Maria Mancini Colonna “l’indomabile”: la passione del Re Sole (terza ed ultima parte)

La rocambolesca fuga

Perché dunque Maria Mancini fuggì dalla sua reggia romana? Nelle sue Memorie  Maria racconta che scappò per non avere altre gravidanze. Con la nascita del terzo figlio infatti Maria rischiò di morire e per questo non volle averne altre, comunicando al marito la sua decisione di non avere altri figli. Lorenzo Onofrio Colonna accettò questa decisione.

Ma fu veramente questa la ragione della sua fuga?

Cerchia del pittore fiammingo Jakob Ferdinand Voet, “Ritratto di Maria Mancini”, 1670 ca. (Galleria Colonna, Sala Azzurra)

O fu dovuta alla gelosia di Maria nei confronti di un marito sì bello ma anche molto donnaiolo e ai suoi continui tradimenti, di cui non faceva mistero? Si racconta che anche Lorenzo era geloso della moglie, perché a Maria furono attribuiti numerosi amanti. D’altro canto Maria aveva un carattere molto passionale e impulsivo. Ma forse  questa gelosia reciproca fu una sorta di recita da parte dei coniugi, per restare ufficialmente uniti: probabilmente tra i due c’era un accordo nel concedersi una reciproca libertà.

La cosa certa è che tra i due la crisi era già in atto e il loro rapporto andò man mano sempre più logorandosi. E il tempo non fece altro che acutizzare gelosie reciproche e dissensi. I due coniugi ormai non si sopportavano più. Maria racconterà nelle sue Memorie che temeva per la sua vita, temeva che il marito volesse sbarazzarsi di lei, imprigionandola o facendola assassinare.

Le due fuggiasche dunque si imbarcarono a Civitavecchia e arrivarono a Marsiglia, in Provenza. Per alcuni giorni si persero completamente le loro tracce.

Per Lorenzo, che mandò invano delle galere per inseguirle, la fuga della sua consorte fu un imperdonabile scandalo.  Colpito nell’orgoglio, fu troppa per lui la vergogna  di essere stato abbandonato e ridicolizzato da sua moglie. L’onore doveva essere difeso e per questo il Colonna chiederà anche a Luigi XIV di aiutarlo per far sì che sua moglie tornasse in Italia. D’ora in poi la vita di Maria Mancini, la cui fuga divenne  un caso internazionale, sarà sempre seguita da agenti e ambasciatori. Erano emissari e uomini di fiducia al servizio del marito che, fingendosi amici, avevano il compito di spiare le sue mosse e di convincerla a rientrare a Roma.

La destinazione finale di Maria, che nel frattempo si era separata dalla sorella Ortensia, era Parigi, la città dove era cresciuta. Probabilmente in cuor suo sognava di essere nuovamente accolta tra le braccia di Luigi XIV.

Ortensia Mancini, as Aphrodite
Jacob Ferdinand Voet, “Ritratto di Ortensia Mancini come Afrodite”, 1671-1672

Ma le cose andarono diversamente e non poche furono le delusioni per lei. A Grenoble, dove si era trasferita, le arrivò una lettera da parte della regina Maria Teresa che la pregava di non proseguire per Parigi. Questa fu seguita da un’altra missiva, questa volta firmata dal Re Sole in persona, che la “invitata” a ritirarsi in convento perché la sua fuga dal marito era diventato ormai uno scandalo mondano e in quel modo si sarebbero calmate le acque.

Di certo Maria si aspettava da parte del Re un atteggiamento ben diverso e non così freddo, ma fece male i suoi calcoli. Nonostante ciò, volle proseguire per Parigi. A quel punto il Re le ordinò di ritornare dal marito o di chiudersi in convento. Fu così che nel 1672 entrò nell’abbazia di Lys, fuori Parigi. Limitata nelle sue libertà, si lamentò con il Re che, di tutta risposta, la fece trasferire ancora più lontano, nell’abbazia di Avenay, nei pressi di Reims. E dopo due mesi Maria si trasferì a Lione.

Gaspar Netscher e bottega, “Ritratto di Maria Mancini Colonna” (Galleria Colonna, Anticamere)
Gaspar Netscher e bottega, “Ritratto di Maria Mancini Colonna” (Palazzo Colonna, Galleria Colonna – Anticamere)

Respinta dal Re, allontanata dalla vita fastosa della corte e pressata dai familiari che la inducevano a tornare a Roma con il marito, Maria si trasferì a Torino, ospitata dal duca Carlo Emanuele II di Savoia che nel frattempo aveva ospitato a Chambéry la sorella Ortensia.  E finalmente qui poté godere di nuovo in parte di quella libertà a cui era abituata. Ma nell’estate del 1673 fu Maria stessa ad abbandonare il Piemonte non sentendosi più sicura, perché il marito continuava a controllarla senza tregua  tramite uomini da lui inviati. Arrivò in Belgio, ma qui ben presto si rese conto che il Colonna poteva controllarla ancora meglio. Relegata in vari posti, nel maggio 1674 si accordò con il marito e approdò a Madrid.

In Spagna uscirono nel 1677 le Memorie scritte da lei stessa con un resoconto dettagliato sulla sua vita. Volle scriverle per difendere la sua reputazione dalle calunnie che circolavano su di lei, dando un’immagine meno scandalistica della sua vita. Nel 1675 erano infatti uscite delle  Memorie apocrife, ricchissime di pettegolezzi sulla sua vita matrimoniale. Ma le scrisse anche per dimostrare al marito che, anche dopo la loro separazione, la sua condotta era ineccepibile, sperando così di ottenere da parte del consorte una mitigazione della sua relegazione .

Jacob Ferdinand Voet, “Maria Mancini predice il futuro alla sorella Ortensia”,  1680 circa (Roma, Proprietà INPS,  Direzione Generale)
Jacob Ferdinand Voet, “Maria Mancini predice il futuro alla sorella Ortensia”,  1680 circa (Roma, Proprietà INPS,  Direzione Generale)

Nell’ottobre del 1680 il marito, nel frattempo divenuto viceré d’Aragona, in seguito all’ennesimo rifiuto della moglie di ritornare insieme, la rinchiuse  nell’Alcázar di Segovia, praticamente come una detenuta. I familiari di Maria si irritarono con il marito per il suo atteggiamento e così Lorenzo Onofrio chiese alla moglie di prendere i voti trasferendola in un convento di Madrid. Maria i voti non li prese mai e godette all’interno del convento di una certa libertà, anche se i dissapori con il marito non terminarono.

Fu solo nell’aprile del 1689, in seguito alla morte del Colonna, che Maria poté muoversi liberamente. Invitata dai figli, nel 1691 tornò a Roma, ma ci rimase ben poco ritornando poi a Madrid. Dopo la morte del sovrano spagnolo Carlo II, Maria non fu ben vista dal successore, Filippo V, salito al trono nel 1700, e dalla sua corte. La sua presenza in Spagna non era più gradita.

Fu così che nel 1702 ricominciò la sua vita errabonda. Nel 1705 tornò in Francia, e fu lei questa volta a non volere rivedere Luigi XIV, nonostante i suoi inviti a recarsi a Versailles.

Hyacinthe Rigaud, Luigi XIV Re di Francia e di Navarra, 1701 (Paris, Louvre)
Hyacinthe Rigaud, Luigi XIV Re di Francia e di Navarra, 1701 (Paris, Louvre)

Tra il 1707 e il 1714 la sua vita fu segnata da una serie di lutti familiari, tra cui la morte del figlio primogenito nel 1714.

La sua avventurosa storia, ricca di colpi di scena e di passioni, si concluse a Pisa dove morì nel maggio 1715. Qui la principessa Maria Mancini fu sepolta nella chiesa del Santo Sepolcro dove ancora oggi si conserva la sua lapide, proprio davanti l’ingresso. Volle essere sepolta con una semplice epigrafe, dettata la lei stessa: “Maria Mancini Colonna – Pulvis et cinis“.  Sepolta insieme ai doni dei suoi uomini più importanti: la preziosa collana di 35 perle che le donò Luigi XIV al momento del loro commiato, e il diamante che suo marito le regalò il giorno del suo matrimonio.

Soltanto pochi mesi dopo, il 1 Settembre 1715, a Versailles morirà anche il Re Sole, il suo più grande amore.

Tomba di Maria Mancini (Pisa, Chiesa del Santo Sepolcro. Fonte Foto: http://www.lakinzica.it)
Tomba di Maria Mancini (Pisa, Chiesa del Santo Sepolcro. Fonte Foto: http://www.lakinzica.it)

Qui finisce la storia di Maria Mancini, una donna affascinante e sensuale, irrequieta ed orgogliosa, un’eroina romantica, alla stregua della bella Angelica, personaggio ideato dai coniugi Golon. Anche lei, come Angelica, amata e desiderata dal Re Sole. Una donna che volle staccarsi dal solo ruolo di moglie e madre, come esigeva l’etichetta allora, soprattutto per una donna del suo rango, per rendersi più autonoma e libera.

Secondo un biografo del Re Sole, Louis Bertrand, che nella prima metà del Novecento dedicò varie monografie al Re Sole, tra cui una dedicata ai suoi amori (La vie amoureuse de Louis XIV, 1924), fu proprio la nostra Maria il più importante amore di Luigi XIV.

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Breve Bibliografia:

Antonia Fraser, “Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne”, Milano, Mondadori, 2007

Maria Mancini Connestabile Colonna, “I dispiaceri del Cardinale”. A cura di Daria Galateria, Palermo, Sellerio, 1987

Franco Francesco Zazzara, “Maria Mancini , il Re sole Luigi XIV e il Cardinale Mazzarino”, 2012 (trad. it. da Paul Gordeaux, “Les Amours célèbres. Maria Mancini”, 1953)

Italo Fiorentino, “Le grandi amorose”, Perino Edoardo Editore, Roma, 1889

Rita Stefanelli Sciarpetti, “L’idillio tenero e casto del Re Sole e Maria Mancini”, Trento, Edizioni Del Faro, 2014

Pierre Combescot, “Les Petites Mazarines”, Grasset, 1999

Patrizia Piergiovanni, “Galleria Colonna in Roma. Catalogo dei dipinti”, Roma, De Luca Editori D’Arte, 2015 (in vendita nel bookshop di Palazzo Colonna)

Eduard A. Safarik, “Palazzo Colonna”, Roma, De Luca Editori d’Arte, 2009 (in vendita nel bookshop di Palazzo Colonna)

“Visita a Palazzo Colonna. Guida illustrata completa su Palazzo Colonna” (in vendita nel bookshop di Palazzo Colonna)

Il sito di Palazzo Colonna in Roma: www.galleriacolonna.it

5 pensieri riguardo “Maria Mancini Colonna “l’indomabile”: la passione del Re Sole (terza ed ultima parte)”

  1. E brava la mia sorellina!!!!! Bellissimo articolo, scritto in modo preciso, puntuale e avvincente…!!! Non conoscevo tutte queste vicende…. Il tuo paragone con Angelica è corretto, secondo me i Golon si ispirarono proprio a madama Colonna per il loro personaggio romantico e avventuroso!
    Complimenti anche per il blog!!! Bel lavoro e non mi pare proprio “spartano”!
    Aspetto altre novità. Buon lavoro e in bocca al lupo!
    La tua sorella prof.

  2. Grazie ancora, Maria Alessandra per questa storia. Sai, in particolare, mi e’ piaciuto, alla fine della storia, l’accostamento che hai fatto di Maria Mancini Colonna con la bella Angelica dei coniugi Anne e Serge Golon, romanzo tradotto in una fortunata e meritata serie di films, dove la protagonista di “Angelica”, Miche’le Mercier raccolse l’eredita’ di Martine Carol. Mi ricordo che tempo fa cercavi la collana dei films su Angelica, l’hai poi trovata?, perche’ io ti suggerii di provare al mercato di Porta Portese. Belle le foto dei quadri….ciao

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