RENNES-LE-CHÂTEAU: LA COSTRUZIONE DEL MITO 4. I ritrovamenti di Saunière all’interno della chiesa: la Dalle des Chevaliers

Abbiamo lasciato, nell’articolo precedente, il parroco di Rennes-le-Château, Saunière, alle prese con i lavori di restauro effettuati nella chiesa di Santa Maria Maddalena e abbiamo anche detto che all’interno del pilastro scolpito che sorreggeva il vecchio altare, trovò due o tre cilindri di legno che contenevano “forse” quattro o cinque pergamene.

Ma non furono questi gli unici ritrovamenti “misteriosi” fatti da Saunière che andranno a formare i tasselli della mitologia di Rennes-le-Château.

Il parroco continua i lavori all’interno della chiesa: «Dopo la demolizione dell’altare, una pietra fu parzialmente sollevata. Era della stessa larghezza dell’altare. Alla vista di quel che si trovava sotto, l’abate Saunière congedò i due muratori presenti col pretesto che era ora di mangiare. Ma questi ultimi ebbero il tempo di scorgere un calderone pieno di oggetti brillanti. Ad uno dei muratori che gli chiese di che cosa si trattasse, rispose: “Sono medaglie di Lourdes”. Quando il muratore espresse il desiderio di averne qualcuna, l’abate disse: “Sono senza valore e non ve ne fareste nulla”» (1).

Nel testo dell’articolo appena citato, non è specificato di quale altare si parli e quasi tutti gli autori hanno dato per scontato che si trattasse dell’altare principale, e ne hanno dedotto che la lastra sollevata si trovasse al centro della navata. Dal momento che, però, gli altari erano due, non è da escludere che si trattasse dell’altare della Vergine, posto sulla parete settentrionale della chiesa.

Molti autori identificano la <<pietra parzialmente sollevata>> con un reperto noto come Dalle des Chevaliers, e sono convinti che il prete avesse dato inizio alla sua “fortuna” ritrovando dei beni preziosi sotto la Dalle, guidato lì da una delle pergamene ritrovate casualmente nei cilindri di legno posti all’interno del pilastro decorato.

La Dalle des Chevaliers secondo molti autori si trovava nell’altare laterale della chiesa di Rennes-le-Château.
Il foglio con il disegno è conservato al Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château (Foto dell’autore)

Ma dalla testimonianza riportata si può escludere che la pietra che era posta nell’altare laterale fosse la Dalle. La pietra, infatti, <<era della stessa larghezza dell’altare>>, dunque lunga almeno due metri, mentre la Dalle, custodita oggi nel museo del paese, misura soltanto 131 x 72 x 8 cm.



La lastra (in viola) si trovava probabilmente nei pressi dell’altare della Vergine (in blu). La Dalle des chevaliers, come si vede dalla pianta, non era della stessa larghezza dell’altare laterale
(Fonte foto: “Guida storica – La Dalle des Chevaliers e il secondo altare (1887)”, di Mariano Tomatis, in  http://www.renneslechateau.it)

La Dalle fu invece ritrovata al centro della navata, all’epoca della ripavimentazione della chiesa, posata di piatto davanti all’altare maggiore.

La Dalle des Chevaliers è oggi custodita nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château (Foto dell’autore)

Il lato che precedentemente era rivolto verso la terra mostra un bassorilievo con  due scene di caccia incorniciate da colonne tortili che sostengono delle arcate decorate a pallini. Sotto l’arco di sinistra è visibile un cavaliere che suona il corno da caccia e un cavallo che si abbevera ad una fonte, sotto l’arco di destra compare un altro cavallo, sormontato da un uomo armato, che sembra portare in sella un bambino.

La descrizione della Dalle des Chevaliers. Particolare del Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)


Alcuni hanno ipotizzato che possa trattarsi di una pietra tombale o un ornamento dell’abside o il coperchio di un sarcofago. Molto probabilmente la Dalle era un elemento di chiusura del coro, che separava il coro dalla navata.

Per alcuni si tratta di un reperto di fattura carolingia, risalente all’VIII- IX secolo, altri dicono al V, e non mancherà chi vi riconoscerà un’origine templare, facendo notare che due uomini a cavallo si trovano anche sul sigillo dei Cavalieri Templari. Si tratta di un tipo di scultura che corrisponde al nuovo orientamento dell’arte longobarda che si sviluppò a Narbonne nell’ultimo terzo del VIII secolo (2).

La Dalle des Chevaliers è una lastra di gres incisa a bassorilievo che fu trovata da Saunière ai piedi dell’altare maggiore. Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)

Anche in questo caso, come per il pilastro, seguendo la tendenza diffusa all’epoca di recuperare il materiale scartato, Saunière riutilizzerà la Dalle nella piazzetta davanti l’ingresso della chiesa, trasformandola in uno scalino… gesto che denota una scarsa sensibilità archeologica di fronte ad un reperto di così grande interesse storico.

Nella pianta è riprodotta la posizione della Dalle nel giardino antistante la chiesetta di Santa Maria Maddalena, posta lì da Saunière. Particolare del pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)


Il 25 giugno 1905 un gruppo di membri della Société d’Études Scientifiques de l’Aude raggiunge Rennes-le-Château. L’anno successivo venne pubblicata da Elie Tisseyre nel Bulletin de la Société des Etudes Scientifiques de l’Aude una relazione sulla visita effettuata (“Excursion du 25 juin 1905 à Rennes-le-Château”). Si tratta di un documento fondamentale poiché è la più accurata descrizione di alcuni reperti nel loro stato di conservazione coevo all’epoca di Saunière. Viene descritto anche il vecchio pilastro dell’altare maggiore, fatto rimuovere da Saunière nel 1887 e la Dalle des Chevaliers, rinvenuta all’esterno ed esposta alle intemperie: «In un giardinetto contiguo alla chiesa, uno dei nostri ha riconosciuto una lastra di pietra scolpita o piuttosto incisa grossolanamente che risalirebbe al V secolo; è un peccato che questa lastra funga da scalino e sia esposta a tutte le intemperie. Il suo posto sarebbe piuttosto all’interno della chiesa dove potrebbe sostituire onorevolmente qualche pannello verniciato o dorato» (3).

Henri Guy, «Riproduzione di una pietra tombale carolingia scoperta a Rennes-le-Château» in Bulletin de la Societé scientifique de l’Aude, vol.31, p.197, 1927.
(Fonte foto: Mariano Tomatis Antoniono, “Indagini su Rennes-le-Château – Le fonti di Pierres Gravées du Languedoc. Storia e controstoria di un intricato falso“, in http://www.renneslechateau.it)

Pur in pessime condizioni, nel 1955 la Dalle, uno dei pochi pezzi sicuramente autentici di tutta la vicenda di Rennes-le-Château, viene recuperata ed inviata in un deposito di reperti archeologici a Carcassonne, in attesa dell’allestimento del museo della città. Nel 1970 viene definitivamente riportata a Rennes-le-Château e collocata nell’interessante Musée du presbytère Abbé Saunière (ubicato nell’antico presbiterio). Qui, tra le altre cose, vi sono conservati anche i documenti personali dell’abate, i suoi quaderni e il suo diario.

Nell’apocrifo Pierres gravées du Languedoc (Pietre incise della Linguadoca) di Eugène Stüblein, datato 1884 ma creato negli anni Sessanta del XX secolo da Pierre Plantard, è presente una tavola con il disegno della Dalle des Chevaliers e la didascalia: “Rennes-le-Château (Aude) – Anno 771 – Lapide sepolcrale dei principi Sigeberto IV – Sigeberto V e Béra III nella Chiesa di S.ta Maddalena” (4).

Pur in pessime condizioni, nel 1955 la Dalle, uno dei pochi pezzi sicuramente autentici di tutta la vicenda di Rennes-le-Château, viene recuperata ed inviata in un deposito di reperti archeologici a Carcassonne, in attesa dell’allestimento del museo della città. Nel 1970 viene definitivamente riportata a Rennes-le-Château e collocata nell’interessante Musée du presbytère Abbé Saunière (ubicato nell’antico presbiterio). Qui, tra le altre cose, vi sono conservati anche i documenti personali dell’abate, i suoi quaderni e il suo diario.

Nell’apocrifo Pierres gravées du Languedoc di Eugène Stüblein, datato 1884 ma creato negli anni Sessanta del XX secolo da Pierre Plantard, è presente una tavola con il disegno della Dalle des Chevaliers e la didascalia: “Rennes-le-Château (Aude) – Anno 771 – Lapide sepolcrale dei principi Sigeberto IV – Sigeberto V e Béra III nella Chiesa di S.ta Maddalena” (4).

L’articolo fornirà a Pierre Plantard un’ottima base per la sua rielaborazione personale della storia del paese: la Dalle des Chevaliers diventerà così la lastra sepolcrale che avrebbe protetto i corpi di questi tre sovrani discendenti dai Merovingi, sepolti sotto la chiesa di Santa Maddalena. Avremo modo, nei prossimi articoli, di parlare a lungo di questo eccentrico personaggio, Pierre Plantard e di tutto quello che ruota intorno a lui e a Rennes-le-Château, compresa la storia mitologica (e quella reale) dei Merovingi. Basti qui accennare che consultando i libri di storia che si occupano del periodo merovingio e che riportano gli alberi genealogici delle famiglie dei re dai “lunghi capelli”, non vi è traccia di Sigeberto IV. La dinastia si estinse con Dagoberto II.

L’intento di Plantard era quello di fornire indizi storici, fabbricati a tavolino, per comprovare l’esistenza, nel Razès, di una dinastia merovingia nascosta che sarebbe nata da Sigeberto IV, figlio di Dagoberto II.

Ma che cosa nascondeva davvero la lastra sollevata durante la demolizione dell’altare laterale dedicato alla Vergine?

Sotto questa pietra Saunière trovò l’ingresso di una antica cripta, forse quella dei signori di Rennes-le-Château, cripta di cui non resta traccia o quanto meno, non ne resta l’ingresso? E dunque la lastra posata ai piedi della costruzione sarebbe stata eretta appositamente per nascondere il sepolcro?

E cosa trovò al suo interno? A parte resti umani,  si dice che trovò anche un contenitore (ouille). E cosa conteneva questo calderone descritto dai testimoni? Forse medagliette di Lourdes senza valore? Quella delle medagliette di Lourdes è un’ipotesi molto improbabile, poiché il materiale potrebbe essere stato nascosto in epoca precedente alle visioni di Lourdes. Per molti, che sottolineano che Saunière volle andare da solo in perlustrazione, questa ouille conteneva oggetti preziosi e pezzi d’oro.  Ma le testimonianze sul fatto sono molto discordanti.

Il ritrovamente di questo contenitore è dunque probabile, ma con oggetti di poco valore e non con monete e gioielli di foggia visigotica, come viene riferito dai mitografi (che hanno parlato anche di un calice), dal momento che il tenore di vita del parroco non cambiò affatto dopo la scoperta; non riuscirà a saldare il conto delle vetrate appena acquistate sino al 1900.

Inoltre un ritrovamento del genere non era un caso unico: una scoperta simile era avvenuta nel 1826 a Rivel, non distante da Rennes-le-Château. Qui in una cantina fu trovato un calderone ricolmo di oggetti d’oro con l’effigie di Luigi XIV (1643-1715) e dei Borboni di Spagna, valutato in seguito in 50 mila franchi (5).

Descadeillas scrive: “Una sorella di latte della perpetua del curato, che è ancora viva, non nasconde che durante i lavori di riparazione della chiesa, il curato avrebbe trovato un’olla piena di monete d’oro. Qui bisogna tornare indietro di 100 anni (settembre 1792) cioè all’epoca in cui il predecessore di Béranger Saunière, il reverendo Antoine Bigou, fu costretto dagli eventi a fuggire in Spagna. Era un vecchio di 70 anni che evidentemente non poteva trasportare nella sua fuga un gruzzolo di quelle dimensioni (se mai ne fu veramente in possesso).” (“Indagini su Rennes-le-Château – Nota informativa su Rennes e sul reverendo Béranger Saunière. Notice Delmas (ante 1962)” di René Descadeillas,  Roberto Gramolini trad., in http://www.renneslechateau.it).

Non è da escludere la possibilità che il “tesoretto” fosse stato lasciato dal parroco di allora, Antoine Bigou, nipote di Jean Bigou e a lui succeduto come curato di Rennes-le-Château dal 1774 al 1790, prima di fuggire in Spagna nel 1792. Probabilmente era stato lui ad erigere l’altare della Vergine per sigillare la cripta, ed essendogli stato difficile lasciare Rennes-le-Château con le sue ricchezze al seguito, è possibile che le abbia nascoste in un luogo sotto il suo controllo per eventualmente recuperarle al suo ritorno. Ma Bigou non rientrerà più a Rennes-le-Château e morirà in Spagna, nel 1794. (Cfr. “Il gruzzolo sotto l’altare della Vergine (1887)” di Mariano Tomatis Antoniono in “Guida storica” – http://www.renneslechateau.it)

Ma perché Antoine Bigou dovette fuggire in Spagna? Il 12 luglio 1790 fu promulgata la Costituzione Civile del Clero, che dispose che tutti i membri del clero, stipendiati dallo stato, fossero eletti dai cittadini. Non tutti gli ecclesiastici giurarono fedeltà alla nuova Costituzione, e il clero francese si divise tra costituzionale e refrattario; Antoine Bigou giurò fedeltà “con riserva” il 20 febbraio 1791, ma le riserve espresse invalidarono il giuramento. Il decreto del 29 novembre 1791 dichiarò “sospetti di attività controrivoluzionarie” tutti i sacerdoti refrattari, e il 26 agosto 1792 lì condannò alla deportazione; Bigou fece in tempo a lasciare la Francia fuggendo in Spagna, dove morì il 21 marzo 1794 a Sabadell, vicino a Barcellona. (Cfr. “La morte di Marie de Négre e la fuga di Antoine Bigou” di Mariano Tomatis Antoniono in “Guida storica” – http://www.renneslechateau.it)

IV – Sigeberto V e Béra III nella Chiesa di S.ta Maddalena”.

L’articolo fornirà a Pierre Plantard un’ottima base per la sua rielaborazione personale della storia del paese: la Dalle des Chevaliers diventerà così la lastra sepolcrale che avrebbe protetto i corpi di quesi tre sovrani discendenti dai Merovingi, sepolti sotto la chiesa di Santa Maddalena. Avremo modo, nei prossimi articoli, di parlare a lungo di questo eccentrico personaggio, Pierre Plantard e di tutto quello che ruota intorno a lui e a Rennes-le-Château, compresa la storia mitologica (e quella reale) dei Merovingi. Basti qui accennare che consultando i libri di storia che si occupano del periodo merovingio e che riportano gli alberi genealogici delle famiglie dei re dai “lunghi capelli”, non vi è traccia di Sigeberto IV. La dinastia si estinse con Dagoberto II.

L’intento di Plantard era quello di fornire indizi storici, fabbricati a tavolino, per comprovare l’esistenza, nel Razès, di una dinastia merovingia nascosta che sarebbe nata da Sigeberto IV, figlio di Dagoberto II.

Ma che cosa nascondeva davvero la lastra sollevata durante la demolizione dell’altare laterale dedicato alla Vergine?

Sotto questa pietra Saunière trovò l’ingresso di una antica cripta, forse quella dei signori di Rennes-le-Château, cripta di cui non resta traccia o quanto meno, non ne resta l’ingresso? E la lastra posata ai piedi della costruzione sarebbe stata eretta appositamente per nascondere il sepolcro.

E cosa trovò al suo interno? A parte resti umani,  si dice che trovò anche un contenitore (ouille). Cosa conteneva questo calderone descritto dai testimoni? Forse medagliette di Lourdes senza valore? Quella delle medagliette di Lourdes è un’ipotesi molto improbabile, poiché il materiale potrebbe essere stato nascosto in epoca precedente alle visioni di Lourdes. Per molti, che sottolineano che Saunière volle andare da solo in perlustrazione, questa ouille contenva oggetti preziosi e pezzi d’oro.  Ma le testimonianze sul fatto sono molto discordanti.

Il ritrovamento di questo contenitore è dunque probabile, ma con oggetti di poco valore e non con monete e gioielli di foggia visigotica, come viene riferito dai mitografi (che hanno parlato anche di un calice), dal momento che il tenore di vita del parroco non cambiò affatto dopo la scoperta; non riuscirà a saldare il conto delle vetrate appena acquistate sino al 1900.

Inoltre un ritrovamento del genere non era un caso unico: una scoperta simile era avvenuta nel 1826 a Rivel, non distante da Rennes-le-Château. Qui in una cantina fu trovato un calderone ricolmo di oggetti d’oro con l’effigie di Luigi XIV (1643-1715) e dei Borboni di Spagna, valutato in seguito in 50 mila franchi (5).

Descadeillas scrive: “Una sorella di latte della perpetua del curato, che è ancora viva, non nasconde che durante i lavori di riparazione della chiesa, il curato avrebbe trovato un’olla piena di monete d’oro. Qui bisogna tornare indietro di 100 anni (settembre 1792) cioè all’epoca in cui il predecessore di Béranger Saunière, il reverendo Antoine Bigou, fu costretto dagli eventi a fuggire in Spagna. Era un vecchio di 70 anni che evidentemente non poteva trasportare nella sua fuga un gruzzolo di quelle dimensioni (se mai ne fu veramente in possesso).” (6).

Non è da escludere la possibilità che il “tesoretto” fosse stato lasciato dal parroco di allora, Antoine Bigou, nipote di Jean Bigou e a lui succeduto come curato di Rennes-le-Château dal 1774 al 1790, prima di fuggire in Spagna nel 1792. Probabilmente era stato lui ad erigere l’altare della Vergine per sigillare la cripta, ed essendogli stato difficile lasciare Rennes-le-Château con le sue ricchezze al seguito, è possibile che le abbia nascoste in un luogo sotto il suo controllo per eventualmente recuperarle al suo ritorno. Ma Bigou non rientrerà più a Rennes-le-Château e morirà in Spagna, nel 1794 (7).

Ma perché Antoine Bigou dovette fuggire in Spagna? Il 12 luglio 1790 fu promulgata la Costituzione Civile del Clero, che dispose che tutti i membri del clero, stipendiati dallo stato, fossero eletti dai cittadini. Non tutti gli ecclesiastici giurarono fedeltà alla nuova Costituzione, e il clero francese si divise tra costituzionale e refrattario; Antoine Bigou giurò fedeltà “con riserva” il 20 febbraio 1791, ma le riserve espresse invalidarono il giuramento. Il decreto del 29 novembre 1791 dichiarò “sospetti di attività controrivoluzionarie” tutti i sacerdoti refrattari, e il 26 agosto 1792 lì condannò alla deportazione; Bigou fece in tempo a lasciare la Francia fuggendo in Spagna, dove morì il 21 marzo 1794 a Sabadell, vicino a Barcellona (8).

NOTE:
(1) Corbu C., - Captier A., L’héritage de l’Abbé Saunière, Nice, Bélisane, 1995 cit. in “Guida storica – La Dalle des Chevaliers e il secondo altare (1887)”, di Mariano Tomatis, in  http://www.renneslechateau.it. Il sito, curato da Mariano Tomatis, è una guida indispensabile e fondamentale, la più vasta ricostruzione storico-documentaria ad oggi realizzata e il punto di riferimento più serio, approfondito e completo sulla storia di Rennes-le-Château. 
(2)  Cfr. “Guida storica – La Dalle des Chevaliers e il secondo altare (1887)”, di Mariano Tomatis, in  http://www.renneslechateau.it. 
(3)  Elie Tisseyre (Roberto Gramolini trad.), L’escursione del 25 giugno 1905 a Rennes-le-Château, in “Indagini su Rennes-le-Château - http://www.renneslechateau.it.
(4) Le tavole di questo libricino sono riprodotte in Indagini su Rennes-le-Château  in http://www.renneslechateau.it.
(5)  “Il gruzzolo sotto l’altare della Vergine (1887)” di Mariano Tomatis Antoniono in “Guida storica” - http://www.renneslechateau.it.
(6)  “Indagini su Rennes-le-Château - Nota informativa su Rennes e sul reverendo Béranger Saunière. Notice Delmas (ante 1962)” di René Descadeillas,  Roberto Gramolini trad., in http://www.renneslechateau.it. 
(7)  Cfr. “Il gruzzolo sotto l’altare della Vergine (1887)” di Mariano Tomatis Antoniono in “Guida storica” - http://www.renneslechateau.it. 
(8) Cfr. “La morte di Marie de Négre e la fuga di Antoine Bigou” di Mariano Tomatis Antoniono in “Guida storica” - http://www.renneslechateau.it. 

NB: PRESTO IN PROGRAMMA! Andremo insieme a Rennes-le-Château in un suggestivo tour nella Francia del Sud, dal 30 Ottobre al 3 Novembre 2019, che avrà un filo conduttore molto particolare. Una delle tappe del nostro tour sarà dedicata proprio alla visita di Rennes-le-Château. Sto definendo gli ultimi dettagli relativi al viaggio e presto il tour lo potrete vedere pubblicato sul mio sito www.vogliadiarte.com/voglia-di-viaggiare, sulla mia pagina Facebook “Voglia di Arte” (@vogliadiarteofficial) e su Meetup nel gruppo “Voglia di Arte”.

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