RENNES-LE-CHÂTEAU: LA COSTRUZIONE DEL MITO 3. I ritrovamenti di Saunière all’interno della chiesa: le misteriose pergamene

Nell’articolo precedente abbiamo visto che Béranger Saunière, divenuto parroco del piccolo paese di Rennes-le-Château, nel giugno del 1887 inizia i primi lavori di restauro nella chiesa di Santa Maria Maddalena con le riparazioni più urgenti, lavori che proseguiranno per diversi anni. Ed è nel corso di questi lavori che il sacerdote avrebbe fatto diverse scoperte.

All’inizio del IX secolo fu costruita una roccaforte sulla sommità della collina, dove oggi si trovano gli edifici di Béranger Saunière. Adiacente al fortino si trovava una cappella, che nel corso degli anni diventerà l’attuale chiesa di Santa Maria Maddalena. Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Al suo arrivo nel 1885, la Chiesa era provvista di un altare maggiore dedicato alla Vergine Maria, eretto probabilmente da Jean Bigou (1702-1776), cappellano della famiglia d’Hautpoul e parroco del paese dal 1736. L’altare era costituito da una grande lastra di pietra fissata, da un lato, al muro e sostenuta, nella parte anteriore, da due pilastri quadrati, uno grezzo e l’altro decorato. Il pilastro scolpito era per alcuni risalente al VIII d.C. e di origine visigota. In realtà è carolingio e realizzato tra il VII e il IX sec. d.C.

Il pilastro carolingio che sorreggeva il vecchio altare della chiesa. Nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château è conservato l’originale (qui in foto), mentre all’esterno vi è una copia (foto dell’autore)

Ma per quale motivo Saunière decide di abbattere il vecchio altare?

Già nelle relazioni vescovili delle due visite del 1856 e del 1876 alla piccola chiesa di Rennes-le-Château, si diceva che sia l’altare che il tabernacolo avevano bisogno di essere restaurati. E vent’anni più tardi la situazione non era cambiata e si ribadiva che fosse assolutamente indispensabile dotare la chiesa di un altare maggiore in pietra dura ed un adeguato tabernacolo.

E grazie alla donazione di una signora di Coursan, Marie Cavailhé, il parroco può finalmente venire incontro alle richieste vescovili ordinando un nuovo altare in terracotta con tabernacolo. Per rimuovere il vecchio altare è necessario staccarlo dal muro che separa la navata dall’abside. Una volta rimossa la pietra, devono essere tolti i due pilastri che la reggevano e il muro abbattuto.


Planimetria della chiesa di Rennes-le-Château prima e dopo i lavori all’altare maggiore intrapresi da Saunière nel 1887
(Fonte foto: “Guida storica – Il nuovo altare e il bassorilievo della Maddalena (1887)”, di Mariano Tomatis, in  http://www.renneslechateau.it.)



Dimostrando anche una spiccata propensione a riciclare il materiale edile – che ritroveremo più volte in altri lavori effettuati dal parroco – Saunière riutilizzerà il pilastro decorato, quattro anni più tardi, all’esterno della chiesa, per sorreggere una statua della Madonna di Lourdes.

Saunière accanto alla statua della Madonna di Lourdes posta nel giardino della chiesa di Rennes-le-Château. Come supporto alla statua, il parroco collocherà nel 1891 il pilastro carolingio che faceva parte dell’antico altare della chiesa da lui abbattuto. La fotografia è conservata al Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château (foto dell’autore)

Nulla di certo si sa del secondo pilastro, quello non decorato: secondo alcuni sarebbe custodito nel Museo di Carcassonne, secondo altri si troverebbe a Millau (1).

Secondo varie testimonianze, all’interno del pilastro scolpito che sorreggeva il vecchio altare, Saunière trovò due o tre cilindri di legno che contenevano “forse” quattro o cinque pergamene.

In realtà un riferimento alla esistenza e al ritrovamento da parte di Saunière di queste pergamene “cifrate” si avrà solo nel 1956. Infatti non esiste alcuna registrazione o certezza e la scena è stata ricostruita in base a presunti ricordi lontani e indiretti, moltissimi anni dopo. Alcuni dei ricercatori che hanno raccolto testimonianze intervistando la gente del paese, hanno vistosamente alterato le confidenze ricevute, distorcendo il testo delle interviste e proponendo scenari volutamente sensazionalistici ma privi di alcun riscontro con la realtà; ne è prova il fatto che, qualche decennio più tardi, la signora Léontine Marre si lamenterà con queste parole: “[I giornalisti] non riportavano mai sui loro giornali quel che avevo detto loro, citavano sempre delle pergamene trovate nel pilastro dell’altare sebbene io non avessi mai detto una cosa del genere.” (2).

È verosimile dunque che Saunière trovò dei documenti, ma che essi non avevano un importante valore storico. Questo spiega il fatto che questo avvenimento rimase nel vago e la memoria della scoperta non fu conservata, proprio perché si trattò di un qualcosa cui non venne data l’importanza che gli si vorrebbe attribuire. Ma proprio questo silenzio fu il terreno adatto per alimentare il mito.

Inoltre il pilastro decorato che sosteneva l’altare non era cavo all’interno, come sostengono alcuni, se non per la piccola mortasa (nota come capsa), una piccola cavità che non avrebbe potuto nascondere delle voluminose pergamene. In genere in queste cavità erano inserite reliquie e/o manoscritti, che riportavano l’anno di consacrazione della chiesa o della cappella.

Lo si è potuto constatare nel 1996 quando il pilastro venne rimosso dal giardino dove Saunière l’aveva collocato nel 1891 come supporto della Madonna di Lourdes. L’originale venne collocato nel museo del presbiterio di Rennes-le-Château e la Vergine di Lourdes poggia ora su una copia identica del pilastro.

La copia del pilastro carolingio che sorregge la statua della Madonna di Lourdes, qui collocato nel 1996 al posto dell’originale, ora all’interno del Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château (Foto dell’autore)

Sono stati trovati nella regione dell’Aude diversi pilastri dalle caratteristiche simili a quelle del pilastro che sorreggeva l’altare prima dei lavori di restauro di Saunière: a Narbonne, ad Oupia, a Boutenac e a Vendémies. La maggior parte degli storici è concorde nel ritenere tutti questi pilastri ispirati ad un unico modello italiano: l’altare della chiesa di San Martino in Cividale, fatto realizzare dal duca del Friuli. L’uso di pietra locale fa ipotizzare la presenza di un laboratorio stabile nella regione dell’Aude, presso cui erano in attività scultori della scuola narbonese. Tra le caratteristiche più comuni: la presenza di grandi croci cui sono collegate le lettere alfa e omega, di coppie uccelli e di una o più cavità in cui venivano custodite reliquie e documenti relativi alle cerimonie di consacrazione dell’altare stesso (3).

Da sinistra: il pilastro di Rennes-le-Château, quello di Narbonne (esposto presso il Musée Lapidaire Lamourguier), quello di Vendémies, quello senza decorazioni di Rennes-les-Bains e quello di Sainte-Marie-de-Buc con la seconda cavità sul lato posteriore. (Fonte foto: Patrick Mensior, “Indagini su Rennes-le-Château – Sculture e cavità negli antichi pilastri d’altare”, Mariano Tomatis Antoniono trad. in http://www.renneslechateau.it.)

Qualcosa fu comunque effettivamente rinvenuto, uno o più fogli di carta all’interno di un qualche contenitore. Dal momento che Saunière non registrò il ritrovamento né sui suoi diari né su alcun registro, possiamo solo avanzare qualche ipotesi sul testo dei fogli eventualmente ritrovati. Secondo la testimonianza del campanaro (carillonneur), si trattò di una piccola pergamena, con il giorno della consacrazione dell’altare e il nome del vescovo, secondo l’uso, racchiusa in una “boîte toute vermoille”.

Da un lato si deve tener presente la tradizione di introdurre nell’altare le reliquie dei santi il cui culto è maggiormente diffuso nella regione (l’usanza di conservare le reliquie del santo titolare della chiesa all’interno degli altari è ancora oggi diffusissima) e – insieme a queste – alcuni documenti relativi al rito di consacrazione della chiesa, eventualmente arricchito da una cronaca degli avvenimenti e dall’elenco dei partecipanti alla cerimonia. Non si può comunque escludere che i fogli contenessero indicazioni su qualche nascondiglio segreto o sulla presenza della cripta murata due secoli prima (4).

Quale era invece il contenuto delle famose pergamene secondo i mitografi?

Due di esse avrebbero contenuto genealogie che riportavano la discendenza dai Merovingi di una famiglia nobiliare del luogo, gli Hautpoul-Blanchefort; le altre due, brani dei vangeli con un messaggio cifrato.

I signori di Rennes: la famiglia Hautpoul. Il casato Hautpoul-Aussillon fu uno dei più prestigiosi fra quelli d’alta nobiltà della Linguadoca. Prese il nome da Alto Pullo (“appollaiato in alto”), un fortino a sud di Mazamet (Tarn) eretto dai Visigoti intorno al 413. Il ramo degli Hautpoul di Rennes si generò nel 1422 con il matrimonio tra Pierre-Raymond d’Hautpoul e Blanche de Marquefave, una discendente dei Voisins.

Le pergamene, secondo i mitografi, risalirebbero al XVIII secolo e l’autore sarebbe don Antoine Bigou (1719 – 1794), nipote di Jean Bigou e a lui succeduto come cappellano degli Hautpoul-Blanchefort e curato di Rennes-le-Château dal 1774 al 1790. Alcuni membri della famiglia degli Hautpoul-Blanchefort i furono seppelliti nella chiesa del villaggio.

Nei prossimi articoli riparleremo molte volte di queste pergamene che conterrebbero, secondo i costruttori del mito di Rennes-le-Château, misteriosi e complicatissimi messaggi cifrati.

NOTE 
1) “Guida storica – Il nuovo altare e il bassorilievo della Maddalena (1887)”, di Mariano Tomatis, in  http://www.renneslechateau.it. Il sito, curato da Mariano Tomatis, è una guida indispensabile e fondamentale, la più vasta ricostruzione storico-documentaria ad oggi realizzata e il punto di riferimento più serio, approfondito e completo sulla storia di Rennes-le-Château.
2) Claire Corbu, Antoine Captier, “L'héritage de l'Abbé Saunière”, Nice, Bélisane, 1995  cit. in “Guida storica – Il primo ritrovamento (1887)”, di Mariano Tomatis, in  http://www.renneslechateau.it. 
3) Patrick Mensior, “Indagini su Rennes-le-Château - Sculture e cavità negli antichi pilastri d’altare”, Mariano Tomatis Antoniono trad. in http://www.renneslechateau.it.
4) Cfr. “Guida storica – Il primo ritrovamento (1887)”, di Mariano Tomatis, in  http://www.renneslechateau.it.  

NB: PRESTO IN PROGRAMMA! Andremo insieme a Rennes-le-Château in un suggestivo tour nella Francia del Sud, dal 30 Ottobre al 3 Novembre 2019, che avrà un filo conduttore molto particolare. Una delle tappe del nostro tour sarà dedicata proprio alla visita di Rennes-le-Château. Sto definendo gli ultimi dettagli relativi al viaggio e presto il tour lo potrete vedere pubblicato sul mio sito www.vogliadiarte.com/voglia-di-viaggiare, sulla mia pagina Facebook “Voglia di Arte” (@vogliadiarteofficial) e su Meetup nel gruppo “Voglia di Arte”.

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