RENNES-LE-CHÂTEAU: LA COSTRUZIONE DEL MITO 2. La “strana” vita di Bérenger Saunière

Nell’articolo precedente abbiamo detto che per capire l’intricata storia di Rennes-le-Château dobbiamo partire da un uomo. Si tratta di Bérenger Saunière che nasce nel 1852 in un piccolo paese nella regione dell’Aude, Montazels, poco distante da Rennes-le-Château.

La famiglia Saunière. Joseph Saunière, padre di Bérenger, amministrava i terreni del castello di Montazels ed era sindaco del villaggio.
Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Qualche anno prima della nascita di Bérenger, l’Assemblea Nazionale aveva proclamato la Seconda Repubblica. Luigi Napoleone Bonaparte (1808-1873) aveva vinto le elezioni del dicembre 1848 e, quattro anni dopo, con un colpo di stato, diventa Imperatore di Francia, dando il via al “Secondo Impero” francese. È un periodo felice per gli ordini religiosi: gli stipendi degli ecclesiastici aumentano sensibilmente e vengono promulgate una serie di leggi a favore dei vescovi e del clero. È in questo contesto di grande sicurezza per gli uomini di Chiesa che nel 1852 due fratelli Saunière, Jean Marie Alfred (1855-1905) e Bérenger, decidono di intraprendere la carriera ecclesiastica; la scelta viene incoraggiata dalla famiglia, di lunga tradizione cattolica.

Nel 1864 Bérenger comincia gli studi a Limoux nella scuola di Saint Louis. Il 7 giugno 1879 viene ordinato sacerdote (abbé) e il 16 del mese viene nominato vicario di Alet-les-Bains, un paese a 9 chilometri da Montazels. Il 16 giugno 1882 Bérenger verrà trasferito nel piccolo villaggio di Le Clat, a 35 chilometri da Montazels.

Ma il clima di relativa tranquillità per il clero, che si era avuto all’inizio dei suoi studi, è ora molto cambiato: la sua elezione al sacerdozio coincide con un momento molto difficile per la Chiesa di Francia. Nel corso del 1880, in seguito ad una serie di scontri tra cattolici e repubblicani, vengono chiusi centinaia di conventi e migliaia di religiosi vengono espulsi. La chiesa si sentiva minacciata e vedeva ridurre le proprie libertà. Lo scioglimento di istituzioni educative e religiose, la confisca degli immobili e dei beni ecclesiastici, affidati in gestione ad enti terzi, provocò forti reazioni nel mondo cattolico. Si organizzarono associazioni semi-clandestine di laici e sacerdoti che si dedicarono ad azioni di contrasto culturale e politico. E nel sud della Francia, in particolare nella zona di Carcassonne, Narbonne e Tolosa queste attività furono particolarmente organizzate. È in questa epoca di grande tensione che Bérenger matura una coscienza politica legittimista.

Il 22 Maggio del 1885 viene trasferito in un paese a 6 chilometri da Montazels, sulla cima di una collina affacciata sui Pirenei: Rennes-le-Château. Il 1° giugno 1885, all’età di trentatré anni, raggiunge il paese presso cui il vescovo l’ha destinato.

Rennes-le-Château allora contava poco più di 200 abitanti ed aveva una struttura tipica dei villaggi fortificati altomedioevali.

Fotografie che ritraggono il villaggio di Rennes-le-Château all’epoca dell’arrivo di Bérenger Saunière (1885). Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Non è facile ricostruire le origini della storia di Rennes-le-Château poiché non ci sono documenti mentre sono molte le leggende. Si può  fare affidamento ai pochi reperti del passato che si sono conservati. 

Alcuni ritrovamenti, seppur frammentari ed eterogenei, sono una prova della presenza umana sulla collina e nei dintorni di Rennes-le-Château sin dalla preistoria. Anche l’identità degli abitanti di Rennes, prima della conquista romana, è ancora sconosciuta. C’è chi parla di popoli provenienti dal Nord (gli antichi e temibili guerrieri della tribù gallica dei Tectosagi, che dominavano una regione che si estendeva da Tolosa fino al litorale dell’Aude, il cui centro più importante era l’odierna Carcassonne) e chi da Sud (regioni iberiche). Ma non ci sono evidenze documentali o archeologiche che possano supportare queste ipotesi. E c’è anche chi ha avanzato l’ipotesi che l’origine del nome Rennes sarebbe identica a quella dell’omonima città della Bretagna: entrambi deriverebbero dalla popolazione celtica dei Redoni. L’intera area e il nome Reda, tra i più antichi attestati per il villaggio di Rennes-le-Château, avrebbero tratto il loro nome dai Redoni.

Rennes-le-Château dalla preistoria all’occupazione romana.
Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Numerosi sono invece i reperti d’epoca romana che attestano una presenza romana nell’area di Rennes-le-Château. Dopo la conquista del 118 a.C. della Gallia Narbonense (da Narbo Martius, l’odierna Narbonne), i Romani fondarono l’antica Carcassonne (Julia Carcaso).  Il territorio comprendeva il meridione della Francia, tra la Spagna e l’Italia lungo la costa mediterranea, e parte della Svizzera occidentale. L’occupazione dei Romani non viene comunque vissuta dalle popolazioni celtiche locali, che vi risiedono da secoli, come un atto di eccessiva supremazia nei loro confronti. La politica romana non è infatti mirata né ad asservire, né a scacciare o annientare la popolazione locale.

Nel 436 la regione di Rennes-le-Château venne occupata dai Visigoti, popolo germanico di matrice scandinava. È probabile però che la cittadella subì soltanto il controllo da parte degli occupanti, mantenendo le tradizioni gallo-romane, in quanto mancano del tutto le tracce archeologiche di una presenza visigota a Rennes-le-Château  e non esiste alcun reperto né alcun sepolcro che dimostri una presenza dei Visigoti. L’assenza totale di indizi fa concludere che la tradizione di una Rhedae visigota, dovuta principalmente ad un testo di Louis Fédié, è da rivedere. L’occupazione visigota si concluse nel 725 con l’invasione degli Arabi, seguiti nel 759 dai Franchi.

Rennes-le-Château dall’occupazione Visigota al periodo carolingio.
Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Il villaggio di Rennes-le-Château, che durante il Medioevo era chiamata indistintamente Reddas o Redas diventerà un centro fortificato molto importante nell’Alto Medioevo.

Rennes-le-Château durante il Medioevo.
Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

La mitologia di Rennes vuole che la triade composta dalle fortezze di Blanchefort, Albedun e Rhedae fosse, durante il Medioevo, la sede di una stabile e fiorente attività templare. Ma, dai documenti a disposizione dei ricercatori, è stato dimostrato come il coinvolgimento templare risieda quasi esclusivamente su falsità clamorose e fortuite coincidenze. Rennes-le-Château non ospitò mai, in tutta la sua lunga e sopravvalutata storia, un solo insediamento stabile dei fratelli del Tempio (1)

Solo nel 1778 la cittadina assumerà ufficialmente il nome di Rennes: in un documento risalente a quell’anno viene nominata per la prima volta “Rennes […] un château à quatre tours, dont trois carrées et une ronde” (2).

All’arrivo di Sauniere, nel piccolo villaggio si trovava una chiesetta, dedicata a Maria Maddalena, edificata nel VIII secolo.

Bérenger Saunière era stato da poco nominato prete quando, nel 1885, gli fu affidata la cura della parrocchia di Rennes-le-Château.
Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

De Sade descrive così Bérenger Saunière ne Le Tresor Maudit de Rennes-le-Château: “Le fotografie ci presentano un uomo di alta statura, atletico e di spalle larghe, come fosse sempre pronto all’attacco. I lineamenti plebei non sono privi di una certa grossolanità, accentuati dalla mascella carnosa; ma tutto ciò è compensato da una fronte alta e nobile incorniciata da folta capigliatura. Le sopracciglia sono spesse, gli occhi neri, belli e vivaci, lo sguardo penetrante, inquieto e inquietante. Il mento energico viene raddolcito da una fossetta che secondo la fantasia popolare è una caratteristica immancabile del seduttore. Per un uomo così Rennes-le-Château poteva essere solo una prigione” (3). 

La vita di questo eccentrico prete non sarebbe di certo passata alla storia se su di lui non fossero iniziate a circolare leggende, montate ad arte, fiorite decenni dopo la sua morte, che si sono accavallate le une sulle altre, trasformandolo in un personaggio ricreato fantasiosamente da narratori e mitografi.

La leggenda dipinge Saunière come un prete povero che ad un certo momento si trova in possesso di immense ricchezze.

La chiesa era in condizioni fatiscenti ma Saunière in quel periodo non poteva certo permettersi di restaurarla, visto che percepiva dallo Stato 75 franchi al mese, una cifra molto modesta. Il contrasto tra le pessime condizioni della parrocchiale del paese e le ottimi condizioni della chiesa di Le Clat, dove era stato precedentemente parrocco, avrà un profondo effetto sui futuri progetti del nuovo parroco. Ma per il momento i lavori devono essere rinviati a data da destinarsi.

Bérenger Saunière davanti l’ingresso della chiesa di Rennes-le-Château.
La fotografia è conservata nel nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

È anche per raccogliere qualche finanziamento che il parroco mantiene vivi i contatti con alcuni nobili della zona e cerca di far giungere le sue richieste alla vedova del conte di Chambord, Maria Teresa d’Austria-Este (1817-1886).

Bérenger si fa presto ben volere in paese; il suo carattere deciso e sicuro e le sue omelie in dialetto locale gli conquistano ben presto la stima dei compaesani.

Essendo inagibile il presbiterio, il parroco deve cercare ospitalità presso una famiglia del posto. Sui suoi quaderni prende nota di una serie di versamenti effettuati nel 1885 a favore della signora che lo ospiterà per tre anni, madame Dénarnaud. Infatti, dal 1889 il parroco abiterà nel presbiterio insieme ad una zia di 75 anni, Rose Saunière, come si legge nella Relazione della visita episcopale a Rennes-le-Château del 1889 (4).

Nello stesso anno della sua nuova nomina, a ottobre si tengono le elezioni legislative a doppio turno. In molte regioni francesi si impone una lista costituita da conservatori che si oppone alla laicizzazione dello stato che vince il primo turno, battendo i repubblicani. Il secondo turno è fissato per il 18 ottobre.

È nel periodo tra le due elezioni che Bérenger Saunière inizia a manifestare apertamente la sua posizione antirepubblicana e le sue simpatie per i conservatori. Durante un’omelia, il sacerdote legge un duro articolo tratto dal periodico locale La semaine religieuse de Carcassonne, di tendenza legittimista: « Le elezioni del 4 ottobre hanno già dato magnifici risultati; esse sono la prova che la Francia cattolica vuole salvarsi e che ingaggia contro il nemico una lotta per la quale tutto fa sperare il successo. La vittoria non è ancora completa. Lo scrutinio del ballottaggio, fissato per domenica 18 ottobre, deve assicurare il nostro trionfo o lasciarci ancora in balia dei nemici accaniti della Religione e della Patria. 
Dunque il momento è solenne ed è necessario impiegare tutte le nostre forze contro i nostri avversari. […] Ecco che cosa raccomandano i nostri capi spirituali: per quelli che sono elettori, essi devono votare e, naturalmente, votare bene. C’è un vero obbligo di coscienza, un obbligo rigoroso e grave di non astenersi: vescovi e concili provinciali lo hanno dichiarato chiaramente; e coloro che non voteranno bene, andranno incontro alla tremenda responsabilità di tutto il male fatto dai loro mandatari. Una voce può fermare il destino. 
Ma per coloro che non devono votare, per i giovani, le donne cristiane, i membri delle comunità, che cosa bisogna fare? È necessario dapprima, se è possibile, sforzarsi di illuminare quelli che devono votare; di fare loro comprendere, ma con molto tatto e discrezione, che queste elezioni rappresentano la lotta suprema per la religione dei nostri avi, per l’anima dei nostri bambini, per la patria, la cui salvezza è in gioco sotto tutti gli aspetti. […] Si, agiamo, preghiamo, pentiamoci, facciamo penitenza; e forse otterremo che questa giornata dell’8 Ottobre, diventi per noi una giornata di liberazione.» (5).

Molti cattolici credevano nell’avvento del Gran Monarque, il re messianico, restauratore della monarchia, della Francia cristiana e del papa re. E sostenevano la dottrina del Regno Sociale di Cristo. I cattolici del Midi erano implicati anche in attività “sovversive” quale l’appoggio alla nobiltà che sosteneva i pretendenti al trono (se ne succedettero diversi tra il 1883 e il 1909) i quali risiedevano fuori dai confini della Francia.

Questa accesa predica antirepubblicana di Saunière non passerà inosservata e la sua presa di posizione politica infastidisce i laici del villaggio. Per questo motivo il parroco verrà segnalato presso il prefetto dell’Aude. Nel frattempo i risultati delle elezioni del 18 ottobre vanno nella direzione opposta a quella auspicata dal sacerdote: i repubblicani vincono alla Camera. Il 30 del mese il deputato radicale René Goblet (1828-1905), ministro dell’Educazione, dell’Arte e del Culto e poi primo ministro, negli anni 1885-1887, noto per il suo acceso anticlericalismo, segnala al vescovo quattro preti della diocesi di Carcassonne, tra cui Bérenger Saunière, come “colpevoli di discorsi o azioni biasimevoli durante l’ultimo periodo elettorale” e richiede l’immediata rimozione al vescovo di Carcassonne. Goblet fu il primo ad occuparsi del “nido di sovversivi” cattolici del Sud della Francia e per questo pretese l’allontanamento di Saunière. Due mondi opposti, inconciliabili, si scontravano e non si comprendevano. Il vescovo Billard richiama i sacerdoti, ma quest’azione non è sufficiente per l’irremovibile Goblet che fa sospendere lo stipendio (all’epoca erogato dallo Stato) ai quattro parroci.

Il vescovo Billard non abbandona a sé stesso Saunière: dopo una donazione di 200 franchi, nel gennaio 1886 lo trasferisce temporaneamente al Petit Séminaire di Narbonne come professeur. Il sacerdote vi resta sino al 1° luglio 1886, giorno in cui gli viene sospesa la pena.

L’arrivo “movimentato” di Béranger Saunière nell’estate del 1885 a Rennes-le-Château. Il parroco attirò ben presto l’attenzione su di sé per delle roventi omelie antirepubblicane e per questo venne sospeso dalle sue funzioni prima della fine di quell’anno. Tornerà in paese solo nell’estate del 1886.
Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Ed è proprio da questo primo episodio che prende corpo la sua leggenda. Si dice che pochi mesi dopo l’episodio della predica filomonarchica (siamo alla fine del 1886), iniziano a verificarsi “misteriosi” introiti, come vengono definiti dai costruttori del mito. Saunière riceve una straordinaria donazione di ben 3000 franchi oro dall’arciduchessa Maria Teresa d’Austria d’Este, vedova del conte di Chambord (poi morta nel 1886). In realtà la cifra donata a Saunière dalla contessa è di 1000 franchi. Sarà Saunière stesso a “gonfiare” la cifra in un resoconto del 1910 (6).

La cifra “gonfiata” della donazione di ben 3000 franchi oro, fatta a Béranger Saunière dall’arciduchessa Maria Teresa d’Austria d’Este, vedova del conte di Chambord. In realtà la cifra donata dalla contessa è di 1000 franchi. Sarà Saunière stesso a “gonfiare” la cifra in un resoconto del 1910 (Fonte foto: “Il dono della contessa di Chambord, 1886” di Mariano Tomatis Antoniono in “Guida storica” – http://www.renneslechateau.it)

Perché questa donazione da parte di una nobildonna residente in Austria, ad un semplice parroco di campagna? Forse Saunière aveva scoperto dei documenti che potrebbero riguardare la famiglia Asburgo e il loro legame con il trono di Francia? E perché la cifra sarà “gonfiata”, negli anni seguenti, da Saunière?

Saunière può comunque iniziare, dal giugno 1887, i primi lavori di restauro nella chiesa di Santa Maria Maddalena, incominciando con le riparazioni più urgenti. 

Ed è nel corso di questi lavori che il sacerdote avrebbe fatto diverse scoperte…

NOTE:
(1) Sulla presenza dei Templari nella regione di Rennes-le-Château: Sabina Marineo, “Indagini su Rennes-le-Château - Il Midi del Tempio. La presenza dei Cavalieri Templari nella regione dell’Aude” in http://www.renneslechateau.it. Il sito, curato da Mariano Tomatis, è una guida indispensabile e fondamentale, la più vasta ricostruzione storico-documentaria ad oggi realizzata e il punto di riferimento più serio, approfondito e completo sulla storia di Rennes-le-Château.
(2) Pierre Jarnac, “Histoire du Trésor de Rennes-le-Château”, Nice, Bélisane, 1985, cit. in “Guida storica – La morte di Marie de Négre e la fuga di Antoine Bigou” di Mariano Tomatis, in http://www.renneslechateau.it.
(3) Gérard de Sède, Le trésor maudit, Paris, Julliard, 1967, cit. in Sabina Marineo, “Indagini su Rennes-le-Château - I banchetti di villa Bethania. Ma davvero Marie cucinava per Emma Calvé e l'arciduca d'Asburgo?” in http://www.renneslechateau.it.
(4) Indagini su Rennes-le-Château - Relazione della visita episcopale a Rennes-le-Château del 1889.  Introduzione storica del documento”, di Mariano Tomatis Antoniono in http://www.renneslechateau.it.
(5) Indagini su Rennes-le-Château - Nota informativa su Rennes e sul reverendo Béranger Saunière. Notice Delmas (ante 1962) di René Descadeillas,  Roberto Gramolini, trad. in http://www.renneslechateau.it.
(6) Per una esatta e completa ricostruzione storica di tutti i fatti narrati in questo articolo: Guida storica, a cura di Mariano Tomatis Antoniono, in http://www.renneslechateau.it.

NB: PRESTO IN PROGRAMMA! Andremo insieme a Rennes-le-Château in un suggestivo tour nella Francia del Sud, dal 30 Ottobre al 3 Novembre 2019, che avrà un filo conduttore molto particolare. Una delle tappe del nostro tour sarà dedicata proprio alla visita di Rennes-le-Château. Sto definendo gli ultimi dettagli relativi al viaggio e presto il tour lo potrete vedere pubblicato sul mio sito www.vogliadiarte.com/voglia-di-viaggiare, sulla mia pagina Facebook “Voglia di Arte” (@vogliadiarteofficial) e su Meetup nel gruppo “Voglia di Arte”.

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