentale tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, e si ritrova in particolare nella statuaria e nei dipinti figurativi delle vetrate degli edifici neogotici, neo-romanici e neobizantini.

Dal 26 luglio 1994 la chiesa di Rennes-le-Château fa parte dell’Inventario generale dei monumenti e delle ricchezze artistiche francese, nato nel 1964 su idea di André Malraux, che ha come missione quella di recensire, studiare e far conoscere l’insieme del patrimonio francese.

La placca sul portale della chiesa di Rennes-le-Château che testimonia l’iscrizione dal 1994, all’<<Inventario generale dei monumenti e delle ricchezze artistiche francese>> (Foto dell’autore)

Un’abbondante letteratura, di tendenza “esoterica” e “aurifera”,  sottolinea che la chiesa, completamente ristrutturata da Saunière, è un curioso e inquietante tempio che presenta evidenti segni esoterici, comprensibili solo agli “iniziati”, distante anni luce dall’iconografia cattolica tradizionale.

Per alcuni è un tempio rosacrociano, per altri un tempio  massonico o cataro, altri ancora vedono omaggi a divinità egizie o celtiche. In definitiva è comunque vista come un tempio occulto e una finta chiesa cattolica.

Si dice che gli strani lavori intrapresi da Saunière furono fatti appositamente per inserire vari particolari che indicassero il “Secret”, una sorta di codice cifrato che il parroco avrebbe disseminato per rivelare il grande segreto da lui scoperto e che avesse anche scoperto un tesoro favoloso. E alcuni fra questi autori si dedicano costantemente al tentativo di decifrare il messaggio che don Saunière “avrebbe lasciato” ed anche per questo motivo un considerevole numero di visitatori viene attirato anche oggi in quei luoghi.

Il sospetto invade ogni singolo elemento: “I dipinti della chiesa si discostano dallo stile ordinario delle chiese cattoliche, non solo perché utilizzano colori stranamente lugubri, ma anche perché presentano alcune incoerenze rispetto al testo delle Scritture. In uno c’è un bambino vestito di tartan scozzese, un altro rappresenta il corpo di Gesù mentre viene trasportato alla tomba, ma di notte. Proprio dietro alla porta c’è una spaventosa statua di Pan o del diavolo con in mano l’acquasantiera. E l’architrave sopra la chiesa porta una scritta decisamente strana: terribilis est locus iste.” (2)

Per molti autori, indipendentemente dal fatto che Saunière appartenga o meno alla franc-maçonnerie, la decorazione della chiesa di Rennes-le-Château è dunque tutt’altro che conforme ai dettami dell’iconografia cattolica tradizionale. C’è da notare che è in particolare con gli autori anglofoni che i temi massonici prenderanno sempre più spazio.

Molti dei libri dei mitografi dimostrano che gli autori non hanno alcuna dimestichezza con chiese né con lo studio delle chiese e con l’interpretazione dei più semplici simboli cristiani, soprattutto se appartenenti alla confessione cattolica, che sono per loro completamente “estranei”. E così, privata dei più elementari codici interpretativi del Cristianesimo, oggetti simbolici del tutto ortodossi presenti nella chiesa di Rennes, sono visti come atipici per un tempio cristiano e vengono interpretati nei modi più distorti. Mentre non sono altro che comunissimi elementi assolutamente in linea con l’ortodossia cattolica, che riflettono un’ignoranza profonda sui simboli della religione cattolica. 

L’interno della chiesa di Rennes-le-Château
(Foto dell’autore)

Ecco che, senza tener conto dell’interpretazione tradizionale cristiana, ogni singolo elemento diviene “sospetto” e semplici simboli cristiani come l’agnus Dei, il monogramma cristico e quello mariano, il pesce, la mandorla mistica, la rosa, il fiore ad otto petali e persino la croce, divengono inequivocabilmente simboli massonici o comunque eretici, travisando completamente il loro significato. Inoltre molti dei segni interpretati come “esoterici” sono in realtà segni della mistica monarchica di Saunière.

Ma procediamo con ordine. I lavori di sistemazione della chiesa intrapresi da Saunière dal 1891 al 1897 non si limitarono al ripristino e ad un semplice restauro, ma alla sostituzione di elementi decorativi, statuari, dipinti e arredi.

Inspiegabili lavori? Non proprio.

Nel corso di tutto l’Ottocento parrocchia e presbiterio, in continua decadenza anche per l’estrema vecchiaia, saranno più e più volte al centro delle discussioni del consiglio comunale.   

Nonostante le piccole riparazioni d’urgenza si susseguano continuamente, con il tempo chiesa e presbiterio subiscono un degrado praticamente inarrestabile, dovuto soprattutto all’impossibilità economica da parte del comune di eseguire vasti lavori di restauro. Già dai primi dell’800 sul quaderno delle delibere comunali si legge che il campanile è sbrecciato su un lato e minaccia di crollare e si propone di eseguire un restauro del campanile, della chiesa e del presbiterio, perché gli edifici sono sul punto di cadere. Anche il cimitero si trova in pessime condizioni: si legge che “quotidianamente alcune bestie vi pascolano, passando attraverso un muro che è crollato, non essendoci alcuna chiusura”(3).

Ma nonostante la delibera, i lavori vengono ancora rimandati. La riunione comunale del 28 maggio 1807 registra il recente crollo di una parte del campanile, mentre il resto è prossimo a subire la stessa fine, minacciando di cadere sulla chiesa. Si parla anche del tetto della chiesa, cui mancano molti coppi; e non è l’unico: quello del presbiterio si trova nelle stesse, pessime condizioni. Nel 1826 si delibera ancora sul rifacimento del pavimento della chiesa, ma fino all’anno successivo non se ne fa nulla. Anche le decorazioni in legno fatte installare nel 1740 danno segni di cedimento.

Il 20 ottobre 1839 viene discussa per la prima volta in comune la necessità di ampliare la chiesa, ormai troppo piccola per contenere i fedeli (4).

Nel 1856 il vescovo di Carcassonne annuncia una visita pastorale a Rennes. Il 12 febbraio viene installata una Via Crucis in legno, forse proprio in vista dell’evento. Il parroco di allora, in occasione della visita del vescovo, compila un questionario sullo stato della parrocchia e degli edifici annessi. Secondo il resoconto fornito, il presbiterio, per quanto riguarda gli interni e il tetto, è in pessimo stato. Il parroco registra la presenza di due altari: quello principale (ancora in buono stato, sebbene la sua tavola di pietra sia un po’ danneggiata in un angolo) e quello laterale, dedicato alla Vergine Maria.

Sempre secondo la relazione, all’interno degli altari sono custodite reliquie. Diventa dunque assolutamente verosimile il ritrovamento, da parte di Saunière, di reliquie nel 1887, quando dovette rimuovere il vecchio altare trovando così qualunque cosa vi fosse custodita.

I fonti battesimali, il confessionale e la Via Crucis si trovano in buone condizioni. Il parroco si lamenta inoltre delle esigue dimensioni della chiesa. Anche il cimitero è in pessime condizioni.

In seguito alla visita, il vescovo fa stilare un resoconto sulle condizioni della chiesa, indicando in alcuni punti i lavori da eseguire quanto prima. Tra questi, la sostituzione del pulpito in pessimo stato, il restauro dell’altare, lo spostamento della sacrestia in luogo più ampio e un vasto lavoro di ristrutturazione del presbiterio (5).

Nel 1872 la diocesi di Carcassonne passa al nuovo vescovo che il 23 maggio 1876 si reca in visita pastorale a Rennes. Nel lunghissimo questionario di 36 pagine si legge che il presbiterio è sempre troppo piccolo e in condizioni appena accettabili. Viene segnalata anche la presenza di un confessionale e del pulpito in legno installato nel 1740: le sue condizioni sono discrete, ma la scaletta d’accesso è in pessimo stato.

Tre statue decorano l’edificio: rappresentano l’Immacolata Concezione della Vergine Maria (è installata probabilmente sull’altare laterale), Santa Maddalena e Sant’Antonio. I muri sono decorati da tre pannelli: un Cristo presso l’altare principale, un San Giuseppe presso l’altare laterale e una rappresentazione del Sacro Cuore.

Nella relazione stilata dal vescovo, viene ribadito che, nonostante i tentativi di restauro messi in atto dal parroco durante il suo lungo ministero, è assolutamente indispensabile dotare la chiesa di una sacrestia, di un altar maggiore in pietra dura e di un tabernacolo, di un battistero, di una cappella dedicata alla Santa Vergine, di un nuovo pulpito e di un confessionale (6).

Gli atti della visita pastorale del 23 maggio 1876 riportano una lista di lavori assolutamente indispensabili da realizzare nella chiesa che cade di vecchiaia.

Nel 1883 la situazione è così grave che il consiglio parrocchiale e il municipio si accordano e contattano il Vescovo affinché interceda presso il consiglio generale dell’Aude per un finanziamento utili ad un primo restauro del campanile, lesionato su tutti e quattro i lati, e alla copertura di chiesa e presbiterio.

In una seconda relazione, dai toni ancora più drammatici, il vicario generale afferma che “I servizi religiosi sono diventati impossibili all’interno della chiesa parrocchiale di Rennes-le-Château a causa del pericolo imminente del crollo della volta del santuario, del pessimo stato dell’altar maggiore, dell’oscurità della navata, dovuta alla chiusura – con dei pannelli – delle finestre che una tempesta ha privato delle vetrate”(7).

Ma nessun lavoro verrà intrapreso neppure nel 1884.

Arriviamo al 1 Giugno 1885 quando Bérenger Saunière all’età di trentatré anni arriva a Rennes-le-Château, la nuova parrocchia alla quale il Vescovo lo ha destinato. In quel periodo il piccolo paese, che si erge sulla cima di una collina affacciata sui Pirenei, conta poco più di 200 abitanti ed ha una struttura tipica dei villaggi fortificati altomedievali.

Rennes-le-Château all’epoca di Saunière. Quando il nuovo parroco Bérenger Saunière arriva nel 1885 a Rennes-le-Château, conta poco più di 200 abitanti ed ha una struttura tipica dei villaggi fortificati altomedievali.
Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Il contrasto tra le pessime condizioni della parrocchiale del paese e la chiesa di Le Clat, dove aveva prestato servizio precedentemente, avrà un profondo effetto sui futuri progetti del nuovo parroco, ma per il momento, date le poche economie a disposizione, deve rinviare i lavori a data da destinarsi.

Abbiamo già accennato, negli articoli precedenti, ai primi anni di Saunière a Rennes-le-Château che può iniziare, dal giugno 1887, i primi lavori di restauro nella chiesa di Santa Maria Maddalena, incominciando con le riparazioni più urgenti. 

Bérenger si fa presto ben volere in paese; il suo carattere deciso e sicuro e le sue omelie in dialetto locale gli conquistano ben presto la stima dei compaesani (8).

Il 1 Giugno 1885 Bérenger Saunière all’età di trentatré anni arriva a Rennes-le-Château, la nuova parrocchia alla quale il Vescono lo ha destinato.
Pannello didascalico Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Ma questo rapporto sarà destinato, negli anni seguenti, ad incrinarsi.

Nel 1897, in occasione della visita del vescovo di Carcassone monignor Félix-Arsène Billard a Rennes-le-Château, durante la messa, Saunière legge un discorso di benvenuto. Si tratta di un discorso ufficiale che non manca di sfumature polemiche. Dopo un lunghissimo ringraziamento introduttivo, il parroco si lamenta di essere stato ostacolato nel suo lavoro da qualche compaesano: “Ho avuto delle brutte esperienze a causa di perfidi oppositori che si sono accaniti contro tutto quello che avevo intrapreso per la gloria di Dio e l’abbellimento del suo tempio. In giorni di oscurantismo come questi, non hanno risparmiato alcun mezzo, perfino quelli violenti. Fortunatamente il Cielo ha vegliato e la Provvidenza ha fatto sì che i loro funesti progetti gli si ritorcessero contro” (9).

Ma il sacerdote non nutre, almeno all’apparenza, sentimenti di vendetta: “Il mio cuore di Prete e Padre ha molto sofferto, perché queste anime, Monsignore, mi stanno ancor più a cuore di quelle dei miei bambini. Né ho mai smesso di chiedere al mio Divin Maestro di perdonarli così come li ho già perdonati io nel profondo del mio cuore, e di ricondurli sulla retta via” (10).

Poi Saunière descrive i lavori che ha da poco concluso: “Sin dal mio arrivo in questa Parrocchia non mi sono posto che un obiettivo: fare di questa chiesa un tempio degno di chi pervade della sua presenza il cosmo infinito, e mettere in pratica l’adagio ‘audacem fortuna juvat’. Mi sono messo coraggiosamente all’opera e Dio ha voluto che i miei sforzi non fossero vani” (11).

Saunière elenca le varie modifiche effettuate nella chiesa: due nuove finestre, una delle quali sul rosone di fondo, illuminano la chiesa molto più di un tempo; ai lati dell’altare sono state fissate due statue “di esecuzione molto fine”, quelle di Maria e Giuseppe; le arcate della navata centrale sono state stabilizzate, i muri laterali risanati e la volta interamente ridipinta; sono stati installati il pulpito, il fonte battesimale, una nuova Via Crucis e cinque statue; ai vecchi banchi ne sono stati aggiunti di nuovi; il confessionale è stato sostituito da uno nuovo; al posto della vecchia tribuna è stato issato un grande bassorilievo. “E pur nel rischio di dilungarmi troppo, mi permetto di non tenere sotto silenzio la bella ed originale acquasantiera, il restauro della sacrestia, del Presbiterio e i molti lavori sulla piazza. Tutto questo, Monsignore, lo devo un po’ ma ben poco ai miei parrocchiani, molto alle mie economie e alla devozione e generosità di alcune anime estranee a questa parrocchia” (12).

I primi lavori di restauro della chiesa di Rennes-le-Château iniziati da Saunière nel 1887.
Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Con la sua visita, Billard conferisce un implicito assenso alle opere fatte installare da Saunière: se queste, come maliziosamente suggerito da alcuni studiosi, fossero dense di riferimenti estranei alla tradizione cattolica, il vescovo avrebbe immediatamente preso provvedimenti. Era stato lui, infatti, a compilare un regolamento per i sacerdoti della diocesi, scrivendo – a proposito dell’acquisto di oggetti di culto: “Si auspica che i religiosi non acquistino oggetti nuovi o di una forma insolita senza avere la certezza che questi oggetti siano conformi alle prescrizioni liturgiche e, nel dubbio, senza aver consultato l’Autorità.” (13).

Monsignor Billard vi riconosce una simbologia in tutto e per tutto coerente con la tradizione cattolica della Francia di fine XIX secolo.

Nei prossimi articoli mi occuperò della descrizione dettagliata sia dell’esterno che dell’interno della chiesa di Rennes-le-Château.

NOTE:
(1)  Cfr. Sabina Marineo, “Storia dei due Guglielmo. Ancora un doppio enigma nella storia di Rennes-le-Château” e Jean Alain Sipra, “L’architettura insolita della chiesa di Rennes-le-Château. Contributo allo studio delle origini della città di Rhedae” (Gianluca Majocchi, Enrico Crippa, trad.), entrambi in “Indagini su Rennes-le-Château”- http://www.renneslechateau.it.  Il sito, curato da Mariano Tomatis, è una guida indispensabile e fondamentale, la più vasta ricostruzione storico-documentaria ad oggi realizzata e il punto di riferimento più serio, approfondito e completo sulla storia di Rennes-le-Château.
(2)  Peter Blake – Paul S. Blezard, Il Codice Arcadia, Tropea, Milano, 2001, p.160. Cit. in  Mario Arturo Iannaccone, Rennes-le-Château una decifrazione. La genesi occulta del mito, Milano, SugarCo, 2004, p. 212. Il libro di Iannaccone è utile per capire la genesi della creazione del mito di Rennes: un’indagine condotta sulle fonti originali, con lo scopo di separare il vero dal falso.
(3)  “Guida storica – I restauri più urgenti e le due ispezioni", di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(4) Cfr.  “Guida storica – I restauri più urgenti e le due ispezioni", di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(5)  Cfr. “Guida storica – La nascita di Saunière e la visita di De La Bouillerie”,  di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(6)  Cfr. “Guida storica –  Il  'Secondo Impero'  e la visita di Monsignor Leuillieux” di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(7)    “Guida storica –   L’ispezione del vicario generale” di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(8)  Cfr. “Guida storica – L’arrivo di Saunière a Rennes-le-Château (1885)” di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(9)   “Guida storica –  La visita del Vescovo Billard (1897)” di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(10)   “Guida storica –  La visita del Vescovo Billard (1897)” di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(11)   “Guida storica –  La visita del Vescovo Billard (1897)” di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(12)   “Guida storica –  La visita del Vescovo Billard (1897)” di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.
(13)   “Guida storica –  La visita del Vescovo Billard (1897)” di Mariano Tomatis in  http://www.renneslechateau.it.     

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